Come conseguenza della storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti di abolire il diritto costituzionale all’aborto, che da oggi verrà deciso dai singoli Stati americani, “c’è il rischio di morte per aborti clandestini“. La decisione (6 contro 3) dei giudici statunitensi scatena indignazione e timori in Italia, con i Radicali che riaccendono i riflettori su alcune mancanze che riguardano il rispetto della legge 194 in Italia (che riguarda appunto il diritto all’interruzione di gravidanza) e i rischi di un’inversione di tendenza anche nel nostro Paese.

Per Emma Bonino di Più Europa si tratta di una “sentenza politica” con “le associazioni sia antiabortiste che abortiste in agitazione da mesi. La sentenza della Corte Suprema dopo 50 anni cancella il diritto di aborto negli Usa a livello federale, perdendo così il livello di costituzionalità. Ora saranno i singoli Stati, un po’ come avviene in Europa, basti pensare a Polonia e Ungheria – osserva Bonino -, oltre ai rigurgiti antiabortisti anche nel nostro Paese, a disciplinare questa libertà”.

“È sicuramente un passo indietro e la mia solidarietà va alle donne americane che si ritrovano nella stessa situazione di decenni fa con una sentenza tutta intrisa di politica, visto che i giudici eletti erano stati nominati dall’amministrazione Trump”.

“Ma – ammonisce la leader di Più Europa – questa sentenza è un richiamo forte anche per noi, donne e uomini in Italia ed in Europa: sui diritti non si può mai rimanere fermi, se non si va avanti si rischia di andare indietro. Se non si conquistano maggiori spazi di libertà e responsabilità, il rischio è di perdere conquiste che sembravano immodificabili. Dobbiamo esserne tutte e tutti consapevoli, anche nelle battaglie politiche, perché non è vero che ‘sono tutti uguali’, specialmente sui diritti e delle donne in particolare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giulia Crivellini, radicale e promotrice della campagna ‘Libera di Abortire’, secondo cui quanto avvenuto dimostra che “i diritti che sembrano acquisiti possono essere sottratti alle persone da un momento all’altro. Ci sono percentuali altissime di obiettori di coscienza e numerose giunte regionali, come quelle di Marche e Abruzzo, che sfruttano le zone grigie della legge per impedire nei fatti l’accesso all’aborto”.

Gioisce invece il senatore leghista Simone Pillon secondo il quale la “famosa sentenza Roe vs. Wade” era “fondata su un caso falso, che aveva autorizzato l’aborto negli Stati Uniti. L’aborto volontario non è un diritto. Nella sentenza, approvata 6 contro 3, si legge che ‘la costituzione non fa alcun riferimento all’aborto, né il nessun diritto del genere è implicitamente protetto da alcuna previsione costituzionale, incluse quelle su cui si basano i difensori di Roe e Casey'”. Poi rincara: “Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita di ogni bambino, che deve poter vedere questo bel cielo azzurro. Lavoreremo per questo, senza metterci contro nessuno ma restando dalla parte delle mamme, dei papà e dei loro bambini”. Infine Pillon ringrazia il “presidente Trump, che non ha mai fatto mistero di voler difendere la vita nascente, nominando giudici pro life alla Corte Suprema”.

Parole che vengono in parte smentite dal leader della Lega Matteo Salvini, scettico su quanto affermato dalla Corte Suprema degli Usa: “Credo nel valore della vita, dall’inizio alla fine, ma – dice – a proposito di gravidanza l’ultima parola spetta sempre alla donna”.

 

Redazione