Dodici tartarughe marine della specie Caretta Caretta sono state rimesse in mare aperto, al largo delle Isole di Ventotene e Santo Stefano, località costiere in provincia di Latina, a cura dell’equipe del Centro Ricerca tartarughe marine Turtle Point della Stazione Zoologica di Napoli. Le attività per il rilascio nell’ambiente marino dei dodici esemplari sono state assicurate dal supporto del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Civitavecchia e della Scuola Nautica delle Fiamme Gialle di Gaeta. In acqua ha operato il Nucleo Sommozzatori della Stazione Navale di Civitavecchia, si legge in un comunicato della Finanza. “L’eccezionalità dell’evento è rappresentata proprio da queste dodici giovani tartarughe marine sopravvissute alla singolare e straordinaria ondata di nidificazione della scorsa estate – dice la nota -, che ha visto l’intera costa tirrenica come palcoscenico della nascita di migliaia di piccole tartarughine. Proprio questi piccoli esemplari, a causa della malnutrizione ed ormai allo stremo delle proprie forze per il freddo, sono stati salvati ed affidati ai laboratori veterinari del centro Turtle Point per le necessarie cure”. Soltanto la professionalità dello staff ha potuto fornire loro la necessaria assistenza nel primo delicato stadio di vita e metterle poi in condizione di poter finalmente affrontare il mare aperto.

LA SCELTA DI VENTOTENE

La scelta di volerle rilasciare al largo delle Isole Pontine di Ventotene e Santo Stefano non è stata casuale, ma dettata dalle conoscenze oceanografiche acquisite negli anni e correlate alla biologia delle tartarughe marine, così da consentire loro di poter sfruttare al meglio le correnti utili al raggiungimento del loro habitat, lontano dalle coste dove si nutrono e crescono fino ai 12 anni di vita. L’attività fa parte dei servizi che la Guardia di Finanza esegue a tutela dell’ambiente in generale e, più in particolare, dell’ecosistema e della biodiversità marina. Il costante presidio degli spazi marini di competenza permette di assicurare, in tale settore, una decisa azione di prevenzione e contrasto agli illeciti che vengono perpetrati, nello scenario marittimo laziale, a danno dell’ecosistema marino.

L’APPELLO DELL’OIPA

L’Organizzazione internazionale protezione animali ricorda ai pescatori e bagnanti di non disperdere nulla nell’ambiente e tanto meno lenze, ami, reste (i retini usati nell’allevamento dei mitili ndr), più in generale reti che causano agonia e morte di tanti animali marini: uccelli, tartarughe e naturalmente pesci. Non solo, può succedere che queste attrezzature per la pesca causino ferite e morti anche di piccoli mammiferi, cani e gatti compresi, che possono ingerirle con le conseguenze che si possono immaginare. L’associazione invita tutti a raccogliere questi strumenti da pesca e tutta la plastica dispersa sulle spiagge da cittadini.

Riccardo Annibali