Il Pm ha chiesto la condanna a sei mesi di prigione per Sabina Guzzanti, per l’ex deputato Pd Marco Miccoli e per un’altra decine di persone, tra i quali i leader dei centri sociali romani, Andrea Alzetta (lo chiamano Tarzan), Nunzio D’Erme, Franco Raparelli, perché sono stati riconosciuti tra i responsabili della lunga occupazione del cinema Palazzo, nel cuore del quartiere “rosso” di San Lorenzo, trasformato in un centro culturale che ha funzionato per più di 10 anni e un mese fa è stato sgomberato dalla polizia. Per Guzzanti e gli altri, in sostanza, viene chiesta la condanna al carcere per ragioni politiche.

La notte di capodanno la polizia ha bussato alla porta di una giovane signora torinese e le ha messo le manette ai polsi. Si tratta di Fabiola de Costanzo, che ha festeggiato in cella la fine del 2020. Resterà lì fino al Capodanno 2023. Fabiola è una dirigente del movimento no-tav, ed è stata condannata a due anni di prigione per aver partecipato, nove anni fa, a una manifestazione sull’autostrada Torino-Bardonecchia. Un centinaio di no-tav aprirono per circa mezz’ora le barriere al casello di Avigliana, e lasciarono che gli automobilisti passassero senza pagare il transito. Non ci furono violenze, non ci furono danneggiamenti. Una forma classica di disobbedienza civile. Molti di loro furono identificati, processati e condannati. Nicoletta Dosio, 75 anni, fu condannata ad un anno di carcere senza condizionale. Perché senza condizionale? Perché sovversiva. Nicoletta ora è libera, dopo avere scontato, giorno dopo giorno, i suoi 365 giorni di prigione.

Dana Lauriola
invece è una giovane signora, ha 38 anni, abita a Bussoleno, e la sono andata a prendere alla fine di settembre, anche lei a casa. Sempre per quella manifestazione sull’autostrada. A Dana le cose sono andate peggio: un anno per l’autostrada e un anno per un’altra manifestazione nonviolenta che si svolse l’anno successivo. Due anni pieni, anche questi senza condizionale. Lei ha chiesto di poter scontare in altro modo la pena, con le misure alternative al carcere che di solito sono riconosciute a tutti i detenuti con piccole pene. Il tribunale di sorveglianza ha detto di no, perchè “non è pentita del suo attivismo no tav”. Già. Nel 2020,dico nel 2020: non durante il fascismo.

E ora tocca a Fabiola di Costanzo che addirittura deve scontare una condanna a più di tre anni, anche lei perché si sono sommati processi diversi. Diversi, ma tutti per presunti reati politici.

Quanto tempo era che in Italia non si arrivava a condannare e imprigionare per reati politici nonviolenti, o anche per semplice disobbedienza civile, come sicuramente è stata la protesta sull’autostrada al casello di Avigliana? Non so, a me viene in mente il processo a Danilo Dolci, che però fu condannato a soli 50 giorni di prigione. Eravamo negli anni 50, anni duri, anni di repressione. Però la coscienza civile era molto più alta, rispetto a oggi. Ricopio qui un breve elenco degli intellettuali che si schierarono a difesa di Danilo Dolci: Vittorini, La Pira, Piovene, Guttuso, Zevi, Bertrand Russell, Moravia, Bobbio, Zavattini, Ignazio Silone, Sellerio, Capitini, Paolo Sylos Labini, Eric Fromm, Sartre, Jean Piaget.
Che dite?
E per Dana, per Fabiola? Silenzio, silenzio, silenzio.
P.S. Non c’è bisogno di essere favorevoli alla Tav per indignarsi contro la repressione e lo strapotere dei magistrati.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.