“Una scultura evocativa del tema cardine di Papa Francesco, quello dell’accoglienza, su cui ha più volte richiamato l’attenzione dei fedeli nei suoi discorsi. Un trono che è come un abbraccio”. È questo il senso del Trono dell’Accoglienza che Pietro Del Vaglio, designer di Monte di Procida, provincia di Napoli, ha progettato e realizzato per farne dono a Bergoglio. Un dono ma anche una vera e propria opera d’arte dal senso profondissimo e sentito simbolo di pace. Del Vaglio lo ha ideato in occasione del 85° compleanno di Sua Santità. “Ho messo a fuoco che nella vita ho ricevuto tanto ed è il momento storico in cui sento di dover restituire. Così ho deciso fi progettare questo trono che per me ha un grande valore simbolico”, ha detto il designer napoletano.

In occasione dei suoi 60 anni Del Vaglio, tramite un amico sacerdote che lavora presso la Santa Sede, ha ricevuto dal papa una pergamena con cui gli augurava serenità e salute. “Era un periodo per me molto duro e quel gesto mi ha aperto la mente e il cuore – ha raccontato Del Vaglio – così, durante il lockdown ho iniziato a progettare il trono”. Il designer è partito da uno dei momenti fondamentali della dottrina cristiana: la croce. “L’ho pensata inclinata per sottolineare il peso che Gesù ha portato per noi. L’asse orizzontale si piega come in un abbraccio. Entrambi vanno a confluire nella circonferenza che è simbolo dell’eternità e della salvezza divina”. Per realizzarlo si è affidato a maestri artigiani in Umbria, terra di San Francesco da cui sua santità ha preso il nome.

Unico elemento realizzato altrove è il tessuto della seduta, in seta di San Leucio. L’artista ha composto un pattern integrato che riproduce il disegno dello Stemma Papale scelto da Papa Francesco, affidandone la realizzazione al setificio di San Leucio, dove sono stati realizzati anche i paramenti per il Giubileo di San Giovanni Paolo II. All’interno sono contenuti anche la stella della Vergine Maria, il fiore di Nardo, che nell’iconografia ispanica rappresenta San Giuseppe. Alla base ci sono i tre chiodi della croce e la scritta che il papa ha scelto per il suo pontificato: “Miserando atque eligendo”.

Il trono rappresenta un grande abbraccio capace di tradurre quel sentimento che il Santo Padre ha richiamato nell’enciclica “Fratelli tutti”, ponendo una sfida relazionale che da sempre coinvolge il legame di fratellanza inteso come accoglienza, presa in carico, cura dell’altro, comprensione, solidarietà umana e delinea una dimensione antropologica universale nella quale tutti, uomini e donne, siamo immersi. “Il Trono dell’Accoglienza è, quindi, una metafora per dimostrare anche un sentimento di gratitudine per sentirci accolti in un abbraccio da Papa Francesco come espressione massima della Misericordia Divina su questa terra”, ha detto del Vaglio.

Il Trono dell’Accoglienza è l’ultima opera di Del Vaglio che nella sua lunga produzione di sedute che hanno fatto la storia, da sempre mescola arte e design. Pietro Del Vaglio, si dedica da anni a rivisitare con stile, eleganza e innovazione l’abitare. L’ispirazione dei suoi progetti spiega, parte sempre dalla sottolineatura di un’emozione raccontata attraverso la creazione di forme e dando forma agli spazi. Sin dall’inizio degli anni ’90 quando si trasferisce da Napoli a Firenze i suoi lavori hanno sempre riscosso l’interesse della stampa nazionale ed internazionale (New York Times, Wall Street Journal) e della stampa del settore. La rivista Architectural Digest gli dedica ampi servizi e copertine e lo annovera nel 2014 tra i 13 migliori interior designer che meglio interpretano le nuove tendenze dell’abitare e nel 2019 è festeggiato dalla stessa rivista tra i suoi designer storici, oltre a conferirgli la definizione di Poeta dell’Abitare.

“È possibile realizzare delle creazioni in una fascia d’età ben specifica – ha spiegato Del Vaglio – Il Trono dell’Accoglienza, per esempio, non lo avrei potuto realizzare quando 30 anni fa ho disegnato la Grace”. Una grande bocca con una lingua di fuori che diventa una comoda e originale seduta. “La Grace rappresenta quella che era la necessità di un designer 30enne. Una voglia di urlare, essere irriverenti, la necessità di affermarsi e anche in qualche modo di sconvolgere uscendo fuori dai canoni più istituzionali. Unire l’arte al design. La necessità della scultura di farsi perdonare perché occupa spazio e così in qualche modo ho restituito una funzione alla scultura. Sulla Grace ti ci puoi anche accomodare”.

Del Vaglio ha disegnato anche un’altra sedia diventata famosa, la “70”, in occasione dei 70 anni del Festival di Sanremo. “Trovo interessante questo processo – continua Del Vaglio – Guardare le cose banali come possono essere un sette e uno zero da un’altra prospettiva, da un altro punto di vista e così scoprire che il 7 può essere un bracciolo e lo zero un porta giornali ed insieme sorreggere una seduta”. Da interior designer invece del Vaglio tiene molto a contestualizzare il suo lavoro. “È dall’esterno che prendo la maggior parte delle mie ispirazioni – spiega – Ad esempio la casa a Capri: volevo che tutto quell’azzurro fosse riflesso all’interno. Ecco che abbiamo pareti di acciaio specchiate dove è possibile vedere dei tramonti anche stando seduti all’interno del salotto. E poi tutta la progettazione è ispirata ai favolosi anni ’60 a Capri quando l’isola rappresentava un pizzico di trasgressione dalla quotidianità”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.