“Se devo mandare mia figlia a scuola chiusa nel plexiglas, senza nessun contatto con i suoi amici e le sue maestre, io a scuola non ce la mando”. È quello che ha dichiarato il segretario della Lega Matteo Salvini in visita a Codogno, il primo Comune, nel lodigiano, ad essere stato colpito dal Coronavirus in Italia. Ci va giù duro il leader del Carroccio che ha parlato dell’atteggiamento “irresponsabile, ignorante e arrogante” del governo sulla scuola e che ha rilasciato dichiarazioni a tutto campo ai giornalisti. A Salvini sono arrivate puntuali critiche, soprattutto sui social, per i selfie e i contatti con le persone in piazza senza il rispetto del distanziamento sociale. Più di qualcuno ha fatto notare come nelle linee guida espresse dal governo venerdì non è previsto il plexiglas.

“I numeri fortunatamente dicono che il virus di adesso non è il virus di febbraio e quindi mi rifiuto di pensare che le scuole riaprano a settembre fra plexiglas, mascherine e classi chiuse”, ha aggiunto. “Noi – ha continuato Salvini – vogliamo una scuola sana, aperta, sicura. Un governo che si occupa di far ripartire il campionato di calcio ma tiene chiuse le scuole non ama l’Italia e gli italiani, non pensa al futuro dei nostri figli”.

L’opposizione ha più volte tacciato di impreparazione e inadeguatezza al ruolo la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Il ritorno in classe è stato previsto per il 14 settembre. La scelta aveva, già prima dell’annuncio, provocato dei malumori viste le date del 20 e 21 settembre scelte per le elezioni amministrative. Le polemiche erano scaturite dalle chiusure e riaperture e sanificazioni a più riprese delle scuole, che fanno da seggi elettorali. Ieri il ministero ha comunicato che da settembre ci sarà spazio per tutti gli alunni italiani nelle classi: 3.000 edifici scolastici dismessi verranno ripristinati, ha annunciato Azzolina. Nelle scorse settimane tra Salvini e la titolare del dicastero si era anche acceso un vivace botta e risposta sulla giusta ortografia della parola “plexiglas”.

Salvini ha detto ai giornalisti anche di temere fortissime tensioni sociali, “non perché voglio fare il menagramo come dice qualche fenomeno ma perché se la gente non trova i soldi che le sono promessi, se uno perde il negozio che ha ereditato dal babbo e dal nonno, saranno problemi e temo che questo governo non sia all’altezza di gestire questa emergenza”.