L’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri sull’autobomba che costò la vita a Matteo Vinci, caporalmaggiore e biologo di Limbadi, morto il 9 aprile 2018, non regge alla prova del tribunale del Riesame.

Antonio Criniti e Filippo De Marco, i due uomini considerati dall’Antimafia gli autori materiali del delitto di Matteo Vinci (e del ferimento del padre Francesco), restano infatti in carcere ma per entrambi cadono le accuse di omicidio tentato e consumato con l’aggravante del metodo mafioso, tentata estorsione e detenzione illegittima di armi. Criniti, 30 anni, e De Marco, 31 anni, entrambi di Soriano, restano in carcere per spaccio di droga e associazione a delinquere.

Secondo l’inchiesta ‘Demetra 2’, coordinata da Gratteri e scattata lo scorso 20 ottobre, Criniti e De Marco avrebbero accettato di fabbricare e collocare la bomba sotto l’auto di Vinci per saldare un debito di droga. Una ricostruzione smontata dal Riesame che ha accolto dunque il ricorso presentato dagli avvocati difensori Vincenzo Cicino, Giuseppe Orecchio e Pamela Tassone.

La Dda guidata da Gratteri ha ‘firmato’ nel giugno 2018 anche l’operazione “Demetra 1”, che ha portato all’arresto dei presunti mandanti dell’omicidio: Domenico Di Grillo, la moglie Rosaria Mancuso, il genero Vito Barbara e le figlie Lucia e Rosina Di Grillo.

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