La nomina a commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus del delegato di Invitalia Domenico Arcuri ha scatenato tensioni e malumori nella sede della Protezione civile. E avrebbe infastidito il suo capo Angelo Borrelli a tal punto che questi, in un dato momento e a certe condizioni, avrebbe addirittura paventato di rassegnare le dimissioni. È lo scenario di tensioni tra i luogotenenti schierati contro il contagio che Michele Di Lollo descrive per Il Giornale. Una vicenda riportata a due giorni di distanza dalla nomina di Guido Bertolaso, ex capo della Protezione Civile, a consulente del governatore lombardo Attilio Fontana per l’emergenza Coronavirus.

“Una partita a scacchi”, “fuoco amico”, “una faida intestina”, sono le espressioni che Di Lollo utilizza per raccontare il caso. Secondo quanto riportato dal giornalista la nomina di Arcuri è stata vissuta dalla Protezione Civile come un’ingiustizia perché “nel decreto Cura Italia si tracciano i reali compiti conferiti all’amministratore delegato di Invitalia”. Le attribuzioni di Arcuri sono amplissime e abbracciano dall’emergenza sanitaria al reperimento delle risorse umane. E Borrelli, che non ha apprezzato tale nomina, avrebbe minacciato di rassegnare le dimissioni, durante l’ultima riunione con Arcuri e il ministro per gli affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia, se il decreto non fosse stato rimodulato. Poi il capo della Protezione Civile ci avrebbe ripensato, vista la situazione di emergenza nazionale, e rimandato eventualmente la decisione alla fine della crisi.

Le tensioni sembrano essere rientrate quando l’ultima versione del Dpcm ha chiarito che le attività di Arcuri dovranno svolgersi in accordo, per l’appunto, con il capo della Protezione Civile. Al Messaggero l’entourage del neo commissario ha negato qualsiasi tipo di tensione. “Il capo della protezione civile non ha mai parlato di dimissioni”, hanno dichiarato al quotidiano romano. “Certamente nei primi giorni bisognerà trovare una quadra, ma si lavorerà fianco a fianco. C’è talmente tanto da fare che di certo il lavoro non mancherà”.