Si chiama Giano, come la divinità romana bifronte, la nuova Holding che controlla il gruppo Gedi. Ed è a Giano, Dio dei nuovi inizi, che viene offerta in sacrificio la direzione di Carlo Verdelli a Repubblica. La dipartita di Verdelli, giunta come un fulmine a ciel sereno, è stata il primo atto di un Consiglio di guerra del gruppo Gedi, che ieri ha ridistribuito le carte: nominato Maurizio Molinari, nuovo direttore editoriale del gruppo, ha assunto la direzione di Repubblica indirizzando all’uscente Verdelli gratitudine per il lavoro svolto nel corso dell’ultimo anno e piena solidarietà per le intimidazioni di cui è vittima, e per le quali vive sotto scorta. «In questo nuovo ruolo», precisa una nota, «Molinari avrà il compito di valorizzare la forza giornalistica, i prodotti editoriali e i contenuti intellettuali del gruppo anche attraverso lo sviluppo di progetti innovativi e multimediali».

È il risiko, Massimo Giannini assumerà invece l’incarico di direttore de La Stampa e di Gnn (il network dei giornali locali del gruppo Gedi). Pasquale di Molfetta (Linus) sarà il direttore editoriale del polo radiofonico del gruppo, che riunisce tutte le radio intorno a Capital, e rappresenta un asset strategico non di poco conto. Last but not least, Mattia Feltri assumerà la direzione dell’Huffington Post, continuando a firmare il Buongiorno de La Stampa. Beppe Giulietti, segretario della Fnsi, va giù duro. «Premesso che ho la massima stima professionale per Carlo Verdelli, per Maurizio Molinari e per Massimo Giannini, mi sento di dire che se lo stile significa ancora qualcosa, la contemporaneità tra il licenziamento di Verdelli e le minacce a lui rivolte, ebbene è davvero infelice, sebbene casuale».

La data in cui viene eseguito il defenestramento infatti coincide con un’altra, fa notare Giulietti: «Proprio oggi cade il giorno in cui le minacce a Verdelli (prima attraverso una falsa pagina di wikipedia, poi con un finto manifesto funebre) fissavano la data della sua morte. Da stamattina con l’hashtag #iostoconverdelli a migliaia su twitter manifestano solidarietà al direttore». Lazzaro Pappagallo, segretario di Stampa Romana, fa un’analisi generale. «Certamente non è stato un gesto appropriato, ci voleva maggiore garbo vista anche la situazione in cui si trova Carlo Verdelli, che vive sotto scorta. Assistiamo a un cambio di linea su tutte e tre le testate. La dirigenza aziendale vuole avere linee chiare dal punto di vista dell’operatività, e non a caso ha deciso simultaneamente tutti i cambi al vertice. Ora vanno visti i piani editoriali. Il timore di Repubblica, avendo un organico così ampio e vendite in calo, è che questa nuova stagione metta a rischio la tenuta occupazionale».

I telefoni di Giulietti e Pappagallo sono incandescenti. Le nuove investiture non vanno giù ai giornalisti, soprattutto a Repubblica. Il Cda si riunisce per sette lunghe ore. Poi tutto il personale si autoconvoca in assemblea, dalla quale emerge grande preoccupazione. Si preannunciano 150 esuberi. Si manifesta solidarietà a Verdelli, anche se nessuno vuole comparire. «Hanno fatto un’infamata», ci dice una firma storica del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

Il riassetto ai piani alti riguarda anche la governance del gruppo. Per effetto degli acquisti da Cir, Mercurio, Sia Blu e Giacaranda Caracciolo e tenuto conto dell’impegno di Exor, è previsto che Giano Holding venga a detenere una partecipazione in Gedi pari complessivamente ad almeno il 60,90% del capitale sociale. Giornate calde, per l’editoria di informazione. Per la prima volta, sotto la spinta di Vittorio Di Trapani (Usigrai) e per la pronta reazione del presidente Odg, Carlo Verna, si parla non solo di un deferimento disciplinare di Vittorio Feltri, colpevole di affondi particolarmente offensivi verso i meridionali, ma anche di azioni legali in sede civile e penale. E l’Ordine ha anche puntato il dito contro Mario Giordano e quei conduttori tv che calpestano la Carta dei diritti e dei doveri dei giornalisti, la deontologia fondamentale.