Ieri ho scritto sulla sostanza della deposizione spontanea resa da Alfredo Romeo al processo Consip (uno dei processi Consip) in corso a Roma. Ho raccontato come Romeo ha ricostruito tutta la vicenda, anzi due distinte vicende: la prima è la storia della sua azienda, che da molti anni è la numero 1 nel campo di quella attività di servizi che si chiama “facility management”; e la seconda è la storia dei vari procedimenti giudiziari sugli appalti Consip, che da anni finiscono a tutti i concorrenti di Romeo, che pure hanno molta meno esperienza e titoli, ed escludono l’azienda di Romeo.

Procedimenti giudiziari che, curiosamente, hanno finora portato solo all’arresto della vittima, accusato di avere dato dei soldi a un funzionario Consip (non si sa né quanti, né quando, né dove, né come e soprattutto si ignora il perché). Vi ho detto di come Alfredo Romeo abbia contestato le accuse che gli vengono mosse, cercando non di ripararsi dietro una evidente assenza di prove, ma presentando lui le prove della propria innocenza. Romeo ha descritto molto bene la dinamica di un sistema di raccomandazioni, e di piaceri, e di influenze politiche, che ha portato ad escludere la Romeo Gestioni da tutti gli appalti (da dieci anni è fuori da tutti gli appalti Consip) e ad assegnare invece ricchi appalti alle aziende concorrenti che erano “sponsorizzate”.

Anche oggi, come ogni volta che scrivo di queste cose, vi ricordo che Alfredo Romeo è il mio editore, e che è un mio amico, e dunque voi potreste sospettare che io sia fazioso. Ma così come ho fatto ieri, anche oggi mi limiterò a riportare solo cose certe e documentate. In particolare trascrivo in questo articolo uno scambio di battute avvenuto durante la deposizione di Romeo in seguito a un’interruzione del Pubblico Ministero Mario Palazzi. Le trascrivo esattamente nei termini in cui questo scambio è avvenuto, e poi provo a darvi dei chiarimenti sul retroscena di queste battute. Siamo quasi alla fine della lunga deposizione di Romeo, che è durata più di un’ora e mezzo. Romeo sta parlando dei suoi rapporti con Marco Gasparri, cioè il funzionario Consip che lo accusa di averlo pagato, anche se non sa precisare quanto e come. Romeo spiega che Gasparri non aveva nessun peso sulle gare Consip e che non solo lui non lo ha mai pagato (forse lo hanno pagato altri…), né Gasparri gli ha mai chiesto nulla, ma che non avrebbe avuto nessun senso pagarlo. Dice Romeo che nell’esito delle gare Consip ci sono solo due persone che possono avere un peso: il presidente della commissione giudicante, Francesco Licci, e l’amministratore delegato Luigi Marroni.

Dice Romeo, testualmente:
ROMEO: È su queste due persone che c’erano le pressioni. Vogliamo andare a vedere quali e quando? Beh, certo non è andato Romeo a pranzo con Luigi Marroni. Ci sono andati Denis Verdini e Bigotti. E vogliamo ascoltare le conversazioni nelle quali Marroni diceva a Licci: “aggiudicare gli appalti alla Romeo sarebbe una tragedia”? E Marroni che dice di avere incontrato Bigotti portato da Gasparri? E Gasparri che nega di avere mai incontrato Bigotti e Marroni? E Marroni che dice a Licci: “facciamo entrare Cofely e facciamo uscire Romeo..”? …

MARIO PALAZZI (Pm): … Scusi, lo so che… ma le devo fare un’eccezione…

GIAN DOMENICO CAIAZZA: (avvocato difensore)… Non si può interloquire sulle dichiarazioni spontanee di un imputato…

PALAZZI: ..Le dichiarazioni spontanee in cui si parla di atti di indagine che non sono entrati in questo processo…non penso che sia rituale, comunque…era solo, diciamo…

CAIAZZA: Quali atti che non sono in questo processo?

PALAZZI: Quelli ai quali ha fatto riferimento ora l’avvocato Romeo…

CAIAZZA: Noi vogliamo proprio questo: che il tribunale si renda conto di quello che non è entrato in questo processo, dottor Palazzi…

PALAZZI: Non è previsto dall’ordinamento che l’imputato faccia dichiarazioni su atti di indagine… cioè…allora a sto punto l’imputato può prendere il fascicolo del Pubblico ministero e leggere…

CAIAZZA: Ma le faccia in discussione queste osservazioni… Capisco che questo le dia fastidio…

PALAZZI: Non mi da nessun fastidio…

CAIAZZA: Lo vedremo con le nostre richieste…

PRESIDENTE ROIA: Quando poi credete, lo facciamo finire l’avvocato Romeo?

PALAZZI: Chiedo scusa, avvocato Romeo, non era niente di personale era solo un fatto processuale…

ROMEO: Sì, sono atti processuali, ma li abbiamo letti anche sui giornali…

PALAZZI: Eh, lo so…

ROMEO: Comunque, proseguo: Licci, che è il presidente della commissione giudicante, dice a Marroni: “Fai vendere le quote a tuo figlio…” e si riferisce alle quote di partecipazione ad una azienda che appartiene al figlio di Marroni e al figlio di Verdini…

PALAZZI: … non il figlio, il figliastro…

ROMEO: appare evidente che si è agito ai danni della Romeo gestioni e certamente con la complicità di Marroni e di Gasparri.

Fine della trascrizione. Breve spiegazione: esistono abbondanti intercettazioni e testi di interrogatori nel troncone principale del processo Consip (questo processo in corso, che è un processo al solo Romeo, è uno stralcio del processo principale) dalle quali risultano evidentissimi gli interventi politici che tendevano a condizionare le gare Consip, a favore di varie aziende e tutti a danno delle aziende di Romeo.  Tutto questo materiale, che dimostra in modo lampante non solo l’innocenza di Romeo ma il suo essere vittima, e dimostrano l’assoluta inattendibilità dell’unico teste a carico (e cioè questo Gasparri) è stato tenuto fuori dal processo a Romeo.  È ragionevole che vengano tenute fuori da un processo tutte le prove dell’innocenza dell’imputato, prove delle quali l’accusa dispone? Dopodiché c’è l’affare Gasparri. Chi era questo Marco Gasparri, unico uncino al quale si aggrappa l’accusa? Ecco, di questo Romeo ha parlato abbondantemente e ve ne riferiremo domani.

(2 Continua)