“Se sei un medico non puoi fare smart working”, ha detto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi a Repubblica. Il problema della didattica a distanza riguarda infatti soprattutto i figli di medici, infermieri e farmacisti. Categorie particolarmente impegnate durante la pandemia e che non sempre riescono a conciliare il loro lavoro, incrementato in questi tempi, con la cura dei figli obbligati a seguire le lezioni da casa. Al Ministero dell’Istruzione non è sfuggita la problematica che colpisce tantissimi genitori e ha chiesto ai presidi maggiore attenzione a questa categoria. E attraverso il questionario ha chiesto ai presidi di contare quanti sono i figli di sanitari all’interno dell’ istituto e a quanti è garantita la didattica in presenza.

Secondo Repubblica nel Decreto del presidente del Consiglio dello scorso 3 novembre, nella sua nota attuativa, i figli di medici e infermieri, e anche dei farmacisti, devono poter assistere alle lezioni in presenza anche all’interno delle scuole chiuse. In gruppi limitati. E per questo motivo una nota del Ministero dell’Istruzione chiederebbe ai presidi maggiore sensibilità perchè “Ai loro figli deve essere garantito il diritto allo studio”. Per il momento l’istruzione in presenza è garantita agli studenti portatori di handicap, quelli con bisogni educativi speciali e per le attività laboratoriali. Quello che il Ministro avrebbe chiesto è che anche i figli dei sanitari possano avere accesso alle lezioni in classe.

Già in Alto Adige un’ordinanza in vigore da sabato 14 novembre ha stabilito che dal 16 al 22 novembre sarà sospesa l’attività didattica in presenza nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di I grado (nelle scuole superiori la didattica a distanza è già stata attivata). Le lezioni in presenza saranno garantite nelle scuole primarie e dell’infanzia per i figli di alcuni lavoratori che non hanno la possibilità di lavorare da remoto. Si tratta di impiegati nel settore medico, infermieristico o dei servizi sociali, nell’ambito del commercio di generi alimentari o di beni di prima necessità, nelle forze dell’ordine, nelle organizzazioni di soccorso o nel settore della Protezione civile, in farmacie o parafarmacie, nel settore del trasporto pubblico locale, nel settore postale, oltre al personale pedagogico, insegnante, di assistenza all’infanzia o collaboratore all’integrazione, che presti servizio in presenza.

In questo caso, i genitori o coloro che esercitano la potestà dei figli devono compilare un’autocertificazione per l’ammissione alle lezioni o per il sostegno pedagogico in presenza e presentarla alle scuole e agli asili. “Nelle zone rosse, in Campania, in Puglia, la Didattica a distanza è richiesta a ragazzini di undici, dodici anni, il provvedimento vuole assicurarsi che strati di popolazione particolari abbiano garantito il diritto allo studio universale”, ha detto Giannelli a Repubblica.