“O ci ascoltate o rischiate le quattro giornate”: è un ultimatum che fa appello all’atavico spirito rivoluzionario partenopeo, quello esposto da centinaia di cittadini che ieri hanno sfilato in corteo a Napoli, per celebrare un inquietante e provocatorio “funerale dell’economia campana”, con tanto di feretro, bara avvolta nel tricolore, inno funebre e annunci mortuari. La manifestazione, a partire dalle 16,30, ha percorso il lungomare per poi raggiungere palazzo Santa Lucia, diventato luogo simbolo delle proteste. Tra i partecipanti c’era un po’ di tutto: commercianti messi in ginocchio dall’ultimo dpcm, critici contro le misure adottate da Vincenzo de Luca e anche i negazionisti senza mascherina.

“In questa piazza ci sono persone per bene – ci dice Francesco Amodeo, uno degli organizzatori della protesta – Qui ci piccoli imprenditori che vengono da tutta Italia e si rendono conto che stanno per perdere la loro attività. Nessuno nega l’emergenza sanitaria, ma la soluzione non può essere un economicidio. Il corteo si è parzialmente disperso prima di giungere al palazzo della Regione Campania, vedendo ridotti i partecipanti a poco più di 100 persone. Tra di loro rappresentanze pacifiche di categorie molto diverse, ma unite dal disagio causato da provvedimenti che stanno già adesso strozzando le attività economiche, a fronte di indennizzi irrisori e di un diffondersi inarrestabile della pandemia. Ci sono i comitati anti- abbattimento, qualche rappresentante sindacale, sostenitori di terapie alternative, qualche “predicatore” della domenica. Il cuore pulsante della manifestazione sono state però le partite iva, che oltre al dissenso per le misure poste in essere per far fronte all’emergenza hanno manifestato l’intenzione concreta di non effettuare i pagamenti cadenti a novembre.

Non sono mancati gli attacchi ai giornalisti, colpevoli, a dire di uno sparuto gruppo di contestatori, di documentare in maniera faziosa e asservita le proteste trascurandone le motivazioni profonde. I sentimenti prevalenti che si percepiscono a Napoli, nell’ennesima serata di manifestazioni di quella che si preannuncia una stagione di protesta permanente, oscillano tra la rabbia e la disperazione, e la messa in scena del funerale non fa che accentuare, con lucida ironia, l’esternazione di un disagio che è arrivato già adesso, prima dell’imminente lockdown, ai limiti di sopportazione.