L’ultimo Dpcm è in vigore da due giorni ma i numeri del contagio degli ultimi giorni preoccupano e potrebbero portare presto a nuove strette soprattutto in quelle regioni che sono “sorvegliate speciali”. Liguria, Veneto, Umbria, Campania, Toscana ed Emilia-Romagna e la provincia autonoma di Bolzano, secondo quanto riportato da Repubblica, sono particolarmente attenzionate. Anche se in un primo momento sono state inserite nelle “zone gialle”, in via precauzionale e in attesa di analizzare meglio i dati per definire i livelli di rischio. Si attende la cabina di regia sul Covid, ma sarà il Cts a decidere sulla base di “criteri scientifici oggettivi”, che però neanche i tecnici delle Regioni conoscono.

Ma i 21 criteri stabiliti dalle autorità disegnano già un quadro precario, in alcuni casi sbilanciati verso il “rischio alto”. E si ipotizza che già l’ 8 novembre il ministro per la salute Roberto Speranza possa cambiare idea e aggiungere altre regioni all’elenco di quelle in zona arancione, in cui, per il momento, ci sono solo Sicilia e Puglia. Campania, Veneto e Toscana rischiano di abbandonare presto la zona gialla e l’Alto Adige in anticipo diventa già ‘zona rossa’. Per avere percezione di quanto sta accadendo basta guardare ai numeri della pressione dei ricoveri negli ospedali. Il report dell’Istituto Superiore di Sanità è in arrivo nelle prossime ore, con il termometro dei dati che potrebbe allargare la stretta anti-contagio nel Paese.

L’ANTICIPAZIONE – Abruzzo e 4 altre regioni in zona arancione: le parole del governatore Marsilio

LA LIGURIA – In Liguria i posti letto occupati in terapia intensiva e reparti internistici sono passati rispettivamente dal 17% al 42% e dal 30% al 66%. Dopo l’inserimento in fascia gialla, la Procura di Genova ha fatto sapere che sta “verificando se i dati inviati corrispondono alla realtà”. Il solo sospetto fa indignare il presidente Giovanni Toti: “È grottesco che qualcuno da Roma, per ripararsi dalle proprie responsabilità, metta in dubbio i nostri dati”. Intanto il ministro Francesco Boccia avverte: “Chi esce dal perimetro delle ordinanze, allargando le maglie, avrà l’impugnazione degli atti in tempo reale”. E il governatore Toti si sfila dalla possibile lista dei peggiori, spiegando: “i nuovi dati confermano quelli per zona gialla”.

LE ALTRE REGIONI – L’Umbria registra rispettivamente il 48 e il 49%, mentre la Toscana avrebbe visto un incremento dell’indice Rt negli ultimi giorni. E già si lavora ad un piano per far fronte all’aumento di positivi nelle Rsa, nodo da risolvere per eliminare uno degli elementi di rischio. Quasi un anziano su dieci nelle Rsa risulta positivo. Su circa 12.500 pazienti delle oltre 300 strutture 1.103 risultano contagiati, con vari livelli di sintomaticità e di gravità, mentre tra gli operatori si registrano circa 100 casi, per questo la Regione sta predisponendo un apposito piano per separare i contagiati dai negativi. In Emilia-Romagna, che avendo quattro province con un Rt sopra l’1,5 – e le altre appena sotto – si è già affacciata sullo scenario 4. In tutta Italia l’occupazione media delle terapie intensive è arrivata alla soglia di allerta del 30% e quella dei reparti di medicina ha già superato il limite di 5 punti, toccando il 45%.

LA CAMPANIA – Preoccupa anche la situazione della Campania. “Rischiamo di entrare in zona rossa tra una settimana se non manteniamo atteggiamenti responsabili, non ci vuole niente”. Così il governatore della Campania Vincenzo De Luca nel corso della consueta diretta Facebook del venerdì sull’emergenza coronavirus. “Chi non è stato collocato in zona rossa paradossalmente corre il rischio di chiudere tutto nel periodo di Natale e Capodanno. Per questo dobbiamo essere ancora più attenti altrimenti rischiamo di chiudere tra un mese”.  La situazione della Campania è dunque complessa. Ha stupito in tanti infatti la decisione di collocarla in zona gialla da subito. Il perché lo spiegano dalla Regione: “Napoli e Caserta hanno un indice Rt molto elevato, le altre tre province basso, e dunque la media regionale sta sotto l’1,5”.

Secondo Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute, “per Napoli ci vorrebbe il lockdown”. Ma il ministro Roberto Speranza ha precisato: “ll Dpcm prevede che il ministro possa intervenire su una Regione, non su una Provincia. Sull’area metropolitana può intervenire il presidente De Luca, come ha fatto Zingaretti a Latina”. Peccato che De Luca sostenga il contrario, e chiede a gran voce al Governo misure più restrittive e omogenee per tutta la nazione. Tuttavia le immagini circolate ieri del sovraffollamento in città, soprattutto di giovani, per le vie del centro e sul lungomare fanno temere il peggio: migliaia di cittadini non hanno rinunciato a uscire nella bella giornata di sole di novembre e hanno invaso piazze, strade, ristoranti e bar, molti di loro senza mascherina e ignorando il distanziamento sociale. La preoccupazione è stata espressa anche da Italo Giulivo, coordinatore dell’Unità di Crisi della Regione Campania. “La Campania è zona gialla perché il governo ha interpretato la situazione al 25 ottobre che era migliore perché avevano assunto misure più cautelative rispetto al resto del Paese – ha detto all’Ansa – Il governo guarda il colore nello specchietto retrovisore e questo vuol dire che abbiamo lavorato bene sulla prevenzione. Io penso che con l’analisi dei nuovi dati, prevista nei prossimi giorni, potremmo diventare zona arancione e ciò confermerebbe le nostre preoccupazioni. Sarei perplesso se dovessimo rimanere zona gialla”. A puntare il dito è anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris: “proclamare la Campania zona rossa è una decisione purtroppo inevitabile, anzi è una decisione tardiva”.

LA SICILIA – Altro sindaco a puntare il dito è quello di Palermo, Leoluca Orlando, “si va verso una strage annunciata”, ma il commissario per l’emergenza Covid nella città, Renato Costa, assicura: “la situazione dei posti letto a Palermo è impegnativa, ma la affrontiamo in modo adeguato”.

ZONE ROSSE – Per quanto riguarda le zone già rosse, invece, non dovrebbero esserci novità, almeno per il momento: al livello più alto restano solo Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria. A queste si aggiunge l’Alto Adige.

LA PROPOSTA DI ITALIA VIVA – Intanto la proposta di Matteo Renzi di inserire una “clausola di supremazia” dello Stato avrebbe autorevoli consensi, a sentire lo stesso leader di Italia viva: “L’altro giorno a Palazzo Chigi, mi sembrava di sognare. Il premier e il rappresentante M5s dicevano che è il momento di inserire la clausola di supremazia con le Regioni”.

COSA SUCCEDE SE UNA REGIONE PASSA DI ZONA – Secondo gli uffici del ministero della Salute, e stando a quando scritto nel Dpcm, il passaggio da una zona di minor rischio (esempio fascia gialla) a uno di maggiore (esempio arancione) scatta subito. In caso contrario (passaggio ad esempio da zona arancione a gialla), occorre aspettare la scadenza dei 15 giorni dell’ordinanza-Speranza. Se invece all’interno di una stessa regione un territorio ha dati epidemiologici più o meno gravi un passaggio da una fascia all’altra è prevista se, dati alla mano, il presidente della regione trova un accordo in tal senso con il ministro della Salute.

IL VERDETTO TARDA AD ARRIVARE – Il “verdetto”, con il consueto rapporto settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, slitta rispetto ai tempi annunciati. Nella fase di validazione dei dati da parte delle stesse regioni, per la quale è prevista una tempistica massima di 24 ore, alcune hanno chiesto più tempo e l’incontro della Cabina di regia ci sarà soltanto nelle prossime ore. L’Esecutivo, che vuole evitare problemi, sembra aver concesso la richiesta di proroga per dare modo ai territori di far arrivare tutti i dati necessari, per poi decidere le nuove misure. “C’è un rapporto serio tra le Istituzioni e sarebbe un reato grave dare dei dati falsi”, chiarisce il ministro della Salute, Roberto Speranza, che torna sull’argomento delle restrizioni: “Il Dpcm che abbiamo approvato da cui derivano le ordinanze che io firmo è stato condiviso da tutto il Governo” e “non penso che sia un lavoro sporco firmare un’ordinanza che impone delle restrizioni, credo che sia un lavoro nobilissimo”. E infatti qualcuno ha giocato d’anticipo come l’Alto Adige che ha già proclamato zona rossa all’8 novembre a mezzanotte.

CONTE CONTRO LE REGIONI “RIBELLI” – Rifiutare la suddivisione dell’Italia in tre fasce “significa portare il Paese a sbattere contro un nuovo lockdown generalizzato”. Così il premier Giuseppe Conte alza la voce con le Regioni e, in un’intervista al Corriere della Sera, commenta così i malumori di alcuni governatori: “Chi ci accusa di agire sulla base di discriminazioni politiche è in malafede. Non c’è nessuna volontà di penalizzare alcune aree a discapito di altre”. “Sono sei mesi che l’Istituto superiore di sanità sta sperimentando, insieme alle Regioni, questo meccanismo di monitoraggio – aggiunge il premier – Nessuno lo ha mai messo in discussione, prima di adesso. Le Regioni lo alimentano con i dati inviati periodicamente e ne certificano i risultati attraverso i loro rappresentanti che fanno parte della cabina di regia”.

Il premier, poi, rifiuta la tesi secondo cui la mappa dell’Italia spaccata in tre rappresenterebbe una sconfitta: “Unità significa solidarietà, non omogeneità. Non sono giornate felici per le aree rosse. I cittadini sono costretti a un nuovo regime molto penalizzante perché sono misure che limitano la circolazione e rischiano di deprimere tanti ristoratori, esercenti e operatori economici. Ma anche le aree arancioni e gialle sono sottoposte a misure restrittive, pur differentemente graduate. Non facciamo tutto questo a cuor leggero. Solo così possiamo contrastare il Covid e vincere questa battaglia. Speriamo il più presto possibile”.