Wissem Ben Abdel Latif denuncia le condizioni in cui vivono i migranti nel Centro per l’immigrazione di Ponte Galeria girando due video che invia ad un amico in Italia. Sarebbero quelli ad essergli costati il pestaggio da almeno un agente. Forse – raccontano almeno tre testimoni a Repubblica – perché è stato trovato con quel cellulare in mano.

“Le porte delle camere non si chiudono. Ci hanno tolto tutto e dato un pantaloncino e una maglietta. E una coperta che chissà dove stava prima. E che non basta per coprirci. Qui fa freddissimo al punto che non riusciamo a dormire. Aiutateci! Aiutateci!” denuncia Abdel.

Dopo la sua morte, è arrivata anche la mala burocrazia: l’autopsia è stata eseguita senza che la famiglia sapesse ancora che aveva perso un figlio. “Credevano che finisse in rivolta e l’hanno massacrato”, sostengono i suoi familiari a Kebili.

Il primo video lo invia il 14 ottobre quando all’amico conosciuto su Facebook che raccoglie il racconto: “Abbiamo viaggiato con tre agenti a bordo. Solo Dio sa cosa ci hanno fatto. Ci hanno tolto i telefonini, tutto. Abbiamo fame, siamo in uno stato che solo Dio lo sa, le nostre famiglie non hanno nessuna notizia di noi. Ti supplico trovaci qualcuno. Un avvocato, qualcuno per aiutarci”.

“Abbiamo iniziato uno sciopero della fame. Non mangiamo nulla”, spiega nel secondo video. Il primo ottobre era salito a bordo di un gommone per raggiungere la Sicilia con altri 68 tunisini. Poi è stato portato a Roma. “Non siamo stati ammanettati nel nostro Paese per esserlo qui. Dove sono i diritti dell’uomo? Non capiamo? È tutto una bugia”.

Abdel denuncia: “Sto rischiando per farvi vedere la verità. Sto rischiando. Sto vivendo una cosa che voglio far vedere. Dio sa. Questa è la mia testimonianza. Siamo decisi a proseguire lo sciopero. Non vogliamo il rimpatrio. Siamo pronti a morire. Possono portare via i nostri cadaveri”.

Per questi video, girati di nascosto con il cellulare salvato dal sequestro all’ingresso del Cpr, Abdel sarebbe stato pestato dagli agenti. L’amico in Italia era riuscito a trovare un avvocato a Genova e aveva messo il migrante in contatto con lei.  Abdel sarebbe stato pestato dentro al Cpr tra il 18 e il 23 novembre. Almeno è questo che hanno ricostruito i suoi compagni. Dalla Tunisia arriva il dolore della famiglia che ieri si è riunita per un minuto di silenzio. La sorella Rania è in sciopero della fame da una settimana, il padre presto sarà in Italia. Gli studenti sono in agitazione e hanno aperto una pagina facebook: “Siamo tutti Wissem Abdelatif”.

Gianni Emili