Mentre quasi tutta Italia è in zona gialla sale la preoccupazione per le varianti Covid che si stanno rapidamente diffondendo in varie zone del Paese. E si corre ai ripari istituendo mini zone rosse. Lockdown dunque a Chiusi (Siena), in tre comuni dell’Abruzzo, in mezza Umbria. Allarme a Bologna, per il focolaio con dieci positivi nel reparto di Gastroenterologia del Sant’Orsola, e nelle Marche, nelle scuole di Tolentino, Pollenza e Castelfidardo. Tutte zone dove si sono diffuse le varianti inglese e brasiliana. A preoccupare sono anche le ormai consuete immagini del week end con strade e piazze affollate e assembramenti che sembrano impossibili da evitare.

LE VARIANTI – Al momento quelle che spaventano di più sono la variante inglese, brasiliana e sudafricana. In tutti e tre i casi il virus presenta delle mutazioni sulla cosiddetta proteina spike, che è quella con cui il virus si attacca alla cellula.

VARIANTE INGLESE – È quella che attualmente spaventa di più e che ha mandato in tilt la Gran Bretagna. È al centro dell’attenzione perché avrebbe una trasmissibilità più elevata e perché dai primi studi risulta che i vaccini potrebbero essere meno efficaci. Inoltre potrebbe più facilmente causare reinfezioni anche tra chi ha già contratto il virus. In Italia sono stati certificati 162 casi di variante inglese.

VARIANTE BRASILIANA – È stata isolata per la prima volta a gennaio 2021 in Brasile e Giappone. È monitorata perché avrebbe una trasmissibilità più elevata e il vaccino potrebbe essere meno efficace. Come per la variante inglese chi la contrae potrebbe reinfettarsi più facilmente anche una volta guariti. Sono 4 i casi certificati fin ora in Italia.

VARIANTE SUDAFRICANA – Ha le stesse caratteristiche della variante brasiliana. Spaventa per la situazione che sta generando in Sudafrica che ha deciso di sospendere l’uso del vaccino di AstraZeneca contro il Coronavirus dopo che dati su una sperimentazione interna, non ancora pubblicati si una rivista scientifica, hanno dimostrato una scarsa capacità di protezione contro la variante locale, la B.1.351, per i casi di infezione lieve e moderata.

Il governo sudafricano punterà per il momento a somministrare solo i vaccini Johnson & Johnson, per cui è partita la richiesta di uso in emergenza, e Pfizer, in attesa di stabilire cosa fare di un milione di dosi di AstraZeneca arrivati da poco nel Paese. Nella sperimentazione sono stati coinvolti 2.000 volontari relativamente giovani e quindi con basse probabilità di ammalarsi in modo grave. Il vaccino di AstraZeneca si sarebbe dimostrato efficace solo per il 10%: “Un vero e proprio controllo della realtà”, ha commentato il virologo dell’Università del Witwatersand, Shabir Madhi, che ha svolto i test. In base alle risposte immunitarie nei campioni di sangue dei volontari, gli scienziati sudafricani hanno stabilito che il vaccino di AstraZeneca possa essere comunque efficace per i casi più gravi.

L’ALLARME DEL CTS – Di fronte a questo scenario, in continua espansione, l’Istituto superiore di sanità ha invitato tutti a un supplemento di prudenza; eppure tra una settimana, se non ci saranno cambiamenti, gli italiani potranno spostarsi da una Regione all’altra, purché “gialle”. “Non ce lo possiamo permettere” è la tesi del Comitato tecnico scientifico. Riaprire i confini delle Regioni è una insidia, perché la caratteristica della diffusione delle varianti, ormai lo abbiamo capito osservando l’andamento dell’epidemia negli altri Paesi europei, è che spesso cominciano a circolare sottotraccia, per poi fare esplodere i numeri dei contagi e dei ricoveri all’improvviso.

IL NUOVO DPCM – Per questo il Comitato tecnico scientifico aveva chiesto due provvedimenti. Il primo: prorogare lo stop agli spostamenti. Il secondo: introdurre un altro elemento che faccia scattare misure più severe di contenimento perché, a volte, la “fascia gialla” non basta. L’idea: prevedere una fascia superiore quando l’incidenza dei nuovi casi su base settimanale risulti maggiore di 250 ogni 100mila abitanti. I governatori però si sono opposti e dunque si è rinunciato a questo paracadute aggiuntivo. Resta il nodo degli spostamenti tra Regioni. Il decreto scade lunedì 15 febbraio. Ma solo il nuovo governo, che sta formando il presidente incaricato Mario Draghi, può varare un decreto.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.