L’Italia non si può permettere un lockdown nazionale, che sarebbe sicuramente efficace da un punto di vista sanitario ma insostenibile da un punto di vista economico e sociale. Lo ha detto in un’intervista a Il Giornale il virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi. “L’ideale è aspettare di capire in che modo evolve la situazione. Bisogna aspettare i risultati delle nuove misure e valutarne i segnali”. Se la situazione epidemica non migliorerà, aggiunge tuttavia, “bisognerà necessariamente arrivare al lockdown generale. Se non dovessero arrivare risultati in termini di riduzione della curva dei contagi le misure più dure non potranno essere posticipate ulteriormente”.

Pregliasco non dà colpe ai medici che sollecitano la chiusura a livello nazionale, anzi. “Dal loro punto di vista solo un lockdown può far rientrare la curva dei contagi. Hanno ragione a chiedere questa misura, perché dal punto di vista sanitario è la più opportuna – spiega – Sono i medici a osservare la sofferenza quotidiana. Occorre però ponderare bene e cercare un equilibrio fra più elementi”. C’è un rischio Natale per il virologo: ovvero, la possibilità che in prossimità delle festività si permetta un abbassamento della guardia con conseguenze gravissime per la diffusione del contagio. “Il rischio è che la politica sia tentata di sdrammatizzare la situazione come successo in estate, per rilanciare l’economia – argomenta Pregliasco – Questo non deve assolutamente succedere. Adesso bisogna organizzarsi per la terza ondata che arriverà a febbraio”.

Ci sono tuttavia anche degli aspetti positivi, in queste ultime settimane, nonostante Pregliasco definisca la divisione per Zone Gialle, Arancioni e Rosse dell’Italia come un “compromesso, una mediazione fra i bisogni sanitari e quelli economici e sociali” e nonostante il ritardo di alcune misure, nella pianificazione e un’organizzazione del sistema sanitario che sarebbe dovuta essere più collaborativa ed efficiente soprattutto a livello territoriale. “Adesso è il momento di trovare risorse per organizzare servizi intermedi fra i medici di base e gli ospedali. Il Covid ha messo in luce tutte le fragilità del nostro sistema”, continua Pregliasco.

Quali, dunque, questi aspetti positivi? “Il numero di casi giornalieri rispetto ai tamponi cresce un po’ meno. Inoltre stiamo assistendo a una piccola riduzione del Rt, l’indice di contagiosità” che “adesso è fermo mediamente a 1,7, e questo al momento è un dato positivo”. Comunque “bisogna aspettare ancora, perché il picco di ricoveri dovrebbe arrivare a fine novembre. Se sarà così, forse potremo passare un Natale leggermente più sereno. Un vero primo bilancio, dopo l’ultimo Dpcm, potrà essere fatto solo la prossima settimana”.