I conti vedono la maggioranza in bilico: si rivive l’atmosfera dei giorni finali del governo Prodi, quando bastava un’assenza, una indisposizione fisica a mandare l’esecutivo al tappeto. Gli occhi sono puntati sull’emorragia dei grillini che non si ferma, anche se prende direzioni diverse. La senatrice Alessandra Riccardi ha lasciato il Movimento per entrare nel porto sicuro della Lega. Altri però escono dal Movimento a causa del continuo tira-e-molla sulle “restituzioni”: le quote dell’emolumento parlamentare che ciascun eletto deve devolvere all’apposito fondo, rispetto al quale la piattaforma Rousseau dispone le causali di versamento. È di questi giorni la pubblicazione da parte di Transparency International Italia – Associazione contro la corruzione, di una prima grande panoramica sulle quote versate da ciascun deputato nel 2019. La matrice, aggiornata e completa, agevola lo screening che il sito interno del Movimento, www.tirendiconto.it, propone in modo più disarticolato.

Transparency indica il beneficiario nel Comitato per la rendicontazione/rimborsi del M5s ed evidenzia una classifica di puntuale correttezza nell’adesione al principio-cardine dell’esperienza parlamentare dei “portavoce dei cittadini”: la principale finanziatrice del Comitato, che nel 2019 ha ricevuto 7,8 milioni di euro, è Giulia Sarti con 64mila euro. È interessante che sia la prima donatrice, perché è stata proprio lei la parlamentare che poco prima delle politiche del 2018 era finita al centro del cosiddetto scandalo Rimborsopoli, quando “Le Iene” fecero notare che non aveva versato una somma pari a 23mila euro. Niente di illegale, ovviamente, ma una questione di allineamento con le regole del Movimento. È proprio Sarti però, con la sua pedissequa corresponsione dei rimborsi, a evidenziare le mancanze degli altri. Ma non è l’unica: sono cinque i parlamentari che hanno restituito oltre cinquantamila euro al M5s.

Una cifra ben superiore ai 40mila euro del ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede e più che doppia rispetto ai 28mila euro bonificati dal titolare degli Esteri Luigi Di Maio e da quella dell’Istruzione Lucia Azzolina. Per tacere del reggente provvisorio, Vito Crimi, fermo per il 2019 a soli 22mila euro: un terzo di quanto ha versato Giulia Sarti. Danilo Toninelli, che pure nel 2019 era stato ministro dei Trasporti, secondo il report ha versato solo 18.573 euro, a dimostrazione che le “restituzioni” non sono proporzionali ai trattamenti stipendiali di cui si è goduto. E d’altronde mentre il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi versava 46.756 euro, per lo stesso periodo il suo diretto superiore, il ministro Bonafede, ne versava 44.599, suddivise in quindici operazioni di cui tre erano versamenti in favore dell’Associazione Rousseau.

Transparency registra infatti tutte le attività legate ai conti bancari della galassia grillina: il Comitato Italia a 5 Stelle ha ricevuto 128mila euro, il Comitato Italia a 5 Stelle 2019 525mila. E poi c’è l’associazione Rousseau, che ne ha ottenuti 475mila. Si ha dunque la sensazione che a pagare siano chiamati soprattutto pesci piccoli, con provvedimenti individuali che vanno ad invelenire il clima.