Qualcuno deve aver avuto il timore di trovarsi tra le mani un uomo morto, prima ancora che uno dei 456 imputati del maxiprocesso “Rinascita-Scott”. Così l’avvocato Francesco Stilo sta per tornare a casa. Gli arresti domiciliari sono stati concessi dal Gup Claudio Paris, che nell’aula bunker di Rebibbia sta conducendo da più di due mesi l’udienza preliminare, e che dovrebbe concludere questa parte del suo lavoro il prossimo 3 dicembre. Sarà un giorno importante, quando le carte e le scartoffie ammonticchiate nel corso di un anno dal procuratore Gratteri subiranno la valutazione di un giudice, dopo che, dal 19 dicembre 2019 con la prima retata e in seguito, in processi collaterali, una parte della sua inchiesta era già stata sconfessata da diversi organi e gradi di giudizio.

Il 3 dicembre sarà importante anche per l’ottantina di imputati che hanno già chiesto il rito abbreviato davanti allo stesso gup e per tutti quelli che si assoceranno. Sarà difficile che tra questi ci sia anche l’avvocato Francesco Stilo. Che intanto deve pensare a curarsi. E di una cosa deve forse dire grazie al giudice Paris. Perché sulla sua iniziativa di disporre una perizia d’ufficio riguardo le sue condizioni di salute, pur avendo sul suo tavolo tonnellate di carte con una ricca documentazione sanitaria sia dei medici nominati dalla difesa che da quelli scelti dalla procura della repubblica di Catanzaro (per certi versi vergognosa e cinica davanti a un quadro gravissimo), ha voluto metterci il naso. E ha trovato un medico che ha fatto il medico. E che, pur non escludendo in linea teorica che anche in un centro clinico carcerario si possano fare tutti i controlli e le terapie necessarie e urgenti per una situazione gravissima, ha indotto il giudice a decidere per la detenzione a domicilio. Basta leggere qualche frase riportata testualmente nell’ordinanza del gup, che definisce il quadro clinico “severo”.

«Bisogna valutare l’impatto di uno stato ipertensivo non sufficientemente controllato su una parete del ramo ascendente dell’aorta toracica, interessata da esiti traumatici e con il sospetto di una iniziale essicazione», scrive il medico legale Maurizio Caglioti. Niente di nuovo per chi conosce la gravità della situazione dell’avvocato Francesco Stilo di Vibo Valentia, un omone di 48 anni che pesa più di 140 chili, iperteso e tachicardico, con un grave problema all’aorta toracica e un ematoma conseguenza di un incidente stradale di cinque anni fa. Niente di nuovo, ma il medico legale del gup ne trae quelle conseguenze che la procura di Gratteri e i suoi periti non hanno mai visto.

«I due terzi dei soggetti che manifestano una dissezione aortica – scrive ancora il medico legale – soffrono di ipertensione, e circa il 20% dei soggetti che subisce una dissezione aortica muore prima di poter raggiungere l’ospedale». Ecco la parola decisiva, “muore”. Ecco quel che per un anno, dopo che l’avvocato Stilo è stato trascinato in carcere soprattutto perché si potesse mostrare al mondo l’inchiesta di mafia “Rinascita Scott” in cui c’erano anche i colletti bianchi dei quali parla in ogni intervista e in ogni libro il procuratore Gratteri, i periti della procura di Catanzaro non hanno visto. Eppure la conclusione del nuovo perito d’ufficio è così chiara: “L’urgenza dell’attuazione del percorso diagnostico e terapeutico è reso necessario dalla pericolosità per accidenti cardiovascolari potenzialmente letali per lo Stilo”.

Letali, chiaro? Visibilmente raggianti i legali che hanno lottato con le unghie e con i denti per salvare la vita al loro assistito. Roberto Lassini, che lo ha seguito nel suo transito dal carcere di Opera mentre lo spedivano su e giù per la penisola, segnalandolo a ogni istituto come pericoloso aderente alla ‘ndrangheta: «Francesco è riuscito finalmente a convincere il giudice che non può stare in un carcere. Valutiamo questa decisione come un’apertura di credito e puntiamo a un giudizio sereno che non potrà che portare al riconoscimento dell’innocenza del nostro assistito». Parole prudenti, nell’attesa della data del 3 dicembre. Sprizza gioia Paola Stilo, che è avvocato e anche sorella di Francesco, e riconosce «grande onestà intellettuale al medico legale, e anche al gup che, non appena letta la perizia, ha immediatamente disposto gli arresti domiciliari, senza pensarci due volte».

Non è un documento morbido però, questa ordinanza. Un po’ come la sentenza del tribunale del riesame che aveva mandato a casa l’altro avvocato del processo “Rinascita Scott”, il senatore Giancarlo Pittelli, il quale sta già subendo un secondo smacco, perché il tribunale di Vibo Valentia davanti cui aveva chiesto di esser giudicato da solo e subito, con il rito immediato, ha rinviato l’udienza al 13 gennaio dopo che la Dda ne aveva chiesto l’unificazione con il troncone principale. Se sarà così, e il rinvio a gennaio è già molto sospetto, significherà la coronazione del sogno del procuratore Gratteri: la presenza di almeno uno (per Stilo si vedrà) dei “colletti bianchi” nel suo maxiprocesso e nella sua maxiaula.

Intanto anche per l’avvocato Stilo, come già per Pittelli, misure strettissime di detenzione domiciliare: braccialetto elettronico (ammesso che ce ne siano ancora a disposizione), divieto di comunicazione con chiunque non sia convivente, accompagnamento coatto della polizia penitenziaria al domicilio. E poche parole esplicite per chiarire che gli elementi sufficienti per la custodia cautelare sono “cristallizzati”. Una strizzatina d’occhio al procuratore Gratteri, che speriamo non preluda a un orientamento già sicuro in vista di un prossimo rinvio a giudizio. Ma intanto ora l’avvocato Francesco Stilo può difendersi mentre si cura, non ancora da uomo libero, ma almeno vicino ai suoi affetti. Dopo un anno.