Richard Gere è un “attore in cerca di visibilità” secondo Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia si riferisce alla partecipazione dell’attore statunitense come testimone al processo sul caso dell’ong spagnola Open Arms. Per quel caso il segretario della Lega e, al tempo dei fatti nel 2019, allora ministro dell’Interno Matteo Salvini è accusato per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio. La prima udienza è prevista per il 17 dicembre.

A bordo dell’imbarcazione dell’ong c’erano 147 migranti. L’operazione di salvataggio fu effettuata il primo agosto, il 10 un secondo intervento. Alla nave venne notificato il divieto di ingresso nelle acque territoriali. Il 14 agosto, dopo un pronunciamento del Tar del Lazio, la nave faceva rotta verso Lampedusa pur senza il permesso di entrare in porto. Una trentina di minori e altre persone bisognose di attenzioni mediche vennero fatte sbarcare nei giorni successivi mentre alcuni migranti si buttavano in acqua provando ad arrivare a nuoto sull’isola. Il 20 agosto il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, dopo un’ispezione a bordo della nave, disponeva lo sbarco e il sequestro d’urgenza per il giorno stesso.

Tra i testimoni citati nel processo l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e gli ex ministri Luigi Di Maio Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli. Lo scorso aprile a Catania per il caso della nave Gregoretti deciso il non luogo a procedere per Salvini. “Mi dispiace per i soldi che si dovranno spendere – ha detto Salvini all’esterno del carcere di Pagliarelli a Palermo alla fine dell’udienza di sabato scorso – per questo processo politico voluto dalla sinistra. Verrà perfino Richard Gere da Hollywood, ditemi voi che cosa c’entra”.

L’attore di Hollywood il 9 agosto 2019 salì sulla nave carica di profughi raccolti dall’organizzazione Open Arms. La sua testimonianza è stata chiesta dagli avvocati della ong “per raccontare le condizioni drammatiche in cui si trovavano i migranti trattenuti a bordo” come aveva spiegato l’avvocato Arturo Salerni. Gere oltre a essere un attore famosissimo in tutto il mondo è impegnato in cause umanitarie e benefiche da tempo anche con una fondazione che porta il suo nome, la Gere Foundation.

Nei giorni del caso Open Arms era “in vacanza con la famiglia vicino Roma. Quando ho saputo della nave non ci potevo credere, sono corso in aeroporto ed eccomi qua” diceva in conferenza stampa. Prima di imbarcarsi a Lampedusa comprò frutta e acqua per i migranti. “Io non mi occupo di politica ma di persone” disse lui, cresciuto in una famiglia di lavoratori in Pennsylvania, educazione metodista, convertito al buddismo. Si è impegnato negli anni nella lotta all’Aids, in difesa della tribù Jumma, per aprire ospedali in Mali, contro il presidente turco Erdogan e a favore dei curdi.

Sono 26 i testimoni nella lista depositata dalla Procura di Palermo alla cancelleria della II sezione del Tribunale di Palermo. 21 le parti civili ammesse dal gup nel corso dell’udienza preliminare conclusa ad aprile scorso con il rinvio a giudizio: con i comuni di Barcellona (Spagna) e Palermo, figurano Emergency, Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, Giuristi Democratici, Cittadinanza Attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps (comandante della nave), Ana Isabel Montes Mier (capa missione Open Arms) e diversi migranti.

L’accusa punta a dimostrare che il divieto di sbarco imposto dall’allora ministro avrebbe violato gli obblighi previsti dalle leggi italiane e internazionali mantenendo il punto nonostante l’annullamento del Tar. La difesa insiste a equiparare la vicenda a quella archiviata sulla Gregoretti. “Ci sono già tre sentenze in cui è scritto che se l’Italia non coordina le operazioni di salvataggio non c’è obbligo di far sbarcare i profughi in un porto sicuro italiano, qui aspettiamo la quarta”, ha detto l’avvocato e senatrice del Carroccio Giulia Bongiorno. L’accusa – il procuratore Francesco Lo Voi e l’aggiunto Marzia Sabella con i sostituti Geri Ferrara e Giorgia Righi – sostiene che invece l’obbligo c’era eccome.

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni sul caso, a favore dell’alleato di centrodestra – nonostante le frizioni degli ultimi tempi, emerse anche da un audio segreto nel quale Salvini critica l’opposizione di Fratelli d’Italia con termini molto forti – e contro la partecipazione di Gere al processo sono diventate virali. “Quanto è credibile una Nazione nella quale si consente a un attore in cerca di visibilità di testimoniare contro un ex ministro della Repubblica deridendo le nostre istituzioni? Siamo veramente oltre il limite della decenza”, il tweet di Meloni.

 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.