Skipass a numero chiuso con obbligo di registrazione nominale, obbligo di indossare la mascherina in qualsiasi momento (tranne quando si scende) e capienze ridotte negli ovetti e nelle funivie, ma non sulle seggiovie. Così la Svizzera sta cercando di salvare la stagione sciistica, lasciando gli impianti aperti per gli appassionati nonostante il diffondersi della pandemia.

Con l’aiuto di personale extra, che nei pressi dei rifugi e accanto agli impianti di risalita vigila sul distanziamento e ricorda ai presenti di coprire bene naso e bocca, dall’altro lato delle Alpi si continua a sciare. Per le baite con tavoli all’esterno, le zone sono state recintate e si può entrare solo quando un tavolo è libero: dopo un po’ alla gente viene chiesto anche di alzarsi per permettere il ricambio.

I bar funzionano soltanto con asporto: come per i ristoranti, quindi, non si può entrare, ma si può consumare all’esterno.

Valentin König, direttore degli impianti di risalita Aletsch Bahnen AG, nella regione del Mörel-Filet, lungo il Rodano, ha spiegato come il governo federale abbia lanciato un’ampia campagna di screening di massa per salvare la stagione sciistica. “I dipendenti del turismo sono sottoposti a test a intervalli regolari – fa sapere – e anche i prezzi per i tamponi per i turisti che volessero farlo sono scesi”.

Nella sua struttura König sanifica le ovovie cinque volte al giorno durante l’orario di utilizzo, e le aree dove si potrebbero formare code (davanti alle biglietterie o sotto gli impianti di risalita) sono state “riprogettate appositamente durante l’inverno”.

Nonostante consideri lo sci “uno sport sicuro”, il direttore dell’impianto ha però registrato un calo delle presenze nella sua struttura: “Fino a metà febbraio, le Aletsch Bahnen AG hanno avuto un calo del fatturato di circa il 30% rispetto all’anno precedente”. Questo perché sono aumentati i turisti svizzeri, “passati dal 70% all’85%”, ma non abbastanza da soppiantare i tedeschi e gli italiani che non hanno potuto spostarsi dai propri confini.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.