La ripartenza della scuola, con la didattica in presenza dal 7 gennaio, è la grande sconfitta del premier e, soprattutto, della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Nonostante l’impennata della seconda ondata, nonostante i casi registrati negli istituti scolastici e nonostante i rischi di circolazione del virus soprattutto tra bambini e adolescenti, che rischiano così di infettare genitori e parenti in età più avanzata, la numero uno della scuola si è battuta con veemenza per l’immediata riapertura.

Inevitabile lo scontro con i governatori regionali e con i tecnici del ministero della Salute. Ne è venuto fuori uno spettacolo indecente con la Azzolina che più volte ha pressato il premier Conte per la riapertura tra novembre e dicembre. Un valzer di date, l’ultima addirittura prevedeva la ripartenza a metà dicembre, pochi giorni prima delle festività natalizie, che ha finito solo per esasperare gli animi. Poi la resa: troppi pericoli, la scuola riparte a gennaio.

“Quello che preoccupa – ha ammesso il premier – è ciò che ruota attorno alla scuola. Soprattutto dobbiamo pensare a quando i ragazzi escono da scuola e stanno insieme, questa è occasione di contagio”.

I TAVOLI IN PREFETTURA – Dal 7 gennaio anche quelli degli istituti superiori e dei licei torneranno sui banchi, al 75% in presenza. “Presso ciascuna Prefettura-UTG e nell’ambito della Conferenza provinciale permanente” è “istituito un tavolo di coordinamento, presieduto dal Prefetto, per la definizione del più idoneo raccordo tra gli orari di inizio e termine delle attività didattiche e gli orari dei servizi di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, in funzione della disponibilità di mezzi di trasporto a tal fine utilizzabili, volto ad agevolare la frequenza scolastica anche in considerazione del carico derivante dal rientro in classe di tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado”, di legge nel testo.

Ai tavoli partecipano “il Presidente della Provincia o il Sindaco della Città metropolitana, gli altri sindaci eventualmente interessati, i dirigenti degli ambiti territoriali del Ministero dell’istruzione, i rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, nonché delle aziende di trasporto pubblico locale. All’esito dei lavori del tavolo, il Prefetto redige un documento operativo sulla base del quale le amministrazioni coinvolte nel coordinamento adottano tutte le misure di rispettiva competenza. Nel caso in cui tali misure non siano assunte nel termine indicato nel suddetto documento, il Prefetto” ne “dà comunicazione al Presidente della Regione, che adotta” una “o più ordinanze, con efficacia limitata al pertinente ambito provinciale, volte a garantire l’applicazione, per i settori della Scuola e dei trasporti pubblici locali, urbani ed extraurbani, delle misure organizzative strettamente necessarie al raggiungimento degli obiettivi e delle finalità di cui alla presente lettera”, ovvero a garantire il ritorno degli studenti nelle aule scolastiche.

IPOTESI DOPPI TURNI – Una delle ipotesi è quella di considerare i doppi turni, mattina e pomeriggio, per evitare assembramenti negli istituti scolastici e nei mezzi di trasporto pubblico. Lo stesso premier Conte ha confermato questa eventualità nel corso della conferenza stampa sul Dpcm di dicembre. “La linea è quella della massima flessibilità. Non vogliamo escludere nessuna opzione di flessibilità” ha sottolineato il presidente del Consiglio. “Se ci saranno scuole che si renderanno disponibili a turni pomeridiani ben vengano. Non possiamo da Roma governare la situazione della differenziazione degli orari di ingresso delle scuole e i trasporti. Siamo disponibili a un supporto ma alcune scelte chiedono modulazioni territoriali”.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.