La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne è stata istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite. Una ricorrenza che invita i governi, le organizzazioni internazionali e le Ong a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema attraverso eventi, cerimonie e campagne sul tema. Il colore ufficiale della giornata è l’arancione. Da cui lo slogan: “Orange the World”. Il 25 novembre segna l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata Mondiale dei diritti umani del 10 dicembre. Ed è stato scelto per via di un fatto di cronaca, un delitto efferato avvenuto nella Repubblica Dominicana nel 1960. Protagoniste le “mariposas”, le tre sorelle Mirabal: violentate, stuprate e torturate per ordine del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Il primo incontro femminista latinoamericano e caraibico, svoltosi a Bogotà, capitale della Colombia, si tenne nel 1981 e proprio in quell’occasione venne celebrata la memoria delle tre attiviste. Fu il primo passo per l’istituzione della Giornata oggi celebrata in tutto il mondo.

CHI ERANO LE SORELLE MIRABAL – Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal erano figlie di proprietari terrieri. Cresciute a Ojo del Agua, Salcedo (la provincia è stata ribattezzata e porta il loro cognome) nell’ambiente della classe media dominicana. Trujillo si era impossessato del potere con un colpo di stato ai danni del presidente Horacio Vélazquez nel 1930. Il dittatore governò con pugno di ferro il Paese per oltre 30 anni, anche se formalmente fu presidente della Repubblica solo dal 1930 al 1938 e dal 1942 al 1952. Un regime che negava le libertà, controllava i cittadini con una fitta rete di spionaggio e che esercitava un enorme culto della personalità. Godeva dell’appoggio degli Stati Uniti e si opponeva ad altri Stati caraibici come Haiti, Guatemala, Honduras e la Cuba castrista.

Trujillo mandava i propri uomini a requisire giovani donne con l’obiettivo di approfittare, o propriamente abusare, sessualmente di queste. In alcune occasioni, con lo stesso obiettivo, le invitava a partecipare a balli e feste: come successe a Minerva Mirabal. Quando la donna fu invitata a un ballo organizzato solo per lei, e si trovò davanti alle avances del “Jefe”, il “Generalissimo”, la “Capra”, il “Distintivo” Trujillo, tirò un schiaffo al dittatore lasciandolo solo nel mezzo della pista, o almeno questo è l’aneddoto tramandato e riportato anche da El Pais. La donna rifiutò comunque il despota e cominciò così la persecuzione. Il padre delle sorelle venne arrestato e imprigionato. Morì poco dopo la scarcerazione. Lei stessa venne tenuta in ostaggio con la madre in un albergo di Santo Domingo con il ricatto: la liberazione in cambio di un rapporto sessuale. Le due donne riuscirono a fuggire. Minerva venne esclusa dalle lezioni universitarie e riammessa soltanto dopo un discorso in onore di Trujillo. La donna si laureò con il massimo dei voti e sposò Manuel Tabarez.

IL MOVIMENTO – Divennero tutti attivisti: le sorelle e i rispettivi compagni. Fondarono il Movimento 14 giugno (“Mariposas”, farfalle, era il loro nome in codice), un gruppo clandestino che si opponeva alla dittatura. E vennero tutti imprigionati. Le pressioni della comunità internazionale e della Chiesa Cattolica portarono alla liberazione delle donne. “Se mi uccidono, tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte”, disse in più di un’occasione Minerva, la più attiva. Le tre donne, in visita alla prigione, svelarono ai mariti la voce che circolava: un incidente sarebbe stato inscenato per farle sparire e liberarsi di loro.

Il 25 novembre 1960, proprio di ritorno da una visita al carcere dov’erano detenuti i mariti, le donne furono vittime di un’imboscata. Erano le 19:30 circa. Cinque agenti del Servizio dell’Intelligence militare fermarono la jeep sulle quali le sorelle Mirabal stavano viaggiando. Le sequestrarono, le colpirono ripetutamente, le violentarono e le strangolarono fino alla morte. Ciriaco de la Rosa, uno degli assassini, avrebbe raccontato (la citazione è di ABC) anni dopo: “Dopo averle catturate, le portammo vicino a un precipizio dove ordinai a Rojas Lora che si occupasse di una delle ragazze. Prese quella dalle lunghe trecce, Maria Teresa. Alfonso Cruz Valerio scelse la più alta, Minerva, e io presi la più bassa e grassoccia, Patria. Ordinai a tutti di andare in un canneto al lato della strada, in maniera che nessuna assistesse all’esecuzione delle altre. Provai a evitare questo crimine orrendo, ma non potevo, avevo ordini diretti di Trujillo e di Johnny Abbes Garcia. Se non l’avessimo fatto, ci avrebbero uccisi tutti”.

Le sorelle Mirabal furono ritrovate a bordo della loro auto, gettata in un precipizio, per simulare l’incidente, come preannunciato. Da subito si denunciò l’omicidio politico. Il caso contribuì alla caduta del regime di Trujillo. Il dittatore venne ammazzato nel giugno 1961 in un attentato: un colpo di fucile lo colpì mentre in automobile viaggiava verso la sua città natale, San Cristòbal, che aveva fatto ribattezzare “Ciudad Trujillo”.

L’EREDITA’ – La quarta delle sorelle Trujillo, Bélgica Adela, ha dedicato la sua vita a denunciare le violenze del regime e a testimoniare l’impegno di Patria, Minerva e Maria Teresa. “Sono viva per raccontarvi la loro storia”, diceva. È morta nel 2014. Il testimone è passato alla figlia di Minerva, Minou Tavarez Mirabal. Dieci anni dopo quell’incontro a Bogotà del 1981, il Center for Global Leadership of Women avviò la campagna dei 16 giorni di attivismo e propose la Giornata contro il femminismo il 25 novembre. L’Assemblea Generale delle Nazione Unite ha accettato nel 1993 di adottare la data scelta dalle attiviste latinoamericane. Le sorelle Mirabal sono ancora di ispirazione per generazioni di attivisti e per opere d’arte, come nel caso del romanzo della scrittrice dominicana Julia Alvarez, Il tempo delle farfalle, dal quale venne tratto il film In the time of the Butterflies con Salma Hayek nel ruolo di Minerva. Jaime David Fernandez Mirabal ha ricoperto la carica di vicepresidente della Repubblica dal 1996 al 2000. Lo slogan della giornata del 2020 è “Orange the World: Fund, Respond, Prevent, Collect!”.

Antonio Lamorte