“L’unica cosa possibile è procurare uno stress a questa impennata del virus: blocchiamo tutto!Stoppiamo tra il 15 e il 20 novembre. Quidici giorni di sacrifici potrebbero farci salvare il periodo di Natale, ricordando che per il settore del commercio, soprattutto per il no food, ma anche per il food, in alcuni casi rappresenta il 50 % del fatturato”. A parlare è Enzo Perrotta, portavoce della FdC, Federazione del Commercio, Artigiani, Imprese e Professionisti della Campania, un movimento spontaneo nato come gruppo di informazione e poi cresciuto sempre più tramite le reti social, e diffuso soprattutto tra Napoli, Salerno e Caserta.

Lontani da ogni strumentalizzazione politica, negli ultimi giorni hanno però deciso di intervenire pubblicamente, chiedendo con urgenza il lockdown in una lettera indirizzata al Presidente Vincenzo De Luca, cui la Federazione ha rivolto un appello per sollecitare, in sede nazionale, l’urgente confronto tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, le parti sociali, gli enti e le istituzioni. Una richiesta articolata in 12 punti, in cui spicca l’urgente predisposizione di misure di prevenzione e di rafforzamento del sistema sanitario regionale e nazionale e la disponibilità a interrompere le attività per non gravare sul sistema sanitario in difficoltà. Al contempo la Federazione chiede però tutele per i dipendenti, cassa integrazione, differimento delle imposizioni fiscali, credito di imposta sulle locazioni e altre garanzie. “ Piuttosto che scendere in piazza abbiamo preferito scrivere al Governatore per sollecitare il governo all’attuazione urgente di un piano-socioeconomico. Ciò che poi De Luca ha fatto in realtà è farina del nostro sacco, ci sono tutte le richieste presenti nella nostra lettera”, sottolinea Perrotta.

Ritardare l’inevitabile chiusura significa farla scattare proprio in periodo pre-natalizio, sostiene la Fereazione, dando il colpo di grazia alle attività proprio nel momento di maggior domanda. Abbiamo inoltre chiesto ad alcuni esercenti e ristoratori di Napoli cosa pensassero di questo appello per un’anticipazione del Lockdown e se gli aiuti economici ad oggi stanziati fossero sufficienti. Dal campione degli intervistati, emergono posizioni eterogenee e contrastanti, tra chi sottoscrive pienamente l’appello e chi invece sostiene l’esigenza di continuare a lavorare “il più possibile, finché sarà possibile”. “Un lockdown immediato ci permetterebbe di correggere il range di contagi”, ci dice il gestore di una birreria, “e di ripartire con maggiore serenità nel momento migliore, a Natale”. Di altro avviso il gestore di una pizzeria poco distante: “ un’altra chiusura totale potrebbe ammazzare l’economia campana definitivamente. Dopo la bastonata del primo lockdown, questa volta non ce la faremo”.“Oggi abbiamo incassato 30 euro con 15 dipendenti!”, sottolinea un ristoratore disperato: “chiudere, riaprire, richiudere,basta!Sono assolutamente contrario ad un lockdown che scarica solo sugli imprenditori delle responsabilità che sono politiche”.Sul fronte dei rimborsi, è lo stesso ristoratore a darci un quadro che rende l’idea di una situazione davvero critica:“Consideri che noi per aprire questo locale spendiamo 1100 euro al giorno, e abbiamo avuto come aiuti 2000 euro. Si faccia due conti: ci hanno aiutato sicuramente, ma per due giorni!”.