Ma tu perché avevi detto di non avere mai incontrato il papà di Renzi, se invece lo avevi incontrato? “Vuoi saperlo? – mi risponde Alfredo RomeoPerché ero impaurito. Ora ti spiego”…

Pausa. Prima di raccontarvi bene questo mio colloquio con Romeo serve un breve riassunto dei capitoli precedenti. Allora: Il Fatto Quotidiano sta conducendo, con ammirevole impegno, una campagna contro Alfredo Romeo. Che poi è il mio editore. Perché? Non so con precisione il perché. Immagino per due ragioni. La prima è che Il Fatto Quotidiano (soprattutto nella persona di Marco Lillo) è convinto di avere avuto il ruolo di Pm e di Gip ( e ora aspira di avere anche il ruolo di giudice) in tutta questa indagine su Consip, e quindi, dal momento che Romeo, tra tutti i coinvolti nel caso Consip, è l’unico ad essere finito in prigione, Il Fatto Quotidiano si sente in dovere di difendere le proprie scelte processuali, compreso l’arresto di Romeo, delle quali sente di avere la responsabilità diretta.

E poi – suppongo – per una seconda ragione. Recentemente Marco Lillo chiese a Romeo di sottoporsi ad un interrogatorio, che lui (lui Lillo) avrebbe condotto personalmente: Romeo accettò di buon grado, incontrò Lillo, poi si fece mandare da Lillo tutte le domande che voleva, scritte, infine rispose puntualmente ad una per una, con mille dettagli e anche offrendo a Lillo alcune notizie inedite. Come quelle relative al suo incontro con papà Renzi avvenuto in un piccolo bar di Firenze il 16 luglio del 2017. Romeo si aspettava che il verbale dell’interrogatorio fosse reso pubblico, visto che Lillo – a parte il suo lavoro principale, che è quello di Pm, Gip, Gup e giudice – svolge anche un lavoro come giornalista presso la redazione del Fatto Quotidiano. Invece Lillo disse che le risposte non gli piacevano, e non le rese pubbliche. Cioè si rifiutò di pubblicarle sul giornale. Non so se la decisione fu sua o di Travaglio e se fu presa autonomamente o su pressione di qualcuno dei magistrati che ha collaborato con Lillo in questa inchiesta Consip. Allora pubblicammo noi sul Riformista il testo dell’intervista, mandando Lillo su tutte le furie (tanto che a quel punto fu costretto a chiedere a Gomez di ripubblicare il nostro testo sull’edizione on line del Fatto).

Successivamente Lillo è tornato sull’argomento in alcuni articoli scritti sul Fatto ma anche nei suoi interventi su Twitter. Lillo sostiene che il motivo per il quale non ha voluto pubblicare le sue domande e le risposte di Romeo è semplicissimo. Perché le risposte contenevano molte bugie.

Quali bugie? Beh, non è chiaro. Lillo ha citato, mi pare, tre ipotetiche bugie. La prima sarebbe la risposta che Romeo ha dato a Lillo sulla questione dell’incontro tra lui e papà Renzi. La seconda riguarderebbe i messaggi a Luca Palamara inviati dal giudice Sturzo (Sturzo è il Gip affiancato a Lillo nel processo Consip: è quello che firmò l’ordine di cattura contro Romeo, poi annullato dalla Cassazione dopo che Romeo aveva però già scontato un po’ più di cinque mesi in cella e poi era stato scarcerato). In quei messaggi Sturzo chiedeva aiuto a Luca Palamara per un salto di carriera. Voleva andare in Cassazione. La terza bugia sarebbe l’affermazione di Romeo di essere stato intimidito, o comunque intimorito, dall atteggiamento molto aggressivo di Sturzo.

La seconda e la terza accusa di Lillo mi sono parse del tutto infondate, e tra poche righe proverò a spiegare perché. La prima, invece, va argomentata meglio. Lillo sostiene che Romeo in due interviste rilasciate negli anni scorsi ha affermato di non avere mai incontrato il papà di Renzi. Nell’intervista che ha rilasciato a lui, invece, Romeo dice di averlo incontrato e sostiene che l’incontro non aveva niente a che vedere con l’affare Consip. Sono andato a controllare negli archivi di Repubblica e ho trovato le due interviste. Che contenevano una linea di difesa molto serena e molto convincente, da parte di Romeo, che coincideva in modo evidentissimo, quasi in tutto, con l’intervista rilasciata qualche settimana fa a Marco Lillo. Tranne che su un punto: in quelle due interviste, appunto, Romeo negava di avere incontrato mai Tiziano Renzi.

Proprio per questo sono andato da Romeo a chiedergli conto di questa contraddizione. E quindi torniamo all’inizio di questo articolo.
Ho un rapporto molto amichevole con Romeo. Sono entrato nel suo ufficio con le fotocopie delle due interviste e gli ho chiesto a brutto muso di spiegarmi la doppia versione. Lui, altrettanto a brutto muso mi ha domandato: “sei mai stato in prigione?“.
– Io?
– Sì, tu.
– Una notte – ho risposto – quando avevo 18 anni, mi avevano preso durante una manifestazione contro la Nato, mi hanno liberato alle 5 di mattina, è venuto a prendermi mio padre. Era incazzatissimo…
– Ecco, invece a me non mi hanno liberato alle 5 di mattina: sono rimasto in cella per 168 giorni a Regina Coeli. Cioè per più di cinque mesi. Nel 2017. Più i domiciliari. E nove anni prima ci ero stato per due mesi e mezzo, a Poggioreale. Chiaro? La prima volta fui liberato e poi prosciolto pienamente. Mi avevano accusato di avere turbato un’asta ma si accorsero che l’asta non c’era mai stata stata… La seconda volta fui tenuto dentro quasi per metà anno. La Cassazione accertò che l’arresto non era legittimo, e il tribunale della libertà mi scarcerò. Voi giornalisti e magistrati non sapete bene cos’è stare in prigione. L’isolamento, la paura, il freddo, la noia, la solitudine, l’assenza di libertà, soprattutto l’angoscia delle prime settimane. E non sapete nemmeno alla lontana quanto possa pesare sulla tua psicologia e sul tuo sistema nervoso l’atteggiamento di un giudice che deve decidere se scarcerarti o no, se mandarti in famiglia per natale, e ti tratta con durezza e ti fa capire che se non fai quello che vuole lui il Natale a casa te lo scordi e anche a Pasqua. Non sapete che un innocente che è stato in prigione poi ha paura di tutto. Perché sa che può tornare in carcere anche se non ha fatto niente, solo perché qualcuno interpreta male una tua frase. Beh, quando fui intervistato da Repubblica erano passati pochissimi giorni dalla mia liberazione. Ero molto scosso. Tra l’altro, siccome era la seconda volta, avevo capito che alcuni magistrati mi avevano messo nel mirino e non erano contenti finché non trovavano qualche reato.
– Quali magistrati?
– (sorride) Non te lo dico… Tieni conto che io – lo hai scritto anche tu – sono stato già processato 15 volte e 15 volte assolto. Quindici. Fare l’imputato sta diventando il mio mestiere. Non ho commesso mai reati ma di prigione ne ho già scontata tanta. Quando mi fecero quell’intervista ero molto impaurito. I magistrati non mi avevano mai ascoltato su quel punto del papà di Renzi. Ancora oggi nessuno mi ha mai chiesto niente. Io sapevo che ero finito in mezzo a un processo gigantesco, e c’erano dentro l’ex presidente del Consiglio, alcuni ministri, il capo dei carabinieri, servizi segreti, la lotta tra Procura di Roma e Procura di Napoli, e sapevo che il padre dell’ex premier aveva detto di non avermi mai incontrato, e invece io ricordavo di averlo visto una volta, per parlare di un convegno sulla gestione del territorio da tenere a Roma, parlammo 10 minuti, Consip non c’entrava niente (su Consip Tiziano Renzi appoggiò una cordata che si era presentata per battere me) e però ora Tiziano Renzi diceva di non avermi mai visto: dovevo smentirlo a Repubblica, senza neppure sentire l’avvocato, così, su due piedi, senza ragione? Non me la sono sentita. Ho pensato che poi avrei spiegato tutto al magistrato quando mi avrebbe ascoltato. Ma nessuno ha voluto ascoltarmi. Così, ora, quando me lo ha chiesto Lillo, ho detto la verità.
– Ma allora perché Lillo si è arrabbiato, se tu dicevi proprio a lui la verità?
– Le supposizioni falle tu. Io sono imputato.

Beh, l’unica supposizione che posso fare è che Lillo abbia stabilito che l’intervista, nel suo insieme, non sarebbe andata a genio al giudice Sturzo. E allora qui arriviamo alle altre due possibili bugie. Una sarebbe quella che non è vero che Romeo si è sentito intimorito da Sturzo. Probabilmente Lillo è in buona fede: lui davvero non immagina che un giudice possa intimorire un imputato prigioniero. Un giudice? Il giudice è il bene, il bene assoluto. Quel che fa è giusto, perché averne paura? Come dice il titolo del libro di Luigi Manconi e Federica Graziani, “per il tuo bene ti mozzerò la testa…

L’altra bugia riguarderebbe sempre Sturzo, per il quale Lillo ha una speciale attenzione, forse solo per spirito di colleganza. Secondo Lillo, Sturzo non avrebbe mai chiesto una raccomandazione a Palamara. Allora spieghiamoci bene. Sturzo, in un messaggio Whatsapp a Palamara, si lamenta perché la commissione del Csm addetta alle nomine non lo ha proposto al Plenum per il passaggio in Cassazione. Toccherà poi al Plenum, nei giorni successivi, decidere se accettare la graduatoria preparata dalla commissione (su criteri oggettivi) o modificarla. Sturzo evidentemente pensa che Palamara abbia la possibilità di modificarla a suo favore.

In questa graduatoria di 46 aspiranti (per otto posti) Sturzo è trentaduesimo. Cioè tra gli ultimi. Nella scheda che ha presentato al Csm elenca tra i suoi meriti l’arresto di Romeo. Anche nel messaggio a Palamara elenca i suoi meriti. Uno sarebbe quello di avere condotto il processo “mafia appalti”, che però a noi risulta che non si sia mai tenuto (il dossier “mafia appalti” fu archiviato da Scarpinato). Un altro è avere avuto la settima valutazione positiva (non è vero: ha ottenuto solo la sesta). Il terzo (e questo è scritto tutto in lettere maiuscole per metterlo in evidenza) è di avere condotto il processo Consip. Attenzione: non come Pm ma come Gip. Un Pm, effettivamente, può rivendicare il merito di una inchiesta. Dice: sono io che ho scoperto tutto. Ok. Ma un giudice al quale viene assegnata che merito ha? L’unico merito che può avere è quello di avere preso le decisioni giuste, cioè quelle che piacciono a questa o quella autorità. Cosa volevano? Che firmasse l’arresto di Romeo, per esempio? Firmato. Che respingesse la richiesta di archiviazione? Respinta…

Mentre esco dal suo ufficio, Romeo mi fa vedere alcune carte. Sono quelle dalle quali risulta che diversi potentati agirono effettivamente per manomettere i risultati della gare Consip. Se non ci fossero stati interventi esterni le gare le avrebbe vinte tutte lui. La Romeo Gestioni è considerata ovunque la numero 1 nel campo del “facility management”. Poi però intervennero Russo, papà Renzi, Verdini, Gasparri e tanti altri, e bloccarono le assegnazioni a suo favore. C’è una intercettazione dalla quale risulta che l’Ad di Consip, Marroni, dice al presidente della commissione che assegna gli appalti che non si possono assegnare a Romeo sennò c’è il finimondo. E un’altra intercettazione dalla quale risulta che Marroni chiede al presidente della Commissione come si può intervenire sul Fatto Quotidiano, e il presidente gli risponde che la pratica è stata già assegnata a una agenzia specializzata. Abbiamo chiesto decine di volte a Travaglio di spiegarci come andò a finire quella pratica. Silenzio. Marroni mentiva? Strano, lui non è imputato. E il Fatto non lo ha mai attaccato…

Ma Sturzo, chiedo a Romeo, ti conosce bene? Secondo te ha studiato a fondo i tuo caso? “Non so – mi risponde – Posso dirti che nella citazione che ho ricevuto da lui qualche settimana fa mi chiamava ingegnere. Io sono avvocato…

https://video.ilriformista.it/intervista-censurata-a-romeo-la-figura-barbina-del-fatto-e-di-marco-lillo-pvUGqZD1TT