Non sarà il processo del secolo e neanche un vero “Maxi” quello che si aprirà il prossimo 13 gennaio nella nuova aula bunker della zona industriale di Lamezia che verrà benedetta oggi alle 11 dal ministro Bonafede. Ufficialmente è solo un sopralluogo, ma viene preannunciato con la fanfara delle grandi occasioni. Insieme al guardasigilli daranno un’occhiata alla tensostruttura i massimi vertici della giustizia: il presidente della corte d’appello di Catanzaro Domenico Introcaso, il Procuratore generale (facente funzioni, dopo la defenestrazione del titolare Otello Lupacchini) Beniamino Calabrese e il Procuratore della repubblica Nicola Gratteri. Cioè colui che l’aula ha sognato e voluto per mettersi in concorrenza con Giovanni Falcone e il maxiprocesso di Palermo che giudicò e condannò i più alti vertici di Cosa Nostra.

Qui in Calabria le pretese in realtà sono più modeste, anche se vengono portati a processo una serie di esponenti di famiglie di Vibo Valentia accusati soprattutto di narcotraffico. Ma alta è l’aspirazione del procuratore Gratteri, il quale ritiene di aver sventato con questa inchiesta anche la “zona grigia” che avrebbe la funzione di cerniera tra esponenti della ‘ndrangheta e personaggi politici, cioè quel famoso terzo livello in cui Falcone non ha mai creduto. E infatti il suo processo ha portato a casa il risultato, con la conferma in cassazione della sentenza di primo grado. Non tutti i 474 imputati che vennero portati nella corte d’assise furono condannati, ma tutto il dibattimento fu limpido, con una netta distinzione tra colpevoli ( i vertici di Cosa Nostra) e innocenti, con condanne e assoluzioni conseguenti.

Nell’inchiesta “Rinascita Scott”, iniziata il 19 dicembre di un anno fa e in seguito rafforzata da una seconda raffica di arresti (“Imponimento”), una serie di piccole slavine stanno piano piano erodendo la sua pretesa di base, cioè quella di tenere insieme le imputazioni per reati di mafia con quelle per gli abusi d’ufficio o il traffico di influenze. Il tutto legato dal reato associativo, associazione mafiosa piuttosto che concorso esterno. Prendiamo il caso dell’esponente della sinistra calabrese ed ex deputato del Pd Nicola Adamo. Per lui il procuratore Gratteri aveva richiesto il divieto di dimora in tutta la Calabria, sconfessato immediatamente dal giudice per le indagini preliminari. E oggi, caduta anche l’aggravante mafiosa, Adamo esce dal “Rinascita Scott” e sarà processato a Cosenza per traffico di influenze illecite. Che cosa c’entra con le associazioni mafiose di cui si strombazzò nei giorni del blitz di un anno fa? Per non parlare dell’uso della custodia cautelare.

Come dimenticare che per esempio l’ex sindaco di Pizzo Calabro e presidente dell’Anci Calabria, Gianluca Callipo e il colonnello dei carabinieri Giancarlo Naselli hanno dovuto aspettare la cassazione per essere scarcerati dopo otto mesi e sentirsi dire (la beffa dopo il danno) che mai avrebbero dovuto essere messi in catene? E che dire dell’avvocato Giancarlo Pittelli ridotto al lumicino e del collega Francesco Stilo, rimasto in carcere per quasi un anno in gravissime condizioni di salute da cui non si è ancora ripreso? Se qualcuno sperava nel giudice delle indagini preliminari Claudio Paris, ha fatto male i suoi conti. Il gup non si è discostato particolarmente dalle ipotesi dell’accusa. Ha lavorato nell’aula bunker del carcere di Rebibbia per tre mesi, e pare difficile per chiunque riuscire ad approfondire casi così numerosi e così diversi tra loro. Al termine delle udienze, sono 355 gli imputati che si ritroveranno nell’aula bunker il prossimo 13 gennaio. Ma moltissime sono le richieste di rito abbreviato, cioè quello che si celebra e si conclude davanti a un giudice senza poi arrivare all’aula del dibattimento.

E accogliendo le 89 richieste di rito abbreviato, il gup ha di fatto contribuito all’attività delle piccole slavine, anche perché nel frattempo tanti piccoli processi hanno già minato l’unicità del processo principale. Anche gli ottantanove saranno giudicati nell’aula bunker, ma il 27 gennaio, a breve distanza quindi dai 355 il cui processo inizierà il 13.  Strana sorte infine quella dell’avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, dell’imprenditore Mario Lo Riggio, l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo e l’avvocato Giulio Calabretta. I quattro avevano chiesto il rito immediato per essere processati subito, saltando la fase dell’udienza preliminare.

Saranno in aula il 13 gennaio insieme agli altri, cosa che avrebbero forse preferito evitare. Proprio come hanno evitato di essere nel caldo afoso dell’11 settembre a Rebibbia, quando il procuratore Gratteri aveva recitato il proprio vangelo. «In questo processo – aveva detto -c’è un’altissima percentuale di quella che convenzionalmente viene definita zona grigia, colletti bianchi. Ci sono molti professionisti, molti uomini dello Stato infedeli che hanno consentito anche a questa mafia di pastori, con la forza della violenza e con i soldi della droga, di essere oggi mani e piedi nella pubblica amministrazione e nella gestione della cosa pubblica».

Molto suggestivo l’avvio, e altrettanto supponiamo sarà quello della prima udienza del processo vero e proprio. Ma non sarà semplice per l’accusa tenere insieme la zona “pastori”, che vede imputati rinviati a giudizio per narcotraffico, omicidi e tentati assassinii, estorsioni, con la “zona grigia” in cui sono già cadute o indebolite le accuse di associazione mafiosa e di concorso esterno e gli unici indizi rimasti in piedi riguardano presunti abusi d’ufficio o traffico illecito di influenze. È questo il vero limite delle inchieste del procuratore Gratteri, questo ostinarsi nel voler portare in corte d’assise un po’ di tutto, senza apparenti nessi logici. Vedremo, quando si conteranno condanne e assoluzioni nel primo grado di giudizio, se ci sarà un giudice a Lamezia, sia per i pastori che per i colletti bianchi.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.