Napoli è tra le città del mondo con la più alta densità di risorse culturali, artistiche e monumentali, tanto che la Bbc l’ha definita come la città italiana con «troppa storia da gestire». La definizione dell’emittente televisiva inglese racchiude in sé tutta la meraviglia e, nel contempo, il dramma della città. Amministrare tanta bellezza non è cosa semplice. L’esempio lampante è la condizione di degrado nella quale versano tantissimi edifici storici, ridotti a ruderi e abbandonati, destinati a soccombere sotto la scure del tempo che passa inesorabile. È la solita canzone: progetti mai approvati, lavori iniziati e lasciati in sospeso, fondi che arrivano e dei quali poi non si sa più nulla. In questo mare di scartoffie, burocrazia e progetti caduti nel dimenticatoio c’è anche una storia che terminerà con un lieto fine.

È quella di Palazzo Penne, costruito nel 1406 nel centro storico partenopeo, dichiarato nel 1995 patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Una collaborazione tra la Regione, proprietaria dell’immobile, e la facoltà di Architettura dell’università Federico II restituirà bellezza e dignità al palazzo, unica testimonianza dell’architettura civile del periodo angioino-durazzesco. L’edificio, voluto dal mercante Antonio Penne che fu segretario del re Ladislao di Durazzo, è in stato di abbandono dagli anni ‘70 e ora, dopo sei anni dalla presentazione del progetto, attende l’inizio dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione. Tutto ebbe inizio quando i lavori pubblici regionali erano affidati all’assessore Edoardo Cosenza che puntò i riflettori su quel gioiello dell’umanesimo napoletano dimenticato da tutti. Fu lui a volere la collaborazione dell’università.

«Abbiamo presentato alla Regione un progetto di restauro architettonico e di rifunzionalizzazione firmato da ingegneri strutturisti, architetti esperti di restauro e ingegneri specializzati in fisica tecnica – spiega Renata Picone, direttrice della scuola di specializzazione in beni architettonici e del paesaggio della Federico II – Il progetto è stato poi preso in carico dall’ufficio tecnico della Regione che ha redatto il progetto definitivo e, sulla base di questo, seguendo le linee guida metodologiche tracciate dal nostro dipartimento, si farà la gara per stabilire chi dovrà occuparsi dei lavori». Per il restauro la Regione, nella persona dell’assessore all’Urbanistica Bruno Discepolo, ha stanziato 12 milioni di euro. Palazzo Penne avrà nuova vita e «diventerà la casa dell’architettura – aggiunge Picone – un luogo dove convergeranno tutti i progetti per la città, oltre che la sede degli uffici regionali che si occupano degli aspetti urbanistici e architettonici del territorio».

La vicenda di Palazzo Penne riaccende una speranza anche per tutti gli altri palazzi abbandonati e che, per il loro valore, dovrebbero invece essere custoditi come gioielli preziosi. E qual è il primo passo per farli tornare a splendere? «Sicuramente occorre una mappatura di tutti gli edifici di interesse storico abbandonati – conclude Picone – ed è ciò che la nostra università sta facendo insieme con la Procura della Repubblica. Censire i luoghi è fondamentale per capire dove e come intervenire. Poi sicuramente occorre reperire i fondi europei, ma soprattutto bisogna saperli spendere».