Leggo che sul web sono già sold-out, introvabili, i collant “smagliati” messi in vendita da Gucci a “soli” 149 euro. Escluderei, tuttavia, che l’assalto alla maison fiorentina nel corso dei disordini ai quali stiamo assistendo con crescente preoccupazione in queste ore, sia dovuto alla necessità di accaparrarsi il prezioso indumento per le vie illegali. Mi convince ancora meno o, meglio, non mi sembra esaustiva, la lettura che alcuni quotidiani e intellettuali fanno ancora stamattina di una protesta fomentata dalla malavita organizzata o dalle frange più estreme del tifo calcistico o politico.

Certo, da questi ambienti possono arrivare, oltre ad una certa “esperienza” nella gestione degli scontri di piazza come si è visto a Roma ieri sera, manovalanza e infiltrazioni; ma ridurre un fenomeno che mi auguro non cresca a mera strumentalizzazione del disagio sociale causato dalla crisi economica prodotta dalla pandemia rappresenta una lettura semplicistica e pericolosamente fuorviante. Mentre, almeno per ora, mi sembra sufficiente la vasta esperienza di Gabrielli e Lamorgese per fronteggiare i problemi di ordine pubblico e distinguere la manifestazione legittima del dissenso dalla guerriglia urbana, per quanto riguarda la crescente preoccupazione degli italiani per la crisi economica credo e spero che si possa fare di più e meglio. A patto di assumere, ognuno per la propria parte e competenza, le responsabilità che la gravissima contingenza impone. Silvio Berlusconi, dalle colonne de Il Giornale, tende nuovamente la mano al governo: lo fa con il consueto stile, senza chiedere nulla in cambio – non interessano, infatti, a Forza Italia, poltrone e tantomeno “assembramenti” politici più pericolosi di quelli sociali – se non un luogo e una occasione per condividere idee e proposte per accompagnare il più velocemente possibile il Paese oltre il tunnel della crisi.

Nicola Zingaretti sembra “rispondere” dalle colonne di Repubblica a questa “apertura” con la “consapevolezza” di chi ha ben presente quanto sia difficile, se non impossibile, dare risposte efficaci al mondo del lavoro e delle imprese dovendo destreggiarsi quotidianamente tra le diverse anime della maggioranza e l’erosione dei numeri in Parlamento. Ma fare dei passi avanti sulla difficile strada della “consapevolezza” implica soprattutto un salto di qualità anche da parte dell’opposizione: chiedere quattro miliardi quando il governo ne stanzia due (come avvenne a febbraio agli albori della pandemia) o dire che ne servirebbero venti quando da Palazzo Chigi se ne annunciano dieci (come in queste ore) non è esattamente un modo composto di sedersi a un ipotetico tavolo. Come sosteneva Dostoevskij “l’esser troppo consapevole è una malattia, una autentica, assoluta malattia”: ma se non accettiamo il rischio di “ammalarci” non riusciremo mai a conquistare la fiducia della maggioranza degli italiani.