L’avvocato Giancarlo Pittelli è stato scarcerato. Torna a casa, ai domiciliari, col braccialetto. Dopo dieci mesi nei quali era stato messo alla tortura, nella prigione di Nuoro in regime di carcere duro. Le accuse, una dopo l’altra, si erano sgretolate. Era rimasta solo quella, vaga come sempre, di concorso esterno in associazione mafiosa. Però erano spariti i reati che questa associazione avrebbe commesso. Si può – a rigor di logica – partecipare, seppure esternamente, ad una associazione a delinquere che non commette né progetta delitti di alcun tipo? E la logica può o deve avere a che fare con il diritto e la legge?

Sono domande difficili. Finora nessuno ha risposto. Siamo a Catanzaro, procura di Catanzaro, regno di Gratteri, potere di Gratteri, logica e diritto di Gratteri. Non cercate di capire, è impossibile… Ieri comunque il tribunale del riesame ha preso in considerazione l’ennesimo ricorso degli avvocati di Pittelli e ha ordinato che fosse liberato dai ceppi. Comunque è una notizia molto positiva, soprattutto perché Pittelli stava parecchio male, era allo stremo. Il nostro giornale nei mesi scorsi ne ha parlato spesso, senza riuscire a farsi ascoltare da nessuno, però.

Giancarlo Pittelli è un ex parlamentare di centrodestra e un avvocato molto conosciuto in Calabria. È stato arrestato pochi giorni prima dello scorso Natale nell’ambito della famosa inchiesta Rinascita Scott. Insieme ad altre centinaia di persone. Fu una delle retate più massicce della storia della Repubblica. E il Procuratore di Catanzaro se ne vantò a lungo, accennò a un paragone tra se stesso a Falcone. È ragionevole questo paragone? Beh, lasciamo stare i giudizi soggettivi, proviamo a guardare qualche dato di fatto: Falcone in una decina d’anni di lavoro diede a Cosa Nostra dei colpi micidiali. Cosa nostra all’inizio degli anni 80 era l’organizzazione criminale più potente del mondo, e dominava la politica italiana.

Quando Falcone morì, nel 1992, Cosa Nostra era alle corde, sfibrata dal lavoro giudiziario di Falcone, e negli anni successivi fu definitivamente annientata. Gratteri invece ha iniziato a lavorare in Calabria quando la ‘ndrangheta era un gruppo di piccole bande che vivevano nelle campagne del reggino. Oggi la ‘ndrangheta, dopo una quindicina d’anni di lavoro faticoso delle Procure con le quali era impegnato Gratteri, è diventata l’organizzazione criminale più potente del mondo. Però l’avvocato Pittelli è stato sbattuto in galera. La ‘ndrangheta spadroneggia, sì, ma almeno adesso c’è un avvocato fuorigioco. Pittelli è stato accusato di tre reati. Il primo è rivelazioni di segreti. Avrebbe informato un suo assistito di una interdittiva in arrivo, notizia ottenuta da un colonnello dei carabinieri.

La Cassazione però ha accertato – abbastanza agevolmente – che la notizia di quella interdittiva era pubblica. Niente segreto: il reato è caduto. Secondo reato: abuso d’ufficio. Pittelli avrebbe convinto sempre il solito colonnello a “lasciare decantare” un provvedimento a carico di nuovo del suo assistito. C’è una intercettazione che è la base dell’accusa. Il provvedimento fu insabbiato? No, eseguito a tempo di record sei giorni dopo la telefonata. Ma la Procura non lo sapeva. La Cassazione ha fatto decadere anche questo reato.

Resta il reato per tutte le stagioni: concorso esterno. Perché? Perché in una intercettazione risulta che Pittelli conosceva una frase pronunciata da un mafioso nel suo interrogatorio. Chi gliela aveva detta? La mafia? No: era uscita sui giornali…Ci sarebbe il reato di concorso esterno in lettura dei giornali…  Comunque dieci mesi in cella di massima sicurezza li ha fatti. Credo che abbia pensato al suicidio. È stato abbandonato quasi da tutti, tranne che da Sgarbi. Ora è libero. Molto probabilmente verrà assolto anche in primo grado. Auguri. E auguri a tutti noi perché non ci capiti qualcosa di simile.

I Pm hanno il potere per far passare a chiunque i guai che ha passato Pittelli. C’è da aver paura? Direi di sì. Ne sa qualcosa l’ex procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, che espresse qualche dubbio sulla retata di Gratteri e nel giro di poche settimane fu degradato sul campo e spedito in punizione a 1000 chilometri da casa sua a Torino.