L’Italia ‘gialla’, per la netta prevalenza di zona di questo colore nell’indicazione del Governo del rischio sanitario per le varie regioni, già questa sera potrebbe essere solo un ricordo. Il verdetto atteso domenica pomeriggio è slittato ad oggi, quando arriveranno i risultati del report stilato dall’Istituto superiore di sanità sul tavolo del ministro della Salute Roberto Speranza.

LE REGIONI A RISCHIO – Le indiscrezioni che circolano da ore sono chiare: sono almeno sei le aree a maggior rischio e che potrebbero subire misure più severe rispetto a quelle ‘standard’ previste dalla zona gialla: si tratta di Liguria, Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Campania. Quest’ultima è un vero e proprio caso sanitario e politico, rischiando di passare in un colpo solo da gialla a rossa.

Focus particolare da parte dell’ISS è sulla Toscana, dove preoccupano i dati che arrivano dalle Rsa, in cui quasi un anziano su dieci risulta positivo. Sono infatti 1.103 i contagiati sui circa 12.500 pazienti delle oltre 300 strutture regionali, mentre tra gli operatori si registrano circa cento casi. Anche per questo la Regione sta predisponendo un apposito piano per separare i contagiati dai negativi.

L’ALTO ADIGE IN ZONA ROSSA – Chi non ha aspettato il parere di ISS e ministro Speranza è l’Alto Adige, che dalla mezzanotte è diventato zona rossa. “L’andamento epidemiologico con i numeri in costante crescita e il sempre maggior numero di comuni dichiarati zona rossa lo impongono. È inutile ormai applicare due provvedimenti diversi”, ha detto all’Ansa il governatore Arno Kompatscher, che nelle prossime ore firmerà l’ordinanza che trasformerà la regione da gialla a rossa. Spostamenti tra i comuni saranno concessi solo per motivi di lavoro, salute, studio e urgenze inderogabili.

LE INCHIESTE – Ma al caos sanitario si aggiunge quello politico, con i ritardi delle Regioni nella comunicazione dei propri dati, spesso inviati incompleti. Per questo il rischio è quello di vedere dietro l’angolo nuove inchieste giudiziarie, dopo quella già avviata in Liguria dai pm che stanno “verificando se i dati inviati corrispondono alla realtà”.

PER MEDICI E RICCIARDI SERVE LOCKDOWN NAZIONALE – Chi ha le idee chiare su zone e misure restrittive è il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi, che auspica in una intervista a La Stampa “veri lockdown cittadini e spetta ai governatori proclamarli”. Il consulente del ministro Speranza spiega: “Vedo troppa gente ancora in giro per le strade. Nelle grandi città, penso soprattutto a Milano, Genova, Torino e Napoli serve agire con decisione e farlo presto”. La suddivisione dell’Italia in zone di rischio, dice, “è l’ultimo tentativo prima di essere costretti a calare la carta del lockdown nazionale che nessuno vorrebbe dover giocare. E per non sprecare questa opportunità è bene che le Regioni collaborino, soprattutto perché la situazione negli ospedali è un disastro”.

Preoccupato dalla pressione sugli ospedali il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha chiesto il “lockdown totale, in tutto il Paese”. “Considerando i dati di questa settimana come andamento-tipo e se li proiettiamo senza prevedere ulteriori incrementi, la situazione fra un mese sarà drammatica e quindi bisogna ricorrere subito ad una chiusura totale. O blocchiamo il virus o sarà lui a bloccarci perchè i segnali ci dicono che il sistema non tiene ed anche le regioni ora gialle presto si troveranno nelle stesse condizioni delle aree più colpite – ha detto all’ANSA il presidente della Federazione degli Ordini dei medici – Con la media attuale, in un mese arriveremmo ad ulteriori 10mila decessi”. Ancora una volta, un dato positivo arriva dai nuovi guariti, 6.183, in crescita rispetto ai 5.966 di sabato. Il totale dei dimessi/guariti in Italia dall’inizio della pandemia è ora di 335.074. La situazione resta difficile, e il numero che più di tutti lo fa capire è quello degli attualmente positivi, che sono 558.636 nel nostro Paese.