C’è stato un colpo di scena al processo Consip. (Cioè: al troncone del processo Consip che ha come unici imputati Alfredo Romeo e le sue aziende). Ieri era convocata l’udienza con all’ordine del giorno la requisitoria del Pm Mario Palazzi. Invece, prima che Palazzi prendesse la parola, ha chiesto di parlare l’imputato. È un suo diritto. Raramente gli imputati decidono di esporsi con una deposizione spontanea, in genere gli avvocati sconsigliano. Romeo ha rotto il rituale, ha parlato per quasi due ore, ha ricostruito in modo dettagliatissimo tutto il caso Consip, la sua lunga vicenda giudiziaria, e anche la sua storia pluridecennale di imprenditore, ha squadernato tutti gli argomenti che dimostrano la sua innocenza, ha chiesto alla Corte di tenerne conto. Ripeto: Romeo non ha preteso – come si fa solitamente nei processi – che qualcuno portasse le prove della sua colpevolezza. Queste prove non ci sono. Ha presentato lui le prove della propria non colpevolezza.

Alfredo Romeo, come sapete, è il mio editore. Può darsi che io sia vittima di un pregiudizio positivo nei suoi confronti, anche perché siamo amici. Però in questo articolo che scrivo ora, e negli articoli che pubblicherò nei prossimi giorni, cercherò di esporre semplicemente e in modo freddo i fatti. Non le opinioni di Romeo, ma solo le cose che ha potuto dimostrare nel suo discorso, basandosi sulle carte delle inchieste (questa sulla quale si fonda il processo, e le varie inchieste parallele sulle quali si svolgono altri processi). Nei giorni scorsi Romeo mi aveva accennato a questa sua decisione di parlare in aula, e me ne aveva spiegato le ragioni. Mi aveva detto che dopo anni trascorsi nella sua veste di “oggetto giudiziario”, sballottato dalle Procure e dai giornali, voleva finalmente andare lui in prima linea e spiegare come sono andate le cose. Così ha fatto, sparigliando un po’ la dinamica del processo.

In questo articolo che sto scrivendo cercherò di spiegare quale è la versione di Romeo sui condizionamenti delle gare Consip. Prima però un breve riassunto delle puntate precedenti. In questo processo Romeo è accusato di avere pagato un certo Gasparri, funzionario Consip, evidentemente per farsi aiutare a vincere le gare. Gasparri ha sostenuto di essere stato pagato da lui, non ha saputo dire esattamente né quanto, né quando, né con quale mezzo, né per quali gare, né da dove venissero i soldi, né dove siano finiti, né cosa in cambio di quei soldi gli avesse chiesto Romeo, né cosa lui abbia fatto per aiutare Romeo. Il processo è tutto qui. A carico di Romeo ci sono solo le dichiarazioni di Gasparri e tonnellate di intercettazioni. Romeo ieri, nella sua deposizione, ha fatto notare ai giudici che in nessuna di queste intercettazioni, moltissime delle quali si riferiscono a tutti i colloqui che lui ha avuto con Gasparri, in nessuna, si parla di soldi né di favori da ricevere o da fare. Le intercettazioni dimostrano solo che Romeo conosceva Gasparri. (Ma della questione Gasparri, della quale ieri Romeo ha molto parlato, ci occuperemo in un successivo articolo. Così come ci occuperemo delle intercettazioni, che sono moltissime: Romeo è intercettato in modo costante dal 2008, ed è curioso che in questi 20 anni di Grande Fratello o di Truman Show, nei quali ogni suo palpito è stato registrato e trascritto, non si sia trovato mai un accenno o un progetto di reato. Ne parliamo meglio domani).

Ora concentriamoci sulla ricostruzione del caso Consip vero e proprio. Cioè su come sono andate le gare per gli appalti e se ci sono state – e da parte di chi, e a favore di chi – tentativi di addomesticarle e di preordinarne gli esiti. Romeo ha fatto notare che l’attività delle sue aziende va avanti da molti anni. Il suo gruppo lavora con moltissime pubbliche amministrazioni. Circa 300. Dispone di 14 dirigenti, 60 quadri, 2.500 dipendenti più 15.000 persone impiegate nell’indotto. Dal 2014 al 2017 ha gestito 30mila transazioni per un valore di un miliardo di euro. Bene, volete sapere quante gare Consip ha vinto la Romeo Gestioni dal 2011? Non ci crederete: zero. Per la verità tre le aveva vinte ma gliele hanno annullate. Eppure la Romeo gestioni è considerata da tutti l’azienda numero 1 nel settore. Per esperienza, per efficienza, per funzionalità. Possibile che una azienda così solida ed esperta perda tutte le gare a favore di aziende molto meno affidabili?

Nonostante questi dati, l’accusa ha parlato di “un sistema Romeo”. Il Pm, in un recente intervento, ha descritto Romeo come di un “corruttore seriale”. E io credo che sia stata proprio questa affermazione a far scattare la decisione di Alfredo Romeo di chiedere la parola in aula. Per difendersi faccia a faccia. Corruttore seriale? «Sono incensurato – ha detto Romeo – sono stato inquisito per 50 capi di imputazione in questi anni, sono stato arrestato tre volte, ho trascorso molti mesi in prigione e ai domiciliari, sono stato sempre stato assolto da tutto, in 15 processi. Sono stato intercettato per dodici anni consecutivi, giorno e notte, con mezzi ingenti; durante questi 12 anni ho interloquito con oltre 300 amministrazioni senza che gli inquirenti trovassero mai niente di irregolare. Sapete spiegarmi dove sta la serialità della mia corruzione? Se mettessimo dentro un computer con un software specializzato tutti questi dati e chiedessimo al freddo computer di definire questa mia situazione, il computer risponderebbe: persecuzione seriale».

Poi Romeo ha concluso il suo lungo discorso (che è stato anche interrotto dal Pm, sulla questione intercettazioni: e di questo riferiremo domani) citando Giovanni Falcone. Ha ricordato che Falcone è stato il magistrato che più di tutti gli altri si è servito dei pentiti nel suo lavoro. E grazie ad un uso molto oculato dei pentiti ha sferrato dei colpi micidiali che hanno tramortito Cosa Nostra. Però – ha ricordato – Falcone non credeva a scatola chiusa a quel che gli dicevano i pentiti. Studiava il pentito e studiava l’accusato. Poi decideva se il pentito fosse o no credibile. Il riferimento di Romeo è soprattutto al caso famoso del pentito Pellegriti, che accusava Salvo Lima (braccio destro di Andreotti) di aver fatto uccidere il fratello di Sergio Mattarella. Falcone studiò il caso, non credette a Pellegriti e lo incriminò per calunnia. Cosa c’entra questo con il processo Romeo? C’entra perché l’impressione è che la Procura non abbia usato altrettanta attenzione nel caso del pentito Gasparri.

La seconda citazione riservata a Falcone riguarda una sua frase celeberrima: «Seguite i soldi se volete trovare il colpevole». Dove portano i soldi, cioè gli appalti assegnati da Consip? Gli appalti non sono stati assegnati al gruppo Romeo. Ad altri gruppi. Quali? Omnia Servitia, raccomandata da Tiziano Renzi e da tal Russo. Poi Cofely, raccomandata da Luigi Marroni (amministratore delegato di Consip) e da Denis Verdini. Poi Team Service, raccomandata sempre da Marroni e da Gasparri. Qualcuno di questi “raccomandatori” è stato arrestato o è stato arrestato qualche amministratore di quei gruppi? No, è stato arrestato solo e unicamente Alfredo Romeo, considerato il Dominus dell’unica azienda danneggiata dal sistema Consip. È curioso, no?

P.S. Sono tutte accertate queste accuse di Romeo? Cioè, ci sono le prove di quel che dice? Ieri sera gliel’ho chiesto. Mi ha confermato che è tutto scritto negli atti dell’inchiesta. E anzi mi ha aggiunto che nella sua deposizione si è dimenticato la quarta azienda raccomandata: Manutencoop, che era raccomandata dall’allora tesoriere del Pd Francesco Bonifazi.

(1 Continua)