Tanti mi chiedono: «Ti ha risposto?». No, non mi ha risposto. Dico Marco Travaglio, al quale da più di dieci giorni, quasi tutte le mattine, dalle colonne di questo giornale chiedo: ma i capi di Consip – intercettati mentre decidevano di “ammorbidire” in qualche modo Il Fatto, o comunque di indirizzarlo – poi ti hanno contattato? In che modo? Cosa ti hanno chiesto? Cosa ti hanno proposto? Marco lo conosco da tanti anni. È un tipo al quale piace molto porre le domande, ed è inflessibile quando lo fa. Piace molto meno riceverle, e in genere non risponde. Vabbé, siamo uomini di mondo.

Io non tanto, veramente, però faccio il giornalista da 45 anni e so come funziona il mondo della stampa. Mi adeguo. In fondo non credo che Travaglio abbia commesso chissà quali delitti, e poi mi interessa relativamente poco il suo modo di fare giornalismo. Mi sono un po’ divertito a prenderlo di punta perché è divertente sfruculiare sulla base di una intercettazione il re delle intercettazioni. Tutto qui. Chiuso. Però in quel foglietto nel quale è riportata l’intercettazione imbarazzante per Travaglio – e che fa parte delle carte depositate dal Gip Sturzo per chiedere ai Pm di proseguire l’indagine Consip che i Pm pensavano di archiviare – vengono trascritte anche altre intercettazioni interessanti. In particolare quella nella quale Marroni e Licci si scambiano un parere sugli appalti Consip vinti da Alfredo Romeo. Spieghiamo chi sono i tre personaggi.

Luigi Marroni era all’epoca dei fatti – parliamo del 2016-2017 – l’amministratore delegato di Consip (Consip è la società che assegna tutti gli appalti pubblici). Francesco Licci era il presidente della commissione Consip che decise sugli appalti della grande gara FM4 al centro dello scandalo Consip. Alfredo Romeo è un imprenditore napoletano che aveva partecipato ad alcune gare di questo appalto FM4, vincendone tre e perdendone una, e che poi fu escluso da tutto su decisione di Marroni, incalzato, forse, dalla magistratura. Fu escluso perché indagato dalla Procura di Roma per una presunta corruzione. Alfredo Romeo è anche l’editore di questo giornale e proprio per questa ragione ho parlato a lungo con lui e ho anche raccolto il suo stupore per tutta la vicenda.

Torniamo alle intercettazioni del colloquio tra Marroni e Licci. Trascrivo un piccolo brano di una intercettazione riportata nel documento del Gip Sturzo: Marroni: “Pongono il caso su quello che stiamo ponendo noi da sei mesi: cosa facciamo di questa maledetta gara?” Licci: “Infatti, questo è il punto, Luigi. C’è ben poco da fare. Ci sono i segnali che nonostante tu sei in torto e nonostante quello che è, se dai tre lotti a Romeo è una tragedia”. Proviamo a interpretare questo brano. Al momento dell’intercettazione (19 febbraio 2017) Romeo aveva vinto tre lotti. Uno in Lombardia, uno in Campania e un lotto “accessorio” (tecnicamente si chiama così). Aveva invece perso la gara per Roma, battuto da un’altra ditta, la Cofely, sponsorizzata da Denis Verdini. Licci dice a Marroni che sebbene Romeo abbia vinto regolarmente queste gare, e sebbene sarebbe stato sbagliato (“in torto”) toglierle, esistono “segnali” che in qualche modo questi lotti vadano tolti a Romeo (come poi è successo).

Perché? Non lo sappiamo, Licci dice che ci sono dei segnali che vanno in questa direzione, non dice di più. Probabilmente ordini superiori. Non sappiamo di chi. Ci piacerebbe saperlo. In un interrogatorio precedente Marroni spiegava di essere stato ricattato da tal Carlo Russo. Anche qui trascrivo: “Mi chiedete di spiegare espressamente in che senso ho definito le richieste del Russo Carlo ricattatorie; vi rispondo che …mi disse chiaramente che in relazione all’intervento che lui pretendeva facessi sulla commissione di gara per agevolare la predetta società (di cui mi riservo di farvi avere il nome) vi erano aspettative ben precise dell’on. Verdini e di Tiziano Renzi, dicendomi chiaramente che erano persone da cui dipendeva il mio futuro lavorativo perché avevano determinato la mia nomina e avrebbero potuto determinare la mia revoca”.

Subito dopo Marroni racconta di un incontro con Tiziano Renzi nel quale Tiziano Renzi gli chiede di accontentare Russo. In un successivo interrogatorio Marroni per tre volte esclude che la società che gli fu chiesto di favorire fosse quella di Romeo. E aggiungiamo che sempre nell’interrogatorio del quale abbiamo appena riferito, Marroni racconta anche della visita ricevuta da parte del deputato di Ala Ignazio Abrignani, che definisce amico di Verdini, e che gli raccomanda per gli appalti la società Cofely. Poi aggiunge: “Al riguardo io mi limitai ad informarmi, presso la commissione che stava svolgendo i lavori, sull’andamento della gara”. Devo fare un riassunto? Diciamo che, in soldoni, da queste carte risulta che le cose andarono così. Marroni ricevette pressioni ricattatorie da parte di Russo, a nome di Verdini e Tiziano Renzi, e poi da parte di Abrignani sempre a nome di Verdini per favorire la Cofely e un’altra società di cui non ricorda il nome ma che esclude che sia quella di Romeo.

Marroni non denuncia il ricatto alla magistratura e ammette di essere intervenuto, seppur con discrezione, presso la commissione giudicante, cosa che non poteva fare. Quindi di avere in parte almeno ceduto al ricatto. Il risultato sicuramente fu che la Cofely vinse a Roma dove era prevista la vittoria della Romeo. E che poi, sulla base dell’inchiesta della magistratura, a Romeo, che era stato danneggiato vistosamente dagli interventi esterni e dai ricatti, furono tolti tutti gli appalti. Ora naturalmente voi potrete dire: ma tu scrivi tutto questo solo perché Romeo è l’editore del Riformista. Può anche darsi che la simpatia e l’impresa comune mi faccia velo. Però dovreste dirmi dove sbaglio. C’è qualcosa che non funziona nel ragionamento che sto facendo? E che voi sappiate, Marroni è mai andato a pranzo o a cena con Romeo? A me risulta di no.

E invece Marroni stesso è andato mai a cena con Verdini, con l’avvocato Amara e con l’imprenditore Bigotti, concorrente di Romeo e socio nella gara della Cofely? A me risulta di sì. Più di una volta. Ma allora, come mai Marroni, in tutta questa vicenda, è l’unico a non essere stato neppure indagato? E come mai non ci si decide ad annullare tutte le gare (erano 18) che evidentemente si svolsero in un clima di pressioni e di ricatti, e si lascia invece che le società che non vinsero gli appalti, ma arrivarono seconde, perché avevano fatto offerte meno convenienti, ne ricevano un evidente e illegittimo vantaggio? Visto che Travaglio alle mie domande (quelle a lui non sono queste) non risponde, cambio interlocutori. Chiedo ai nuovi amministratori di Consip, e ai magistrati che indagano, e a Marroni e a Licci: avete qualche risposta ragionevole da darmi? Io sono pronto a convincermi che avete ragione voi, ma qualche argomento dovete offrirmelo.