La Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo – il cosiddetto “trilogo” -, come anticipato nei giorni scorsi, hanno raggiunto l’accordo provvisorio sul salario minimo. La maratona negoziale era partita alle 19:00 ed è finita intorno alle 4:00 di mattina. La direttiva non impone di cambiare i sistemi nazionali esistenti, ma nel rispetto delle differenze dei modelli di mercato del lavoro tra i diversi Stati membri, stabilisce un quadro procedurale per promuovere salari minimi “adeguati ed equi” in tutta l’Ue. I Paesi membri dell’Unione avranno due anni di tempo per recepire la direttiva nel diritto nazionale.

Attualmente il salario minimo esiste in 21 Paesi su 27: fanno eccezione Italia, Austria, Svezia, Danimarca, Finlandia, Cipro dove c’è la contrattazione collettiva. La Germania ha qualche giorno fa alzato il suo salario minimo a 12 euro l’ora. Il range nell’Unione parte dai 332 euro al mese della Bulgaria ai 2.202 del Lussemburgo. “Una volta adottata definitivamente la legge promuoverà l’adeguatezza dei salari minimi legali e contribuirà a raggiungere condizioni di lavoro e di vita dignitose per i dipendenti europei”, si legge in una nota della commissione.

Per la stessa il salario minimo è inadeguato nella maggior parte degli Stati membri. Quindi la direttiva punta a “garantire una vita dignitosa ai lavoratori e ridurre la povertà lavorativa. La direttiva stabilisce procedure per l’adeguatezza del salario minimo legale, “promuove la contrattazione collettiva sulla determinazione del salario e migliora l’accesso effettivo alla protezione del salario minimo per quei lavoratori che hanno diritto a un salario minimo ai sensi del diritto nazionale, ad esempio da un salario minimo legale o da contratti collettivi”. L’accordo raggiunto oggi dovrà essere confermato dal Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti, un organo del Consiglio dell’Unione europea. Il testo dovrà tornare alla Commissione Lavoro e Affari sociali, di nuovo in plenaria, infine servirà il via libera definitivo del Consiglio per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e l’entrata in vigore.

 


Gli Stati membri con salari minimi legali, saranno tenuti a mettere in atto “un quadro procedurale per fissare e aggiornare questi salari minimi secondo una serie di criteri chiari”. Gli aggiornamenti dei salari minimi, avverranno almeno ogni due anni (o al massimo ogni quattro anni per quei paesi che utilizzano un meccanismo di indicizzazione automatica). Le parti sociali dovranno essere coinvolte nelle procedure di definizione ed aggiornamento. La direttiva mira ad estendere la copertura dei lavoratori, attraverso la contrattazione collettiva. I paesi “dovrebbero promuovere il rafforzamento della capacità delle parti sociali di impegnarsi nella contrattazione collettiva, compresa la protezione dei rappresentanti dei lavoratori”.

La misura sprona a definire un piano d’azione per promuovere la contrattazione collettiva laddove il tasso di contrattazione collettiva sia inferiore all’80%. Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno inoltre concordato una serie di misure per migliorare l’accesso effettivo dei lavoratori al salario: controlli da parte degli ispettorati del lavoro, informazioni facilmente accessibili e sviluppo della capacità delle autorità di contrasto, di perseguire datori di lavoro non conformi.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.