Mentre negli altri paesi europei pagare in contanti sembra quasi obsoleto, in Italia il Pos resta ancora un argomento controverso. Soprattutto nel momento in cui è tornato sotto i riflettori con la proposta del Governo Meloni di far scattare sanzioni per la mancata accettazione di pagamenti elettronici solo a partire dai 60 euro. Il dibattito sul pagamento con carta è acceso da quando sono state imposte le sanzioni a coloro che si rifiutavano di accettare pagamenti elettronici, 30 euro più il 4% del valore della transazione rifiutata. Già allora alcuni commercianti lamentarono che avere il Pos rappresenta un aggravio dei costi, si per l’apparecchio sia per le commissioni. Ma quanto costa davvero ai commercianti?

Ogni esercente può scegliere tra diversi servizi offerti dagli operatori. L’onere si compone di due voci: il costo di acquisto o abbonamento del dispositivo per effettuare i pagamenti e le commissioni sui pagamenti processati. Per chi preferisce acquistare il dispositivo i costi partono da 29,99 ma possono essere più elevati per strumenti più sofisticati. C’è chi invece preferisce sottoscrivere offerte con un canone mensile: ci sono soluzioni da 14,50 euro al mese, a cui si aggiungono i costi di attivazione intorno ai 60/80 euro, oppure abbonamenti mensili a 2,90 euro per il solo servizio a cui vanno aggiunti i costi di istallazione.

Per le commissioni i costi sono variabili. SosTariffe a settembre stimava costi variabili tra l’1,4 e l’1,7% tra bancomat e carte, un punto percentuale in meno di cinque anni prima. A seconda degli Istituti le cifre variano tra lo 0,9%, importo variabile tra lo 0,99% per bancomat e prepagate e il 2,49% per i circuiti Visa e Mastercard tradizionali. Poi ci sono anche condizioni promozionali che azzerano le commissioni per acquisti al di sotto di 10 e 15 euro. Alcuni metodi di pagamento online azzerano le commissioni su acquisti di importo più basso e fissano la commissione a 20 centesimi a prescindere dall’importo.

Il Corriere della Sera ha raccolto le principali offerte:
– Satispay risulta la soluzione più semplice ed economica perché è sufficiente avere un’app installata sul proprio smartphone;
– Intesa Sanpaolo, per la gamma “Nexi SmartPos”, applica una promozione che prevede un canone mensile di 18 euro fino al 31 dicembre 2022;
– la proposta di Nexi, invece, si divide in due prodotti: lo “Smart Post” al costo di 14,99 euro al mese e lo “Smart Pos mini” al costo completo di 149 euro;
– per l’apparecchio senza fili, dal primo gennaio 2021 al 31 dicembre 2023, Unicredit ha applicato una promozione che prevede un canone mensile di 2,90 euro (con commissioni fisse a 0,9% sul volume transato);
– SumUp propone un costo una tantum a partire da 29,99 fino a 149,99 euro a seconda del modello di Pos, senza canone mensile;
– con Banca Sella il prezzo varia a seconda del transato mensile: 20 euro + Iva se il valore è tra zero e 3 mila euro, 10 euro se è fra 3 e 6 mila euro, gratuito oltre i 6 mila euro;
– Poste Italiane offre una versione mobile al prezzo di 59,90 euro + Iva e una fisica al canone mensile di 9,90 euro.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, per alcune categorie di commercianti queste risultano particolarmente pesanti da sostenere. Ad esempio le tabaccherie, le quali da alcuni anni si sono prese carico di alcune operazioni che i clienti erano soliti svolgere in uffici bancari o postali, come il pagamento di bollettini, multe, bollo dell’auto. Come ha spiegato al quotidiano Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, “per fare questo tipo di operazioni, i tabaccai hanno un guadagno tra uno e 1,20 euro, a prescindere dall’importo su ciascuna operazione. Quindi, se qualcuno paga una multa da 200 euro, il costo per l’esercente – ammesso che abbia un buon rapporto con la banca – è minimo del 2%: una cifra che si mangia comunque tutto il margine”. Lo stesso vale per i benzinai. Un rifornimento del valore di 50 euro, pagato con alcune tipologie di carta di credito, secondo i calcoli di Confesercenti, porta al proprietario dell’attività un margine addirittura al di sotto dello zero.

Secondo quanto riportato da Repubblica, il governo è intervenuto e continua ad intervenire per mitigare i costi per gli esercenti. Fino a tutto il prossimo anno è riconosciuto un contributo fino a 50 euro, attraverso credito di imposta (cioè una riduzione del totale delle tasse da versare), per l’acquisto dei dispositivi Pos. A queste si aggiunge un ulteriore credito di imposta pari al 30% delle spese sostenute per commissioni per chi fattura fino a 400 mila euro. Cioè il 30% di quanto pagato torna indietro come minori tasse versate.

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Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.