La procura di Trento ha acquisito i tabulati del telefonino di Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 31 anni di cui non si sa più nulla dal 4 marzo scorso subito dopo il trasferimento dall’ospedale di Trento a quello di Cles, da cui si era dimessa. Una delle ultime telefonate prima della scomparsa, Sara l’avrebbe ricevuta dal fidanzato, Gugliemo. “L’ho chiamata anche quella sera, come sempre – racconta il ragazzo, commerciante a Cosenza – Facevamo sempre così, dopo il lavoro. Sara mi disse che aveva deciso di lasciare l’ospedale, insomma che si era dimessa e si era tolta un peso. Ci siamo scambiati ancora un paio di messaggini, poi il silenzio”.

Mentre i carabinieri e i vigili del fuoco continuano senza esito le ricerche nel lago di Santa Giustina, la sorella della dottoressa scomparsa prosegue la sua battaglia per la verità. Emanuela Pedri è infatti convinta che “Sara sia stata vittima di burn out dovuta alle condizioni professionali interne al Santa Chiara di Trento”. Una presa di posizione forte, sostenuta da una corposa memoria contenente testimonianze spontanee di ex colleghi di Sara che l’avvocato della famiglia, Nicodemo Gentile, ha depositato in procura e ora al vaglio della pm Licia Scagliarini.

Intanto anche l’azienda sanitaria provinciale ha istituito una commissione d’inchiesta interna che “entro le prossime due settimane, terrà un’audizione di tutto il personale dell’unità operativa di ostetricia e ginecologia del Santa Chiara – fa sapere l’azienda sanitaria -. Il direttore dell’unità operativa di ginecologia ha concordato di utilizzare un periodo di ferie arretrate e non godute per agevolare il lavoro della commissione che, si assicura, procederà con speditezza e massima trasparenza”.

Il caso è ora al centro anche del dibattito politico. Critico il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia, Claudio Cia. “Oggi, purtroppo, tutto il personale che negli anni ha subito vessazioni e umiliazioni ha paura, non riesce a fidarsi di chi per anni ha ignorato gli appelli e le richieste di aiuto – dice a LaPresse Cia – L’auspicio è che i colleghi della dottoressa Sara Pedri e chiunque sappia qualcosa non si facciano intimorire e si rivolgano alla procura. La magistratura saprà raccogliere le testimonianze su ciò che realmente è accaduto e accade all’interno di quell’unità operativa e metterà in campo tutte le azioni necessarie per tutelarli da possibili ritorsioni sul luogo di lavoro”.

Relativamente all’istituzione della commissione, Cia sostiene che “Non si capisce come questa iniziativa, pur se lodevole negli intenti, dovrebbe far emergere delle novità. Per quanto riguarda le problematiche lamentate dalla ginecologa romagnola e da molti altri lavoratori del reparto di ostetricia e di ginecologia, i fatti sono noti da tempo. L’impressione è che fino ad oggi si sia voluto far finta di niente. Pare sia mancato il coraggio e la volontà di prendere il toro per le corna ai primi segnali di quanto sarebbe poi accaduto perché è stata preferita la via dell’autoreferenzialità”. (Fonte:LaPresse)

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.