Per Luca Beccari, Segretario di Stato per gli Affari esteri, la Cooperazione economica internazionale e le Telecomunicazioni della Repubblica di San Marino, l’intesa chiude una lunga fase di riallineamento agli standard internazionali e apre nuove prospettive per l’economia sammarinese. «È una tappa che segna definitivamente l’apertura di un nuovo ciclo».

Qual è il valore politico dell’accordo di associazione con l’Unione europea?
«Il valore politico è composto da più elementi. L’obiettivo principale era garantire una maggiore integrazione dell’economia sammarinese nel mercato unico. San Marino è interamente circondato dal territorio dell’Unione europea e il suo sviluppo non può prescindere da una piena interazione con l’Europa. L’accordo permette a imprese e cittadini sammarinesi di essere equiparati a imprese e cittadini europei, pur senza diventare uno Stato membro, eliminando le barriere agli scambi economici e sociali».

L’intesa conclude anche un percorso di trasformazione dell’economia sammarinese?
«Sì. Prima della crisi del 2008-2009 San Marino era ancora considerato, come altri piccoli Stati, un Paese offshore e non pienamente allineato alle regole internazionali. Abbiamo investito molto per rendere la nostra economia conforme agli standard, cooperativa e integrata. Mancava però la possibilità di beneficiare di una più ampia integrazione economica. L’accordo completa questa trasformazione».

Quali settori beneficeranno maggiormente dell’accesso al mercato unico?
«San Marino ha un’economia molto diversificata e non c’è un settore che non possa trarre vantaggio dall’accordo. L’industria manifatturiera resta il comparto principale, ma i benefici riguarderanno anche commercio, servizi, agricoltura e nuove tecnologie. Oggi un’impresa sammarinese di servizi può incontrare limiti nella partecipazione agli appalti europei o nazionali, mentre in settori come telecomunicazioni, trasporti e produzione restano restrizioni legate alla condizione di Paese extra-Ue. L’associazione consentirà di operare in un quadro di regole comuni e offrirà anche agli investitori e ai cittadini europei presenti a San Marino le stesse garanzie riconosciute nell’Unione».

Per i servizi finanziari è previsto un accesso progressivo. Come funzionerà?
«Il comparto sarà integrato gradualmente attraverso quattro grandi aree: servizi bancari tradizionali, titoli, assicurazioni e fondi. Potranno procedere insieme oppure separatamente, in base ai tempi necessari per recepire e applicare la normativa europea. Il termine massimo previsto è di quindici anni. Non si tratta soltanto di raggiungere la conformità normativa, ma anche di predisporre strumenti di vigilanza capaci di dialogare con le autorità europee. È la parte più impegnativa dell’accordo, ma San Marino non parte da zero: dal 2012, in virtù della convenzione monetaria sull’euro, recepisce già norme sui sistemi di pagamento e parte dell’acquis finanziario, comprese disposizioni come la MiFID».

L’adozione delle regole europee può limitare l’autonomia della Repubblica?
«La differenza rispetto all’adesione è proprio questa. L’associazione è un trattato internazionale che disciplina diritti e regole di partecipazione al mercato unico, ma non produce modifiche istituzionali. San Marino manterrà le proprie peculiarità, assumendo l’impegno di allineare il sistema normativo. L’accordo prevede inoltre adattamenti limitati, legati alle dimensioni e alle caratteristiche del Paese. La libera circolazione delle persone, ad esempio, sarà garantita entro soglie sostenibili per una realtà di circa 35 mila residenti».

Che impatto avrà l’accordo sul rapporto con l’Italia?
«L’intesa rafforza un rapporto già caratterizzato da un altissimo livello di integrazione economica. Tra San Marino e Italia esistono da decenni forme di libera circolazione e prestazione dei servizi, ma l’evoluzione dell’Unione europea ha progressivamente limitato la possibilità di regolare molte materie soltanto sul piano bilaterale. L’accordo offrirà quindi nuovi strumenti per consolidare ulteriormente il rapporto con l’Italia, che resta il nostro principale partner commerciale».

Quali sono i prossimi passaggi e quando si vedranno i primi effetti?
«Dopo l’approvazione europea, il prossimo passaggio sarà la firma materiale dell’accordo. Seguiranno le ratifiche, perché l’intesa è considerata un accordo misto e dovrà essere approvata dai Parlamenti dei Paesi membri. È però prevista un’applicazione provvisoria: dopo la ratifica di San Marino e il passaggio al Parlamento europeo, l’accordo potrà iniziare a produrre effetti già dal 2027. Per completare tutte le ratifiche dei Ventisette potrebbero essere necessari uno o due anni».