A Davos, dove è in corso il World Economic Forum, doveva essere la giornata in cui l’Italia si presentava agli investitori internazionali. E invece il premier Giuseppe Conte ha cambiato i suoi programmi e dato forfait, adducendo “urgenti riunioni del governo”.  Il presidente del Consiglio era atteso nel primo pomeriggio di ieri, per una serie di incontri bilaterali e alle 16 avrebbe dovuto pronunciare il suo “special address” alla comunità di investitori e leader politici, subito dopo Angela Merkel. Il no-show è stato comunicato agli organizzatori all’ultimo minuto e da parte di Palazzo Chigi ci si è limitati alla formula di rito degli “impegni istituzionali”.

Un Consiglio dei ministri fuori programma è stato convocato, ma per le 21 di ieri sera; perfino compatibile con il volo dalla Svizzera, se il premier fosse andato. Alla brutta figura segue l’immagine di un Paese in crisi di nervi, con un ministro degli Esteri sfiduciato in seno al suo stesso partito e un presidente del Consiglio che balla sui carboni ardenti. In Senato la maggioranza è appesa a un filo, i ventitré fuoriusciti dal M5s sono una mina vagante. L’ex ministro Fioramonti sta affinando la sua formazione ambientalista, Eco, e Gianluigi Paragone sembra lavorare a un progetto parallelo, più contestatario ed euroscettico, guardando a un asse con la Lega.

Stefano Patuanelli, nel day after, appare il più rassicurante e autorevole esponente dei Cinque Stelle che piace alla piazza e al Colle, al mondo imprenditoriale e agli alleati del centrosinistra. Non a caso è lui a presiedere il tavolo su Taranto, convocato ieri alla presidenza del Consiglio con il pieno appoggio del Pd. I democratici a tre giorni dal voto in Emilia Romagna hanno la pressione alta. Zingaretti torna sul blitz al citofono di Salvini e lo invita a suonare piuttosto ai mafiosi. Ma a Bibbiano la sfida tra le piazze della Lega e quella delle Sardine finisce a vantaggio di quest’ultime. A infiammare la campagna elettorale sono poi le dichiarazioni del leader leghista mandate in onda da ‘Porta a Porta’ nell’intervallo della partita Juventus-Roma.

Il Pd protesta per la violazione della par condicio e Bruno Vespa annuncia un riequilibrio. Intanto, Matteo Renzi ha confermato che voterà il disegno di legge Costa con il centrodestra per non abolire la prescrizione dopo il primo grado. Italia Viva non retrocede di un millimetro e Forza Italia, con Sisto, lo stimola: «Lo aspettiamo alla prova dei fatti». Il mancato accordo tra Renzi e i Cinque Stelle è un casus belli e Renzi sembra accarezzare l’ipotesi di un cambio di Premier, senza mandare a casa la legislatura. E se Renzi chiede “un cambio di passo” a Conte, ecco che il premier corre dietro al cuneo fiscale per approvarlo in fretta e furia, prima del voto in Emilia. Gli occhi sono tutti puntati lì, dove i sondaggisti, se potessero rendere note le intenzioni di voto – oggi vietate – fotograferebbero quasi un pareggio. E dalle urne emiliane si guarda a quelle referendarie: il comitato per il No torna in campo, dopo che la Cassazione ha dato via libera al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi. La Fondazione, che ha annunciato la nascita dei primi cinquanta comitati per il No, ha chiesto al governo di fissare subito la data del referendum.

Non temono il confronto, anzi: sono convinti di potercela fare. Anche perché col taglio dei parlamentari- argomentano i promotori- a rimetterci è la rappresentanza dei partiti minori e dei territori meno popolati. Ne ha parlato anche Luigi Di Maio, in un incontro elettorale a Bologna. «Qui qualcuno si sta preparando a fare una cosa. La nostra Costituzione dice che se ci sono elezioni politiche il referendum non si si celebra: nelle prossime settimane e mesi faranno di tutto per andare a votare prima e incassare un numero di parlamentari maggiore di quelli che vogliamo tagliare. È la motivazione – rivela – che ha fatto cadere il governo ad agosto». L’evocazione della caduta del governo, nel giorno dopo il suo passo indietro, non è parso argomento rassicurante per il premier Conte, che oggi sarà ad Assisi per firmare il Manifesto sui cambiamenti climatici. Ma il clima politico si surriscalda, eccome.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.