Il processo Rinascita-Scott non è ancora formalmente iniziato ma già vede un primo colpo di scena. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri ha chiesto infatti la ricusazione di Tiziana Macrì, presidente di sezione del Tribunale di Vibo Valentia e giudice del collegio giudicante del ‘maxi processo’ imbastito da Gratteri.

A motivare la ricusazione ci sarebbe il fatto che Macrì anni fa, come Gip del tribunale di Catanzaro, nella fase di indagini preliminari di Rinascita-Scott, aveva autorizzato un’intercettazione richiamando nelle motivazioni l’associazione mafiosa che investe tutto il maxi-procedimento

La decisione finale spetterà ovviamente la Corte d’Appello di Catanzaro, col processo che partirà il prossimo 13 gennaio nella nuova aula bunker di Lamezia Terme ‘inaugurata’ il 15 dicembre scorso dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede assieme al presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Domenico Introcaso, il Procuratore generale (facente funzioni, dopo la defenestrazione del titolare Otello Lupacchini) Beniamino Calabrese e allo stesso Gratteri.

A rispondere a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivo, ricettazione, traffico di influenze illecite, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio aggravato e traffico di droga sono 355 imputati.

Come ricordato da Tiziana Maiolo su questo giornale, dell’inchiesta “Rinascita Scott” iniziata il 19 dicembre di un anno fa e in seguito rafforzata da una seconda raffica di arresti (“Imponimento”), una serie di piccole slavine stanno piano piano erodendo la sua pretesa di base, cioè quella di tenere insieme le imputazioni per reati di mafia con quelle per gli abusi d’ufficio o il traffico di influenze. Il tutto legato dal reato associativo, associazione mafiosa piuttosto che concorso esterno. “Prendiamo il caso dell’esponente della sinistra calabrese ed ex deputato del Pd Nicola Adamo – scrive Maiolo -. Per lui il procuratore Gratteri aveva richiesto il divieto di dimora in tutta la Calabria, sconfessato immediatamente dal giudice per le indagini preliminari. E oggi, caduta anche l’aggravante mafiosa, Adamo esce dal “Rinascita Scott” e sarà processato a Cosenza per traffico di influenze illecite. Che cosa c’entra con le associazioni mafiose di cui si strombazzò nei giorni del blitz di un anno fa? Per non parlare dell’uso della custodia cautelare.

Come dimenticare che per esempio l’ex sindaco di Pizzo Calabro e presidente dell’Anci Calabria, Gianluca Callipo e il colonnello dei carabinieri Giancarlo Naselli hanno dovuto aspettare la cassazione per essere scarcerati dopo otto mesi e sentirsi dire (la beffa dopo il danno) che mai avrebbero dovuto essere messi in catene? E che dire dell’avvocato Giancarlo Pittelli ridotto al lumicino e del collega Francesco Stilo, rimasto in carcere per quasi un anno in gravissime condizioni di salute da cui non si è ancora ripreso? Se qualcuno sperava nel giudice delle indagini preliminari Claudio Paris, ha fatto male i suoi conti. Il gup non si è discostato particolarmente dalle ipotesi dell’accusa. Ha lavorato nell’aula bunker del carcere di Rebibbia per tre mesi, e pare difficile per chiunque riuscire ad approfondire casi così numerosi e così diversi tra loro. Al termine delle udienze, sono 355 gli imputati che si ritroveranno nell’aula bunker il prossimo 13 gennaio. Ma moltissime sono le richieste di rito abbreviato, cioè quello che si celebra e si conclude davanti a un giudice senza poi arrivare all’aula del dibattimento.

E accogliendo le 89 richieste di rito abbreviato, il gup ha di fatto contribuito all’attività delle piccole slavine, anche perché nel frattempo tanti piccoli processi hanno già minato l’unicità del processo principale. Anche gli ottantanove saranno giudicati nell’aula bunker, ma il 27 gennaio, a breve distanza quindi dai 355 il cui processo inizierà il 13.  Strana sorte infine quella dell’avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, dell’imprenditore Mario Lo Riggio, l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo e l’avvocato Giulio Calabretta. I quattro avevano chiesto il rito immediato per essere processati subito, saltando la fase dell’udienza preliminare”.