Prima condanna per il caso Consip. I giudici di Roma hanno inflitto 10 mesi di carcere al generale Tullio Del Sette, ex comandante generale dei carabinieri accusato di rivelazione del segreto di ufficio e favoreggiamento. La sentenza è arrivata nell’ambito di un processo-stralcio che era stato sollecitato dallo stesso Del Sette, che ha rinunciato all’esame di testimoni, dopo il rinvio a giudizio nel filone principale della maxi-indagine condotta dal pm Mario Palazzi. L’ottava sezione collegiale ha sostanzialmente accolto l’impianto accusatorio della Procura che aveva sollecitato una condanna a un anno e due mesi.

I giudici hanno riconosciuto per l’imputato le attenuanti generiche disponendo la sospensione della pena. Del Sette, che non era presente in aula al momento della lettura della sentenza, è accusato di avere informato nel maggio del 2016, Luigi Ferrara, all’epoca presidente di Consip, dell’esistenza di una inchiesta penale sul conto dell’imprenditore campano Alfredo Romeo e di avergli detto di essere cauto “nelle comunicazioni a mezzo telefono”. Nel corso della requisitoria, nell’udienza del 13 novembre scorso, il pm parlando dell’inchiesta ha affermato che il «procedimento è stato martoriato da molteplici fughe di notizie con rivelazione del segreto e favoreggiamento». Nel corso del processo Del Sette ha rilasciato dichiarazioni spontanee. «Sono qui con molto imbarazzo e amarezza – aveva detto a novembre davanti ai giudici -. Ho fatto 47 anni di carriera nell’Arma, ho lottato per la legalità, mi ritrovo da quattro anni in questa condizione di estremo disagio e ho voluto che il processo venisse celebrato il prima possibile».

Nel procedimento principale sono imputati, tra gli altri, l’ex ministro Luca Lotti, il generale dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia e l’ex maggiore Del Noe Gianpaolo Scafarto. Nei giorni scorsi la Procura ha depositato una lista di oltre cinquanta nomi che compariranno come testimoni. Tra gli altri dovranno sfilare davanti ai giudici dell’ottava l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente di Italia Viva, Ettore Rosato e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Nella lista presente anche il colonnello Sergio Di Caprio, il capitano “Ultimo”.

Alla sbarra anche Emanuele Saltalamacchia all’epoca dei fatti comandante dei Carabinieri della legione Toscana, l’ex presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni, i carabinieri Gianpaolo Scafarto e Alessandro Sessa e l’imprenditore Carlo Russo. Nelle prossime settimane, infine, si celebrerà davanti al gup l’udienza preliminare che dovrà vagliare la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura per Tiziano Renzi, papà dell’ex presidente del Consiglio, e per altre 11 persone coinvolte in un altro filone di indagine. I pm hanno chiesto il processo anche per Denis Verdini, per l’imprenditore Alfredo Romeo e per l’ex parlamentare Italo Bocchino.