Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna detenuto in Egitto dall’inizio di febbraio in condizioni disumane, per l’accusa di propaganda sovversiva sui social, scrive una lettera dal carcere. “Le recenti decisioni sono deludenti come al solito, senza una ragione comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio – si legge – il mio stato mentale non è un granché dall’ultima udienza”. La lettera è stata pubblicata dalla pagina Facebook Patrick Libero, che lancia un appello: “Noi, la famiglia e gli amici di Patrick, esprimiamo la nostra grave preoccupazione per la salute mentale e fisica di Patrick. Chiediamo il suo immediato rilascio per l’assenza di legittime giustificazioni per la sua detenzione cautelare e per l’impatto sempre più negativo della sua prigionia su di lui”.

Si  legge nella lettera di Zaki, che dorme per terra, e già nelle scorse settimane aveva denunciato problemi fisici, e la cui prigionia presso il carcere di Tora, Il Cairo, è stata appena rinnovata per altri 45 giorni. “Spero che stiate tutti bene. Voglio controllare la salute della mia famiglia e di tutti i miei amici in Egitto. Certo, le recenti decisioni sono deludenti e come al solito, senza alcun motivo comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di un forti antidolorifici e rimedi per dormire meglio. Il mio stato mentale non va molto bene dall’ultima seduta. Continuo a pensare all’università e all’anno che ho perso senza che nessuno ne capisca il motivo. Voglio inviare il mio affetto a tutti i miei compagni di classe e amici a Bologna. Mi mancano molto la mia casa, le strade e l’università. Speravo di trascorrere le vacanze con la mia famiglia ma questo non accadrà per la seconda volta a causa della mia detenzione”.

 

IL CASO – Zaki è stato arrestato lo scorso 7 febbraio. Le accuse sono di istigazione al terrorismo per alcuni post su Facebook. Il caso ha spinto Amnesty International a parlare di “accanimento giudiziario” e a chiedere “un’azione diplomatica” italiana “molto forte” sull’Egitto. I post incriminati sarebbero una decina. Tra i reati contestati anche la “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. Per i capi dei quali Zaky è accusato, lo studente rischia 25 anni di carcere. I legali dello studente 29enne insistono su un aspetto: i post sarebbero stati pubblicati da un account quasi omonimo ma diverso dal suo.

A niente è servito neanche l’appello dell’attrice americana Scarlett Johansson della settimana scorsa. Eppure soltanto lo scorso tre dicembre erano stati scarcerati i tre dirigenti della Egyptian Initiative for Personal Rights (Iniziativa egiziana per i diritti personali) con cui collaborava Zaki, su ordine della procura del Cairo. Erano accusati di aver diffuso informazioni false e di aver complottato contro lo Stato.

Redazione