Introdurre un ombrello protettivo in caso di crisi bancarie non gestibili con gli strumenti attuali e conferire una maggiore stabilità finanziaria alla Zona Euro e all’intera Unione europea non può che essere una necessità perché la costruzione europea sia meno esposta ai venti di crisi, alla speculazione della finanza aggressiva, ai tumulti dei mercati.  È un obiettivo importante che i precedenti strumenti di intervento messi in campo dopo la tempesta finanziaria del 2008, hanno conseguito, contribuendo al salvataggio di altri Stati (Irlanda, Portogallo, Spagna, Cipro, Grecia) non senza limiti che abbiamo contestato e in una cornice di austerità (il fiscal compact) che abbiamo osteggiato anche e duramente nel Parlamento europeo. Questi iniziali strumenti richiedevano un approfondimento e le modalità sono state negoziate tra l’autunno del 2018 e il giugno 2019. Un tempo ampio in cui l’alleanza di governo in Italia era complessivamente di altro segno politico.

In particolare, bisognava istituire il meccanismo di supporto comune (common backstop) e il Fondo di risoluzione unico per le banche. E un pacchetto di riforme che accanto alla revisione del Trattato Mes, contemplasse l’introduzione dello strumento di bilancio per la competitività e convergenza (cosiddetto budget dell’area Euro) e l’Unione bancaria, inclusa l’assicurazione europea sui depositi dei correntisti fino a 100mila euro (Edis). Un pacchetto di riforme ambizioso e strategico per il futuro dell’Unione. Qual è lo stato dell’arte ad oggi? Sicuramente è molto positivo aver scongiurato di sovrapporre le competenze del Mes, istituzione intergovernativa, alle competenze di coordinamento delle politiche economiche e di valutazione della sostenibilità dei debiti pubblici che sono propri della Commissione, la quale agisce come organo politico. E questo è avvenuto anche grazie alla sapiente opera dell’allora presidente Gualtieri. Ora bisogna sciogliere gli altri nodi.

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Istituire un bilancio dell’area Euro, completare l’Unione bancaria, inclusa l’assicurazione europea sui depositi (Edis). Proprio su questi punti, più che su no pericolosi e velleitari per il futuro dell’Italia, dobbiamo delegare il presidente Conte e il ministro Gualtieri a una trattativa punto per punto con i nostri partners europei. Il completamento dell’Unione bancaria è un passaggio vitale per l’Italia, in particolare con un’assicurazione europea che protegga i depositi fino a 100mila euro ma ostacolando con forza ogni tentativo di introdurre una valutazione di rischio sui titoli sovrani detenuti dalle banche, una sorta di valutazione del rating delle banche legato ai titoli di Stato, assolutamente penalizzante per l’Italia. L’Italia non ha bisogno di ombrelli, né per le sue banche, né per il suo debito, che va ridotto ma è perfettamente sostenibile. L’Italia ha bisogno che vi siano sempre più passi in avanti sulla “condivisione dei rischi”, e che si ponga anche il tema della messa in comune del debito e dei rimedi per realizzarla progressivamente, la sua mutualizzazione, attraverso gli eurobonds. È questa la ragione per cui, il Partito democratico chiede che si vada avanti, non si retroceda, e avanzare significa che il Mes sia approvato nel quadro di un sistema che complessivamente rafforza la stabilità europea che significa, in ultima istanza, difendere i valore dei risparmi degli italiani dalle tempeste di crisi che periodicamente colpiscono i mercati.