Non si è fatta attendere la reazione del presidente bielorusso Alexander Lukashenko al voto del Parlamento europeo, che giovedì ha approvato una mozione per sanzionare “l’ultimo dittatore in Europa”, condannando allo stesso tempo “le intimidazioni e l’uso sproporzionato della forza nei confronti dei manifestanti pacifici”.

La scelta del Parlamento europeo di non riconoscere il presidente Alexander Lukashenko dopo la contestata vittoria dello scorso 9 agosto ha spinto la Bielorussia a chiudere i confini con Polonia e Lituania, rafforzando la difesa con l’Ucraina. Lukashenko, parlando ai suoi cittadini, ha spiegato di essere stato costretto a “ritirare le truppe dalle strade, mobilitare la metà dell’esercito e chiudere le frontiere occidentali” e “rafforzare le frontiere, purtroppo, con il Paese fraterno dell’Ucraina”.

Lo scontro con l’Europa non sembra scemare all’indomani del voto in Parlamento. Lukashenko ha criticato la scelta di approvare la mozione che non riconosce i risultati delle elezioni e che ufficializza come, dal prossimo 5 novembre, quando scadrà il mandato di Lukashenko, il Parlamento Europeo non lo riconoscerà più come presidente della Bielorussia. Per lo ‘Zar’ infatti le elezioni che lo hanno visto trionfare il 9 agosto sono “basate sulla costituzione e sulle leggi del nostro paese” e di non aver bisogno del riconoscimento “da parte di nessuno”.

Il voto in Europa ha provocato un polverone politico anche in Italia: il testo è stato approvato a larga maggioranza dalle forze politiche europee, ma tra quelle italiane spicca l’astensione degli eurodeputati della Lega, accusati da quelli del Partito Democratico di aver preso questa posizione per fare un favore a Putin.