Rocco Siffredi si sofferma a lungo sulla funzione del porno, il sesso spiegato ai ragazzi, l’educazione sessuale. Il dialogo, prima di tutto, quello che manca a partire dalla famiglia e che la scuola e lo Stato non riescono a intraprendere. In occasione della vittoria di due Avn Awards, i Nobel del Porno, il quasi 57enne attore a luci rosse concede una lunga intervista al Corriere della Sera. “Tanti uomini non riescono a parlare di sessualità neanche con la moglie, figurarsi con i figli. Il risultato è che i ragazzi vengono su guardando il porno, è vero che non è una novità, ma oggi ci sono i video negli smartphone … Siamo noi gli educatori sessuali, sovradimensionati e capaci di fare sesso per ore. E questo non fa che generare insicurezze, perché nessuno si prende la briga di spiegare ai ragazzi che il nostro lavoro è finto, costruito, da professionisti”.

Siffredi viva a Budapest, capitale dell’Ungheria, dove ha un grande studio, un’accademia, la “Cinecittà del Porno”. Ricorda l’infanzia: la decisione di fare l’attore porno dopo una folgorazione per le riviste osé. E quindi la famiglia, l’infanzia a Ortona, la famiglia, la madre dalla forte personalità, il padre cantoniere che andava a cercar donne, la tragedia del fratello morto in una crisi epilettica, la giovinezza da cameriere a Parigi. E l’educazione sessuale, che comincia dal dialogo tra uomini, o dalla sua assenza, e quindi è tutto affidato al porno. Che invece è “intrattenimento e non può essere educazione sessuale”.

Siffredi racconta come in Turchia sia testimonial di spot per il sesso e il porno, e invece in Italia è puntualmente respinto. “Pensi che in Turchia sono testimonial con una super pornostar americana per degli spot in cui spieghiamo la protezione, la prevenzione, il consenso, il fatto che la pornografia è intrattenimento e non può essere educazione sessuale. Tutto l’Islam è impazzito per questa pubblicità. L’ho proposta da noi, ma certi presidi hanno detto: grazie, non prendiamo lezioni da Rocco Siffredi. Forse abbiamo il Vaticano troppo vicino, ma le assicuro che la Chiesa mi adora (ride)”.

Un’intervista tutta da leggere, quella Paolo Di Stefano. E con un colpo di scena. “La pornografia è sempre di più in mano alle donne – dice Siffredi – Da due anni la miglior regia va a una donna, e c’è uno stormo di registe nuove, bravissime. La donna ha più immaginazione e si fa meno problemi dell’uomo nel mischiare le carte in tavola, si eccita di più su cose che per l’uomo sono ancora tabù, ha una sessualità più strong. E se un film è un po’ forte e rischioso, magari con sesso estremo, fatto dalle donne diventa geniale. Cose che, dopo il #metoo, un uomo rischierebbe di finire in galera”.

Antonio Lamorte