Il Fatto Quotidiano domenica ha celebrato il quarto anniversario del caso-Consip, dedicandogli due pagine intere, curate da Marco Lillo. C’erano i ritratti di tutti (quasi tutti) i protagonisti e c’era la ricostruzione dettagliatissima delle accuse. Mancava solo il ritratto dei giornalisti che hanno avuto una parte importante in questa vicenda. Si sa che i giornalisti spesso sono timidi e si schermiscono. Anche nella ricostruzione mancano alcuni piccoli dettagli. Che però hanno una loro rilevanza. Ne cito solo tre, senza il minimo intento polemico, ma solo per sollecitare la collaborazione dei miei colleghi all’accertamento della verità. Finora i miei colleghi si sono tirati indietro. Son stati un pochino reticenti.  I tre dettagli che mancano sono questi: primo, la notizia che il Gup che ha deciso di rinviare a giudizio Lotti, nonostante il parere contrario dell’accusa, è un Gup un po’ speciale: è un ex assessore, uno che coi vertici del partito democratico (dei quali Lotti faceva parte) aveva avuto a che fare, a volte in modo pacifico a volte in modo conflittuale. Il particolare può avere un suo interesse soprattutto di carattere storico, perché il nostro è attualmente l’unico paese del mondo, credo, dove gli assessori possono rinviare a giudizio un deputato (o qualunque altro comune cittadino).

Secondo dettaglio mancante, la notizia che il caso Consip, che evidentemente interessò i massimi vertici di Consip, lasciò sul terreno molte vittime ma non la più scontata: l’amministratore delegato di Consip, e cioè Luigi Marroni, che è tra tutti l’unico che non è stato indagato.
Terzo dettaglio – il più importante data la situazione – la notizia che lo stesso Marroni, in quei giorni nei quali freneticamente operava per escludere dalle gare alcuni concorrenti (tra un po’ vi diciamo quali) invitava il suo collaboratore Francesco Licci (capo delle relazioni esterne della Consip e anche presidente della Commissione che doveva decidere a chi e come assegnare le gare) a “fare una strategia per il Fatto Quotidiano”. Sarebbe molto interessante scoprire che effetti ebbe quell’invito. Questa strategia fu messa a punto? In che termini? Qual era lo scopo di questa strategia? Ad occhio lo scopo era quello di teleguidare il caso Consip, spingerlo in una direzione anziché in un’ altra. Tenendo conto del fatto che l’aspetto mediatico del caso Consip (che aveva come obiettivo principale la figura di Matteo Renzi, almeno all’inizio) fu rilevantissimo. E anche che l’impressione diffusa è che i giornali, e in particolare i giornali come Il Fatto, hanno un certo potere di indirizzare alcune indagini.

Quando uscì fuori questa notizia dell’interessamento dei vertici Consip per Il Fatto – cioè quando le intercettazioni furono rese pubbliche e non erano più, dunque, a disposizione solo del Fatto Quotidiano e di qualche altro giornale – noi, sul Riformista, in modo molto educato, rivolgemmo proprio a Marco Travaglio questa domanda. Ma lui non ci ha mai risposto. Non ci ha risposto perché la circostanza che l’amministratore delegato di Consip auspicasse una “strategia con Il Fatto” non vuol dire automaticamente che questa strategia si realizzò? Certo che è così, per chiunque consideri le intercettazioni uno strumento di indagine molto generico. Ma sicuramente questo non è il caso di Travaglio che invece ha sempre considerato le intercettazioni (anche quelle non dirette ma di terzi) oro colato. Per questo avrebbe dovuto rispondere, anche eventualmente dichiarando la sua completa estraneità a quelle vicende, ma comunque dichiarando qualcosa. Invece non lo ha mai fatto. Ha finto di ignorare l’esistenza di quelle intercettazioni.

Perché è importante la testimonianza di Travaglio? Per capire meglio la posizione di Marroni e Licci. E capire chi c’era dietro Marroni e Licci. Facciamo un passo indietro per inquadrare bene le cose. In queste intercettazioni delle quali vi parliamo, Licci e Marroni discutono delle gare vinte da Alfredo Romeo. Alfredo Romeo, come immagino sappiate, è l’imprenditore che fu arrestato (e poi scarcerato dalla Cassazione) per il caso Consip ed è anche l’editore di questo giornale (per questo, forse, ho un interesse speciale a questa vicenda: un po’ per amicizia verso Romeo un po’ perché in questi mesi l’ho seguita e, ve lo dico francamente, mi ha abbastanza indignato). Dunque Licci e Marroni nelle intercettazioni dicono che Romeo ha vinto legittimamente le gare ma “Ci sono i segnali che nonostante tu sei in torto e nonostante quello che è, se dai tre lotti a Romeo è una tragedia”. Che vuol dire? Che i vertici Consip, sebbene Romeo avesse vinto legittimamente tra gare, decisero di sottrargliele provocandogli un enorme danno economico e favorendo altri. Su ordine di chi? Del resto, lo stesso Marroni, interrogato da Pignatone, per tre volte negò che Romeo avesse chiesto dei favori, e spiegò che furono altri a chiedere favori. Chi? Su mandato di chi?

Diciamo che è accertato che Romeo nella vicenda Consip è parte lesa. Consip si diede da fare per danneggiarlo a favore dei concorrenti. Pensate che nell’ordine d’arresto di Romeo c’è scritto esattamente questa frase (l’ho vista coi miei occhi): “legittima difesa criminale”. Un monumento all’ossimoro, ma anche l’ammissione che l’arrestato era vittima di una aggressione. Ora qual è il punto. Se Travaglio ci spiegasse se e quali rapporti ha avuto con Luigi Marroni e se e quale strategia sia stata messa a punto (o comunque tentata) in quell’occasione, forse diventerebbe più facile trovare il bandolo di tutta la vicenda Consip. E cercare i mandanti. Chiunque capisce che la vicenda Consip è una vicenda di puro e semplice scontro tra potentissimi poteri politici ed economici. Che hanno fatto strame della libera concorrenza e hanno trasformato l’iniziativa della magistratura e della stampa (perfettamente sinergiche) in una clamorosa messa in scena. Vorremmo capire qualcosa di più di quali siano stati i veri protagonisti.