“Mo vene Natalenun tengo denare, m’appiccio ‘na pippa e me vaco a cuccà… ”.Canticchia ironicamente l’antica filastrocca, poi Hit di Carosone, il Maestro Artigiano Marco Ferrigno, e lo fa per descriverci lo spirito insolito e sinistro che si percepisce in questi giorni qui a San Gregorio Armeno. Il borgo dei presepi, luogo tradizionalmente invaso da appassionati, curiosi e turisti soprattutto – ma non solo – nel periodo prenatalizio, si presenta oggi come un vicolo deserto, avvolto da uno spettrale silenzio. Lì dove di questi tempi regnavano i colori, le luci, la fantasia e la creatività partenopei più genuini, non restano che banchetti vuoti, saracinesche chiuse a metà, espositori sgombri, residui di insegne e bacheche che in questo Natale di pandemia rimarranno inutilizzati.

“Una solitudine che fa quasi paura e non ci fa ben sperare per il futuro” ci confessa il maestro Ferrigno, che poi sottolinea come nessuna istituzione si sia ancora espressa sulle sorti del settore: “Non rientriamo praticamente in nessuna delle categorie previste dal Dpcm relativo agli aiuti”. Si può solo aggiungere che per un settore che concentra nel periodo Natalizio il picco delle vendite, queste chiusure pregiudicano nei fatti gli incassi complessivi di dodici mesi.

Collezionisti, esperti e realizzatori amatoriali della antica arte del presepe ce ne sono, in tutto il Mondo. Ma l’opzione della vendita Online sembra andare stretta ad un mercato che vive a cavallo tra l’artigianato e l’arte: “Le persone vogliono toccare, visionare, confrontare, quella dei presepi e dei pastori non è una vendita di maglioni in serie, ma il soggetto presepiale varia di pezzo un pezzo, si tratta di sculture uniche e quindi le vendite online comportano delle problematiche irrisolvibili” conclude Ferrigno.

Genny Di Virgilio, maestro presepista che espone e produce a pochi metri, rincara la dose dello sconforto: ” La situazione è drammatica. Alle spalle abbiamo sacrifici di un anno e abbiamo dovuto dimezzare la mole di lavoro a molte famiglie che collaborano con noi da anni, per via della crisi che ha abbattuto gli incassi”. La mancanza più insopportabile è quella del turismo, in assenza del quale anche l’indotto di San Gregorio Armeno soffre e soccombe: “San Gregorio Armeno è una vetrina internazionale grazie alla quale vive un indotto vasto e variegato fatto di pizzerie, negozi di souvenir, ristorazione, abbigliamento. È Assurdo che le istituzioni non ci abbiano ancora fatto capire come intendono aiutarci”, sottolinea Di Virgilio.

Ma come sarà un Natale a Napoli senza la visita al borgo dei presepi? Ferrigno risponde alla domanda rivolgendo un invito: “Il presepe per Napoli è una tradizione antichissima, e un oggetto di buon augurio e auspicio per la casa, specialmente la rappresentazione della Natività. Quindi invito tutte le famiglie alle prese con il pane e le pizze fatti in casa, a cimentarsi piuttosto nella realizzazione del presepe tradizionale”. Un modo per stare insieme, trascorrendo un momento felice che possa restituire il senso profondo di una nobile tradizione sospesa tra il sacro e il profano, tra la fede e il commercio, simbolo di una Napoli colta e popolare che ora soffre e si appresta a vivere un Natale amaro e difficile.