Il sondaggio di Bidimedia pubblicato questa mattina da Il Riformista, che pone il Partito Democratico a cinque punti dalla Lega, scatena la polemica all’interno (e all’esterno) del partito. Il dibattito lo apre il vicesegretario Andrea Orlando che, pubblicando su Twitter i risultati, commenta: “Da questi numeri emerge in modo evidente che senza 3 (dicasi tre) scissioni il Pd sarebbe pari alla Lega. Ai volenterosi dirigenti del Pd che sollevano obiezioni sulla leadership del partito, consiglierei di orientare meglio i loro strali”.

Accuse chiare sia a chi nel tempo è uscito dal partito, sia a chi dall’interno si pone in contrasto alla leadership del segretario Nicola Zingaretti. Il primo a rispondere è quindi il deputato dem Matteo Orfini, che ricorda ad Orlando la gestione del ‘problema migranti’ e delle politiche al riguardo dell’esecutivo: “Peccato però – scrive Orfini – che per rincorrere Salvini chiudiamo i porti e sequestriamo le persone in mare esattamente come lui”.

A rilanciare il confronto interno anche il sindaco di Bergamo, il Pd Giorgio Gori, notoriamente critico con la gestione Zingaretti. “Pensa il Psi: se nel ’21 non avesse subìto la scissione di Livorno a quest’ora dove stava…“, scrive ironicamente Gori.

Infine l’intervento dell’ex Carlo Calenda, uscito dal Pd dopo l’accordo di governo col Movimento 5 Stelle e fondatore del suo movimento Azione. L’ex ministro accusa Orlando: “Non ho fatto scissioni. Me ne sono andato da solo perché ritenevo l’alleanza con i 5S mortale per i riformisti. Era la posizione unanime del Pd, votata negli organi e confermata nella prima relazione di Zingaretti. Vi siete scissi voi dalle vostre promesse e dai vostri valori”.