Terzo giorno di negoziazioni a Bruxelles sul Recovery Fund. Si riparte dallo stallo e si è ripartiti a mezzogiorno. Non sono bastati due giorni e ore consecutive di vertici formali e incontri informali per mettere d’accordo tutti. In corso l’incontro tra i Paesi del Sud Europa – Italia, Grecia, Spagna e Portogallo – con i quattro Paesi frugali: Austria, Olanda, Svezia e Danimarca e la premier finlandese Sanna Marin, secondo fonti diplomatiche europee, dopo il vertice a cinque con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con Angela Mekel, Emmanuel Macron, Pedro Sanchez e la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen.

DA DOVE SI PARTE – L’Italia, a questo punto, mette in discussione, nel bilancio pluriennale, l’aumento dei rebates, gli sconti cui i cosiddetti Paesi frugali ambiscono e che nell’ultima proposta avanzata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel erano addirittura aumentati. È la risposta al muro alzato in particolare dal primo ministro olandese Mark Rutte – con l’appoggio degli altri “frugali” Austria, Danimarca, Svezia, Finlandia – sull’erogazione dei fondi ai Paesi: per l’Aja il voto del Consiglio Europeo deve essere unanime. Proposta inaccettabile per l’Italia.

Stando alle fonti riprese dall’Ansa, l’intervento italiano è stato molto duro di fronte ai 26 colleghi. E ha fatto riferimento ai Paesi che fanno dumping fiscale, come l’Olanda, o “surplus commerciali”, come la Germania. Rutte ha chiesto a Roma una riforma delle pensioni, a partire da quota 100, e del mercato del lavoro. “Noi – ribatte Conte – abbiamo deciso di affrontare, di nostra iniziativa, un percorso di riforme che ci consentano di correre ma pretenderemo una seria politica fiscale comune, per competere ad armi pari”. Il governo italiano avanza la proposta di una decisione presa “a maggioranza qualificata e non all’unanimità”.

Lo stallo, secondo quanto detto da Conte in un video in diretta su Facebook, è più duro del previsto. “Siamo in una fase di stallo: si sta rivelando molto complicato, più complicato del previsto. Sono tante questioni su cui stiamo ancora discutendo che non riusciamo a sciogliere. Stiamo cercando e dobbiamo trovare una sintesi perché è nell’interesse di tutti – ha continuato il premier – ma certo anche mantenendo bene le coordinate più importanti, a partire dal fatto che gli strumenti devono essere proporzionati alla crisi ed effettivi, cioè efficaci. La nostra risposta deve essere pronta, collettiva, solida, robusta”.

Nel pomeriggio aveva suscitato un certo ottimismo la proposta del presidente Michel: riduzioni delle sovvenzioni a fondo perduto, la proposta propone di dare ‘rebates’ (rimborsi) più alti, di approvare una chiave di distribuzione modificata dei finanziamenti europei (60% dei fondi distribuiti in base a Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e il 40% in base al calo della crescita solo dell’ultimo anno) e l’introduzione di un ‘freno di emergenza’ sulla governance, con la possibilità per i Paesi di bloccare l’esborso dei fondi e chiedere l’intervento del Consiglio. Successivamente quello spiraglio sembra essersi assottigliato.

A margine degli incontri il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha parlato di “battaglia dura” e di ancora “molte cose” da discutere come “il volume totale” del Recovery Fund. Per il cancelliere “non vi è stata alcuna svolta” ma “siamo avviati nella giusta direzione e questa è la cosa più importante”. Ancora più stretta la proposta della Svezia: non oltre i 150 miliardi di sussidi come dotazione massima per il Recovery Fund per Stoccolma.

LE PAROLE DI CONTE – In tarda serata il presidente del Consiglio Italiano ha parlato a margine degli incontri. “Oggi proseguiremo perché dobbiamo fare di tutto per chiudere. Rimandare questa partita non giova a nessuno” in Ue. “La partita è ancora aperta. Ci sono punti specifici su cui stiamo discutendo anche animatamente”. Il confronto a tratti è “anche duro”.”Siamo tutti vincitori o siamo tutti sconfitti. Siamo tutti sulla stessa barca, non stiamo aiutando l’Italia ma consentendo a tutti di riparare i danni della pandemia: le economie sono integrate”.

IL COMMENTO DI MERKEL – È’ “ancora possibile” che non vi sia “nessun accordo” al vertice europeo. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel arrivando al summit. “C’è molta buona volontà ma anche molte posizioni diverse – ha detto -, farò ogni sforzo ma è ancora possibile che oggi non si possano ottenere risultati”. Dal primo luglio tocca alla Germania la presidenza di turno dell’Unione Europea.