Il segretario Nicola Zingaretti ha annunciato di volersi dimettere dalla segreteria del Partito Democratico. Una dichiarazione, via social, clamorosa quanto improvvisa, anche se le tensioni all’interno dei dem si sono particolarmente accese nelle ultime settimane, ancora più affilate con la fine del governo Conte 2 e il giuramento del governo Draghi.

L’avvicendamento a Palazzo Chigi ha lasciato un lungo strascico di polemiche su equilibri e rese dei conti. Zingaretti ha scritto un post per argomentare la sua intenzione. Un testo che a questo punto va letto per intero per poi ripercorrere tutto il contesto nel quale è maturato il colpo di scena del Segretario dal marzo 2019 e Presidente del Lazio dal marzo 2013.

“Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni. Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere.

Non è bastato. Anzi, mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni. Ma il Pd non può rimanere fermo, impantanato per mesi a causa in una guerriglia quotidiana. Questo, sì, ucciderebbe il Pd. Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità. Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili. Io ho fatto la mia parte, spero che ora il Pd torni a parlare dei problemi del Paese e a impegnarsi per risolverli. A tutte e tutti, militanti, iscritti ed elettori un immenso abbraccio e grazie.

Ciao a tutte e tutti, a presto. Nicola”

Zingaretti parla di poltrone dunque, “uno stillicidio”, ha scritto. Le discussioni interne sono esplose con la nascita del nuovo governo Draghi. Una crisi tutta dem che si è arrovellata quindi sull’alleanza con il Movimento 5 Stelle, sulla leadership femminile, sulla possibilità di un Congresso, sull’ipotesi di un erede al vertice della segreteria, sul ruolo delle amministrazioni locali. Il 13 e il 14 marzo si dovrà tenere intanto l’Assemblea Nazionale del Partito, un appuntamento durante il quale si sarebbero dovute fare scelte forse anche decisive sul futuro del Pd. E invece a questo punto il quadro cambia.

C’è, tanto per cominciare, chi ha chiesto il Congresso come la componente di Base Riformista e i Giovani Turchi di Matteo Orfini. I primi sono considerati vicini a Matteo Renzi, l’ex segretario che è uscito dal Pd e ha fondato Italia Viva. Questi sono molto critici con l’alleanza con Il M5s: il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ed esponente di Base ha proposto perfino un Congresso straordinario dopo le amministrative che si dovrebbero tenere il prossimo autunno. Orfini ha chiesto che il Congresso si tenga prima dell’appuntamento elettorale. Zingaretti ha parlato però al limite di un Congresso “per tesi”, ovvero senza primarie e senza elezione di un nuovo segretario. Un’occasione per coinvolgere la base su progetti e idee da mettere in campo per il Paese.

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse
05-09-2020 Roma, Italia
Politica
Partito Democratico PD – Recovery fund
Nella foto: Nella foto: Il segretario del PD Nicola Zingaretti, il vicesegretrio Andrea Orlandodurante la conferenza stampa per illustrare il contributo del PD alle linee guida sul Recovery Fund
Photo Mauro Scrobogna /LaPresse
September 05, 2020  Rome, Italy
Politics
Democratic Party PD – Recovery fund
In the photo: In the photo: The secretary of the PD Nicola Zingaretti, the deputy secretary Andrea Orlando during the press conference to illustrate the contribution of the PD to the guidelines on the Recovery Fund

Il punto più critico dello scontro interno è l’appiattimento sui grillini e in particolare sull’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, considerato dal segretario dem – che fino all’ultimo ha provato a proteggerlo dalla crisi di governo – un punto di riferimento delle forze progressiste. Conte ha però “raccolto l’invito a elaborare nei prossimi giorni un progetto rifondativo con il Movimento 5 Stelle” e i sondaggi hanno inguaiato il Pd e il suo segretario. Zingaretti stava provando ad allargare la sua giunta ai 5 Stelle nel Lazio. Una manovra affidata al vicepresidente Daniele Leodori, uomo di Areadem, corrente del ministro della Cultura Dario Franceschini. Un patto che potrebbe concretizzarsi anche in Europa – con il passaggio dei grillini al gruppo dei socialisti – e in vista delle prossime amministrative. C’è chi pensa invece che questa strategia abbia inquinato l’identità del Pd e che il Partito debba ritornare a una vocazione maggioritaria: ovvero che debba tornare a puntare a vincere da solo.

Delicata e rumorosa anche la questione della leadership femminile: neanche una ministra nel nuovo esecutivo. La discussione si è ulteriormente infervorata intorno alla partita sui sottosegretari. Le Direzioni Nazionali non hanno prodotto grandi risultati ed è stata sollevata la questione del doppio incarico di Andrea Orlando, ministro del Lavoro e vice segretario. Quest’ultima una carica creata nel 2019 da Zingaretti in doppia figura, un uomo e una donna. Quando Paola De Micheli divenne ministra dei Trasporti del Conte 2 lasciò la carica, vacante da allora – una carica che tra l’altro non ha funzioni vicarie, e quindi disuguale. Orlando invece non si è dimesso. Il ministro del Lavoro è molto vicino a Zingaretti e sostenitore dell’alleanza con il M5s. Il segretario si è detto favorevole a ripristinare la dualità dei vice all’Assemblea. Le favorite sarebbero Cecilia D’Elia, portavoce della Conferenza delle donne Democratiche, Debora Serracchiani. La prima molto vicina a Zingaretti, la seconda esponente della minoranza.

Altro fattore di frizioni sono le critiche di sindaci e amministratori locali dem che hanno osservato la poca attenzione da parte del leader ai territori. Di recente Zingaretti ha nominato il sindaco di Pesaro Matteo Ricci al coordinamento dei sindaci Pd mentre Andrea De Maria e Manuela Ghizzoni sono entrati nella segreteria. Questi due vengono dall’Emilia Romagna, la Regione guidata dal governatore dato da molti come principale candidato alla segreteria, Stefano Bonaccini. Che tra l’altro è Presidente della Conferenza Stato Regioni e non si è mai espresso in merito.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.