La trasformazione digitale della Pubblica amministrazione italiana è stata uno dei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Cloud, interoperabilità, cybersicurezza, piattaforme digitali e servizi online hanno assorbito negli ultimi anni risorse senza precedenti con l’obiettivo di modernizzare gli enti locali e rendere più efficiente il rapporto tra cittadini e amministrazioni. Eppure, se si osservano i bilanci dei Comuni italiani, emerge un dato che sembra raccontare una realtà diversa: nel 2024 la spesa destinata alla digitalizzazione rappresenta in media appena lo 0,9% delle risorse complessivamente impegnate dai Comuni capoluogo. Più della metà degli enti si ferma addirittura sotto l’1% e nessuno supera il 3%. È il quadro che emerge dall’analisi realizzata dal Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici (REP), spin-off tecnico-scientifico di Fondazione Etica, che ha rielaborato i dati OpenBDAP nell’ambito dell’Indice di Capacità Amministrativa delle Pubbliche Amministrazioni.

Il dato, tuttavia, non racconta soltanto quanto si investe, ma soprattutto quanto sia ancora difficile misurare gli investimenti. Ed è proprio questo il punto centrale dello studio. La digitalizzazione non coincide semplicemente con la realizzazione di nuovi servizi online, ma comprende infrastrutture tecnologiche, gestione dei sistemi informativi, manutenzione software e hardware, sicurezza informatica, competenze e organizzazione amministrativa. Nei bilanci comunali, però, tutte queste voci confluiscono spesso nello stesso programma di spesa, insieme ad attività molto diverse tra loro, rendendo complicato distinguere gli investimenti realmente innovativi dalla gestione ordinaria. In alcuni casi, inoltre, parte delle spese viene contabilizzata in altri capitoli di bilancio, rendendo ancora più difficile qualsiasi confronto tra amministrazioni. Il risultato è che oggi il Paese dispone di risorse importanti, ma non di strumenti sufficientemente omogenei per capire dove vengano effettivamente investite e quale impatto producano.

La fotografia territoriale mostra comunque alcune realtà particolarmente dinamiche. In rapporto al totale delle risorse impegnate guidano la classifica Enna con il 2,82%, seguita da Pesaro (2,17%), L’Aquila (2,11%), Torino (2,04%), Bologna e Siracusa (2%). Poco sotto si collocano Como, Milano e Aosta. Sul versante opposto compaiono invece amministrazioni che registrano valori estremamente bassi o addirittura pari a zero, come Messina, Caltanissetta e Vibo Valentia. Un quadro che evidenzia come la capacità di investire non dipenda esclusivamente dalla dimensione del Comune, ma anche dalla capacità amministrativa di progettare interventi, intercettare i finanziamenti disponibili e rendicontare correttamente le spese sostenute.

Ancora più interessante è l’analisi degli investimenti in conto capitale. La media nazionale raggiunge 5.707 euro ogni mille abitanti, ma la mediana si ferma a 2.165 euro, segnale di una distribuzione fortemente disomogenea. Alcuni grandi progetti alterano infatti il dato medio nazionale. Il caso più evidente è L’Aquila, che supera i 233 mila euro ogni mille abitanti grazie a un insieme di interventi sostenuti dal PNRR, dai fondi per la ricostruzione e dal progetto “L’Aquila Smart City”. Anche Milano, Bologna, Enna, Oristano, Aosta, Campobasso, Nuoro, Reggio Calabria e Potenza figurano tra i Comuni con i maggiori investimenti pro capite nel digitale, dimostrando che la geografia dell’innovazione è molto più articolata di quanto spesso si immagini.

Il confronto con il 2023 conferma una tendenza solo parzialmente incoraggiante. Alcuni enti registrano una crescita significativa della quota di spesa destinata alla digitalizzazione, come L’Aquila, Enna e Potenza, mentre altri mostrano valori sostanzialmente stabili o addirittura in calo, nonostante la spinta arrivata negli ultimi anni dai finanziamenti europei. Secondo il Centro REP, proprio questa eterogeneità dimostra come il vero investimento ancora da realizzare sia quello nella qualità dei dati. Senza una rendicontazione più dettagliata, capace di distinguere tra manutenzione ordinaria, innovazione tecnologica e servizi digitali ai cittadini, diventa difficile valutare l’efficacia delle politiche pubbliche, confrontare le performance delle amministrazioni e comprendere se le ingenti risorse destinate alla transizione digitale stiano realmente trasformando la macchina pubblica. Per questo lo studio propone classificazioni più puntuali, indicatori standardizzati e dati confrontabili tra enti, affinché la digitalizzazione possa essere misurata non soltanto attraverso le risorse stanziate, ma soprattutto attraverso i risultati ottenuti

Attilio Sacchi

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