Tutti assolti. I quindici imputati nel processo di primo grado per la presunta maxi tangente pagate da ENI alla Nigeria, per la Procura di Milano la più grande mai pagata da una azienda italiana, non sono colpevoli: il fatto “non sussiste”.

Gli imputati, tra cui le società ENI e Shell, l’amministratore delegato di ENI Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni, erano accusati di corruzione internazionale nell’ambito dell’acquisizione da parte di ENI e Shell della licenza per esplorare un vasto tratto di mare al largo della Nigeria.

L’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e dal sostituto Sergio Spadaro aveva chiesto nei confronti dei due top manager dell’azienda italiana il massimo della pena, 8 anni di reclusione, mentre al ministro del Petrolio nigeriano fino al 1998, Dan Etete, 10 anni. Per il collegio presieduto dal giudice Marco Tremolada (coi giudici Mauro Gallina e Alberto Carboni) invece “il fatto non sussiste”.

Al centro del processo la vicenda relativa ad una presunta maxi tangente da un miliardo e 92 milioni di dollari versata da ENI e Shell per ottenere nel 2011 la licenza sui diritti di esplorazione del giacimento nigeriano. Al centro del processo la vicenda relativa ad una presunta maxi tangente da un miliardo e 92 milioni di dollari versata da ENI e Shell per ottenere nel 2011 la licenza sui diritti di esplorazione del giacimento nigeriano Opl-245, in un tratto di mare nel Golfo della Guinea a circa 150 chilometri dalla terraferma. Per i magistrati milanesi il prezzo pagato per il giacimento, circa 1,3 miliardi di dollari, era troppo basso e nascondeva una possibile corruzione dei politici locali. La Procura aveva quindi ricostruito un presunto scambio di denaro con una serie di passaggi bancari – transitando dalla società nigeriana Malabu Oil & Gas – con i soldi finiti nelle tasche del titolare Dan Etete, già ministro del Petrolio, e da lì ad altri politici e funzionari nigeriani e italiani.

Nell’elenco degli imputati assolti figurano anche l’ex responsabile operativo del gruppo di San Donato nell’Africa sub-sahariana Roberto Casula, l’ex manager della compagnia italiana nel Paese africano e ‘grande accusatore’ Vincenzo Armanna, l’ex manager di Nae, controllata Eni in Nigeria, Ciro Antonio Pagano, il ‘faccendiere’ Luigi Bisignani, il russo Ednan Agaev, l’ex viceconsole in Nigeria Gianfranco Falcioni, l’ex presidente di Shell Foundation Malcom Brinded e gli ex dirigenti della compagnia olandese Peter Robinson, Guy Jonathan Colgate e John Coplestone.

“Finalmente a Claudio Descalzi è stata restituita la sua reputazione professionale e a Eni il suo ruolo di grande azienda”: è stato il commento dell’avvocato Paola Severino, difensore dell’AD della compagnia petrolifera italiana.

Per Scaroni si tratta della seconda assoluzione ‘di peso’ per vicende riguardanti ENI. L’ex AD della compagnia petrolifera era stato accusato di corruzione internazionale anche nel processo per il caso Saipem-Algeria. Per il legale di Scaroni. Enrico De Castiglione, “il Tribunale ha ritenuto quello che noi avvocati abbiamo ribadito per tutto il processo, e cioè che non ci fossero dei motivi solidi per contestare il reato di corruzione internazionale” all’ex AD e agli altri imputati. Con la seconda assoluzione quindi l’avvocato spera che “sia finita questa barbarie, Scaroni è sotto processo da 12 anni per varie vicende ed è sempre stato assolto in tutti i gradi di giudizio e sempre con formula piena. Sicuramente di questa ulteriore sentenza sarà molto contento”.

 

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia