Un ponte di 18 metri di lunghezza costruito e assemblato dai volontari con la sola energia umana e fatto volare grazie a 3 grandi palloni gonfiati a elio. Collegherà simbolicamente, e solo per pochi giorni, Palazzo Farnese e Villa Farnesina, due storici palazzi divisi dal Tevere. Ispirato dal progetto originario di Michelangelo che immaginò il collegamento tra le due residenze della famiglia Farnese, il ponte sarà tenuto in sospensione grazie a tre grandi palloni di 6 metri di diametro gonfiati ad elio ed è il frutto dell’idea artistica di Olivier Grossetête. Il progetto si sviluppa in più fasi, la prima che vede la collaborazione di Villa Farnesina e l’Accademia dei Lincei mette a disposizione gli spazi della Palazzina del suo Auditorio per il laboratorio collettivo, permetterà dall’8 al 12 luglio di costruire il nuovo Ponte Farnese a tutti i cittadini e volontari che vorranno far parte a questo progetto. Scatoloni tagliati e assemblati che secondo l’artista “fanno volare lo spirito del progetto”. La vera e propria costruzione avverrà il 13 luglio sulla banchina di Ponte Sisto. Poi la contemplazione dell’opera e la sua demolizione: “È necessario – dice Grossetête – desacralizzare il risultato di un’opera destinata già in partenza ad essere demolita”.

ROMA, LA CITTÀ CHE SFIDA LA STORIA

Il progetto è importante, il viaggio è importante. “Una città che sfida la storia e a cui io sono molto legato – racconta Grossetête – non nego che sento un peso sulle spalle perché noi stiamo per sfidare Michelangelo”. Nel 1579 per coronare il sogno del Gran Cardinale Alessandro Farnese, a seguito dell’acquisto di Palazzo del giardino (chiamato da quel momento Farnesina) da parte del banchiere Agostino Chigi, si sarebbe dovuto costruire un ponte per unire le due proprietà, Villa Farnesina appunto e Palazzo Farnese. Il progetto fu commissionato a Michelangelo Buonarroti che costruì solo la prima campata (che oggi incornicia via Giulia) ma che non riuscì mai a terminare. La nuova costruzione non sarà come da progetto michelangiolesco ma “Effimera per natura come noi – conclude l’artista – queste monumentali costruzioni partecipative di cartone sono destinate a scomparire. La loro posta in gioco è quindi tanto nel processo, nel percorso e nell’esperienza collettiva che propongono quanto nelle loro forme finali. Questo ponte sospeso, inaccessibile per essenza, ci collega in definitiva solo a noi stessi. È l’immagine del nostro rapporto con l’indicibile”.

SIMBOLO DI UN NUOVO RINASCIMENTO

Pietro Salini, Amministratore Delegato di Webuild, ha dichiarato: Abbiamo costruito più di mille chilometri di ponti, non ultimo quello di Genova realizzato durante la pandemia. Progetti concreti che uniscono due luoghi, ma abbiamo anche colto con piacere l’invito dell’Ambasciata di Francia a sostenere l’installazione artistica di Olivier Grossetête. Ci ha affascinato l’idea surrealista di un ponte allo stesso tempo virtuale ma concreto. Il Ponte Farnese esprime la bellezza del gesto partecipato, con le persone riunite intorno ad un grande progetto. Le grandi opere d’arte, in qualche modo come le grandi infrastrutture, rappresentano sempre molto più di un semplice progetto di ingegno. Raccontano storie, visioni, bisogni, ridisegnano le città, cambiano la vita delle persone e influenzano il corso degli eventi. E con questo ponte oggi vogliamo guardare al futuro, ad un futuro di ripresa e di vera e propria rinascita sostenibile che parta da questa città patrimonio dell’umanità, ricordando come la grandiosità architettonica della Roma rinascimentale può di nuovo rivivere e ispirarci per il futuro“.

Riccardo Annibali