Massimo Gramellini per contestare l’assoluzione del vigile accusato di essere un furbetto del cartellino, nella sua rubrica fissa sulla prima pagina del Corriere della sera, invoca il potere delle immagini. Poiché c’è un video che immortala il signore in mutande mentre timbra – è il suo ragionamento – chi se ne frega delle prove, delle carte processuali, della difesa e della decisione del giudice. Il video è lì a dimostrare i fatti. Il giornalista, che pure la televisione non solo la guarda ma la fa, dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che le immagini non hanno mai e poi mai uno statuto di verità. Ci credono solo i più sprovveduti, i creduloni, quelli che basta vedere una cosa in tv per ritenere che sia oggettiva, reale, inconfutabile.

Ma così non è. Basterebbe chiedere al critico televisivo del Corriere della sera, Aldo Grasso, per capire come stanno le cose. Le immagini da sole non bastano. Va ricostruito il contesto, il prima e il dopo di ciò che viene inquadrato, va compreso quale sia il punto di vista con cui si osserva quella realtà e nel caso che quelle immagini vengano montate sapere chi l’ha fatto e perché.
Le immagini non sono mai neutre, oggettive, ma sono sempre l’affermazione di una soggettività: nel caso specifico quelle delle forze dell’ordine che non solo le hanno filmate ma le hanno anche diffuse.

Così come una intercettazione non dovrebbe bastare per mandare una persona in galera, ma spesso purtroppo basta e avanza, così una immagine da sola è spesso solo un indizio, a volte non costituisce neanche una prova. Le telecamere hanno però un altro potere di cui questa volta si è abbondantemente abusato: sono un veicolo incredibile per incitare le persone al linciaggio, per mettere le persone alla gogna. E così è stato fatto con il vigile poi assolto. La scena con lui che timbra in mutande è diventata l’emblema delle persone che fregano lo Stato, dei corrotti, furbetti, ladri, insomma la peggiore specie che possa vivere sulla terra. Il signor Alberto Muraglia dal 2015 ha vissuto anni terribili: lui e la sua famiglia additati, presi in giro, insultati, senza nessuna pietà. Gramellini invece di rivendicare quelle immagini, avrebbe dovuto chiedere scusa. Avrebbe dovuto dire: caro signor Muraglia, ci siamo sbagliati.

Non solo perché lei è innocente, ma perché nessuno merita di essere trattato in quel modo. Essere sbattuti così su tutte le tv e i giornali d’Italia non è informazione, non è giustizia. È la legge del taglione, è la vendetta eseguita attraverso i nuovi mezzi di informazione. Ci scusi caro signor Muraglia, abbiamo sbagliato, le abbiamo rovinato la vita e d’ora in poi saremo molto più attenti per evitare queste forme di linciaggio. Invece no, Gramellini, ha protestato come un credulone qualsiasi, come un Savonarola qualsiasi.